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Il giorno della memoria e delle inutili polemiche

Venerdì scorso era il 27 gennaio, giorno della memoria. Sessantasette anni fa i cancelli di Auschwitz furono aperti. Da sessantasette anni ormai assistiamo a continue e faziose polemiche su questa data.
Tralasciando il negazionismo, corrente di pensiero sempre più diffusa che nega l’olocausto, è molto frequente leggere articoli che “colpevolizzano” il giorno della memoria come data ingiusta nei confronti di tutte quelle etnie perseguitate e sterminate nel corso della storia. Si parla anche di data iniqua poiché ricorda i morti di una nazione, Israele, che uccide ogni anno migliaia di palestinesi, anche se la sua storia di sangue avrebbe dovuto insegnare al Paese il rispetto per gli altri popoli.
È giusto aggiungere altri giorni che ricordino le stragi di popoli perseguitati, come ad esempio i curdi, però il 27 gennaio è una data importante che deve servire come monito per le generazioni che non hanno vissuto neanche di riflesso le atrocità e le conseguenze della seconda guerra mondiale. Perché bisogna aspettare la fatidica data per polemizzare? Essere contrari alla politica intrapresa da Israele sicuramente non significa essere antisionisti, ma polemizzare e rifiutare la data del 27 gennaio significa avere pregiudizi razziali verso gli ebrei. Si cerca di dimenticare ciò che i nostri vecchi politici hanno fatto, con il tacito consenso del popolo. Molti sostengono anche che l’olocausto non è altro che una delle tante stragi del ventesimo secolo, e che anche il comunismo ha eliminato fisicamente milioni di oppositori. Questo è vero: infatti le stragi comuniste non sono diverse in quantità ed orrore in confronto a quelle naziste. C’è però da aggiungere un elemento importante che bisogna ricordare: Hitler voleva sterminare un popolo intero. Il giorno della memoria deve servire a ricordare proprio questo: non è impossibile trovare delle persone con un odio così profondo da progettare addirittura lo sterminio guidato di un intero popolo. Perché dunque bisognerebbe abolire questa data? Sarebbe la vittoria non solo dei negazionisti ma anche di tutti quei razzisti, non solo antisionisti.
Il massimo della vergogna è stato raggiunto dalla prima pagina de “Il Giornale” che, per rispondere all’accusa del quotidiano Der Spiegel secondo la quale gli italiani sono un popolo codardo prendendo come esempio il capitano Schettino (articolo rivelatosi tradotto male e strumentalizzato), titolava: “A noi Schettino a voi  Auschwitz.” Come si può affermare una cosa del genere? Come dissacrare e mancare di rispetto in questo modo così barbaro a milioni di persone? Le polemiche si sa, fanno parte del Dna degli italiani, ma vedendo la prima pagina de “Il Giornale” si può tranquillamente affermare che, per raggiungere tali livelli di idiozia, bisogna allenarsi quotidianamente.
Il giorno della memoria è diventato un’occasione per gridare allo scandalo delle stragi dimenticate. I migliori saltimbanco di estrema destra gridano giustizia per milioni di vittime innocenti dimenticandosene altrettante. La paura è però che tutte queste grida in realtà vogliano solo distrarre le persone dal ricordo, e non cercare veramente giustizia per tutti gli altri popoli che hanno subito una sorte simile a quella degli ebrei, sotto forme e modalità differenti. In tutto questo non si può far altro che continuare a ricordare e battersi per sostenere la memoria che si affievolisce sempre di più con il passare degli anni. C’è il pericolo che, quando il ricordo svanisce e l’orrore viene dimenticato, tutto possa succedere di nuovo. A quel punto, probabilmente, sarà troppo tardi per tutti. Negazionisti e non.

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