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Grecia in ginocchio, Atene in fiamme

Atene è in fiamme. Le foto sembrano ritrarre una città di altri tempi, sotto assedio, in piena guerra. E infatti ci troviamo quasi di fronte ad una sanguinosa guerra civile. Il popolo è in piazza a manifestare contro l’approvazione del piano austerity: gli stanno togliendo tutto, comprese la dignità e le mutande. Nel pomeriggio a piazza Syntagma, nel cuore di Atene, una folla di manifestanti con passamontagna e maschere antigas è arrivata davanti al parlamento impegnato a votare il piano di austerity. La situazione è un vero dramma per la Grecia. Il piano deve essere approvato. Il rischio è il default e l’uscita dall’euro. Al tempo stesso, però, l’approvazione farà scivolare la classe media verso la povertà e i poveri odierni si troverebbero a vivere in condizioni ancora più pietose. Si inizia a parlare di emergenza umanitaria. Più di 100 mila i manifestanti, tra cui i famigerati black block, accolti con applausi dalla gente. Banche, negozi, cinema vengono bruciati. Spuntano le molotov, la polizia in assetto anti-sommossa carica i manifestanti. Se questa non è la morte della democrazia e il fallimento dell’euro e dell’Europa, davvero ci manca pochissimo. E non si può non notare l’amara ironia che la storia riserva sempre, con un piccolo sorriso beffardo. La Grecia ha donato al mondo intero la democrazia e la cultura, Atene era il centro e il simbolo del mondo antico. Oggi Atene è il centro e il simbolo di una repressione da parte dell’Europa con conseguente morte della democrazia e della cultura. Atene brucia, Atene è in fiamme. Emblematica la foto che ritrae Manolis Glezos, l’eroe della resistenza greca che nel 1941 sotto occupazione nazista, si arrampicò sull’acropoli togliendo il simbolo della svastica. 70 anni dopo la storia non cambia: la polizia gli mette le mani addosso, è ancora un nemico delle istituzioni perché manifesta.
Non si sa cosa succederà adesso. I greci hanno scritto: “siamo condannati.” E forse è davvero così: la loro condanna peggiore è e sarà quella di vivere nella propria patria senza esserne partecipi, con la consapevolezza che il loro pensiero non vale nulla. Sono dei burattini, poverissimi ed affamati, che popolano quelle strade e quelle terre che una volta erano ricche di cultura e democrazia. C’è una foto che ritrae un soldato che piange. Fucile, divisa, atteggiamento militaresco. Un soldato. Dai suoi occhi però scendono delle lacrime. Quelle, l’Europa,  non gliele ha ancora commissariate. Almeno non ancora, fino al prossimo piano di austerity.

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