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Lega ladrona: secessione a servizio della disonestà

Il carroccio della Lega Nord è diventato un vero e proprio cartoccio verde, causato dalla muffa del Trota che sereno e pacifico vi alloggiava. Bisognerebbe spiegare al Trotone nazionale che sereno è un aggettivo e non un oceano, perché leggendo poi anche pacifico potrebbe cadere in confusione. Anzi, potesse cadere in confusione!
Ed è così che una delle più grandi religioni monoteiste degli ultimi anni cade sotto i colpi della propria retorica e della propria ignoranza. Infatti la Lega non è solo un partito, ma un vero e proprio credo. Una fede nella propria terra, nelle proprie origini, nel proprio ego!  La secessione è il grande sogno e probabilmente prima o poi avverrà, ma tra gli stessi leghisti della Lombardia e del Veneto. La Lega sta morendo dopo anni di slogan, propaganda, rutti e parolacce. Probabilmente neanche Shakespeare sarebbe riuscito a scrivere una tragi-commedia più riuscita di quella della Lega. Al grido di “Roma ladrona” e “Sono Porci Questi Romani”, i leghisti, quelli con la camicetta verde e da qualche giorno anche con i capelli dello stesso colore, si sono svegliati in un incubo. Bossi si è dimesso perché implicato in giri poco leciti. Si parla addirittura di ‘Ndrangheta. E come se i pacifisti scoprissero che Gandhi, come passatempo, sparava ai piccioni.
Il boss del carroccio era invischiato con i “terun” e, cosa ancora peggiore, gridava (cosa incomprensibili ndr) contro gli immigrati, i terroni che non pagano le tasse, la corruzione per poi ritrovarsi una casa ristrutturata a sua insaputa. I leghisti sono spesso gente rude, di quelli che saltano i fossi per il lungo, ma non sono stupidi. Ritrovarsi una casa bella e pronta “a propria insaputa” di certo nasconde qualcosa di poco legale. E si sa che i leghisti pagano le tasse, rispettano la legge, sono onesti. Almeno fino all’altro giorno. Fin quando non si è scoperto che in realtà più che Roma era proprio Bossi con i suoi figliocci e la sua tribù partitica a rubare, e anche alla grande. Ironia della sorte era notizia di queste settimane che il figlio minore di Bossi era stato condannato  al pagamento di 1.400 euro per aver fatto un gavettone di candeggina al militante di Rifondazione Comunista Luigi Schiesaro. Sono giorni poco tranquilli in quella Padania immaginaria che ogni buon leghista sogna. E di certo fa un certo effetto vedere il Trota composto e tirato a lucido dare il buon esempio davanti le telecamere. Si è dimesso, come il papà.
Tutto questo porta ad una riflessione: vuoi vedere che caduto Berlusconi i suo scagnozzi iniziano a capitolare uno dopo l’altro? Emilio Fede silurato come un semplice dipendente, Bossi colto in castagna, a sua insaputa… Che sia l’inizio di una sperata ma ardua deberlusconizzazione?
Forse è troppo presto, forse alla fine quei leghisti implicati in questa vicenda tutta italiana, alla faccia della secessione, di tangenti e favori, non erano altro che stupidi ed approfittatori.
Non ci resta che aspettare. Adesso al massimo potrà ancora gridare nel suo linguaggio incomprensibile: “Non ne sapevo nulla della casa ristrutturata.”
E ti credo che non lo sapevi, mica li paghi tu i lavori. Sono solo i fessi cittadini che pagano quando ricevono un lavoro. La soddisfazione è che quei fessi cittadini hanno in mano la matita per votare. Prima poi un rullo compressore passerà sopra i politici. Nel caso della Lega sarà sicuramente un rutto compressore.

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