Forconi, disinformazioni e i soliti italiani Reviewed by Momizat on . Non una semplice protesta, ma una vera e propria rivolta civile si è scatenata la scorsa settimana in Sicilia. La disinformazione, però, può essere considerata Non una semplice protesta, ma una vera e propria rivolta civile si è scatenata la scorsa settimana in Sicilia. La disinformazione, però, può essere considerata Rating:
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Forconi, disinformazioni e i soliti italiani

Non una semplice protesta, ma una vera e propria rivolta civile si è scatenata la scorsa settimana in Sicilia. La disinformazione, però, può essere considerata la grande protagonista di questa vicenda.La grande stampa nazionale e i telegiornali non en hanno parlato. Le uniche notizie si leggevano sul web. Poi, con il passare dei giorni l’ufficialità della notizia: strade bloccate, trasporti bloccati, Sicilia bloccata. Gli autisti, gli agricoltori e il popolo protestavano contro il governo. Su facebook il Movimento dei Forconi raggiungeva in poche ore più di quarantamila mi piace. Poi la svolta: indiscrezioni, confermate da alcune foto del web, vedevano i manifestanti strettamente legati al movimento politico di Forza Nuova. “Ci sono delle infiltrazioni mafiose”, “Sono solo fascisti”, “Sono manipolati”. Le notizie si sono susseguite finché i leader del movimento non hanno rifondato una nuova pagina facebook denunciando il fatto che la pagina che conta ad oggi più di 50 000 mi piace è in mano ad esponenti di Forza Nuova. In questi giorni di confusione mediatica spuntano alcuni video imbarazzanti: alcune persone bruciano il tricolore. Non c’è più legalità in Sicilia. Mancano beni di prima necessità, la benzina è sempre più scarsa. Un intero movimento è stato strumentalizzato dai media e dal web. I “buoni” si confondono con i “cattivi”.
Ci si trova di fronte al solito casino tutto italiano.
Vedendo tutto ciò che è successo non posso che essere, per l’ennesima volta, triste di come gli italiani, soprattutto quelli che dovrebbero informare, hanno cercato di intorbidare le acque. La disinformazione e la successiva manipolazione delle menti che avviene attraverso di essa, è il maggior male del nostro Paese. “Sono eroi” ci dicono. Allora tutti quanti ad inneggiare una rivolta popolare. Si scaldano i cuori al grido “in piazza, tutti in piazza”. Buona parte degli italiani inizia a fare progetti per andare in Sicilia o a Roma per protestare insieme a questi eroi. All’improvviso però ci dicono, i soliti giornalisti, che i manifestanti “Sono tutti fascisti e mafiosi”. Indignati, gli italiani si chiedono perché lo Stato non interviene e non li arresta tutti. Ci sentiamo feriti: questa non è una rivolta, ma solo “guerriglia sociale”. La gente cambia idea senza informarsi, senza sapere cosa sta succedendo davvero. Ci si fa un’idea “per sentito dire”, perché così c’è scritto sulle pagine di facebook. Poco importa se quei siciliani sono davvero stremati da questa crisi. Poco importa se davvero stanno quasi per morire di fame. La stampa ci dice che ci sono infiltrazioni mafiose. Non possiamo non esser schifati.
Però la verità prima o poi viene fuori e si scopre che questa rivolta è apartitica e non ha altro scopo che ridare dignità ai siciliani. La protesta si trasferisce a Roma, si rimuovono i blocchi e la vita ritorna quasi come prima. Il segnale è stato forte, ma purtroppo è stato anche fortemente segnato da questi tentativi di disinformazione. Gli italiani hanno ancora dato prova del loro “sbandieramento” intellettuale: accettano il dittatore, lo depongo e lo fucilano appena si accorgono che il liberatore è un miglior partito. Il liberatore è accolto con tutti gli onori, ma poi facilmente scaricato nel primo tombino quando ci accorgiamo che questo liberatore chiede un prezzo da pagare. Siamo così noi italiani, e non cambieremo mai.
Personalmente vorrei incoraggiare tutti i Siciliani che hanno portato avanti questa protesta. Hanno cercato di prendere in mano il loro futuro. È però giusto ricordare che molte situazioni attuali non sono altro che il frutto di azioni precedenti che loro stesso hanno portato avanti e sostenuto. Loro hanno cercato, e stanno cercando, di rimediare in qualche modo. Non so se ci riusciranno. Ma almeno ci provano. E di questi tempi non è poco.

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