Quando l’Aquila non vola più a causa di un terremoto Reviewed by Momizat on . Alle 3.32 del 6 aprile 2009 una scossa di magnitudo 5.8 ha devastato l'aquilano: il bilancio definitivo e' di 309 morti, quasi 2.000 feriti, 65 mila sfollati, 1 Alle 3.32 del 6 aprile 2009 una scossa di magnitudo 5.8 ha devastato l'aquilano: il bilancio definitivo e' di 309 morti, quasi 2.000 feriti, 65 mila sfollati, 1 Rating:
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Quando l’Aquila non vola più a causa di un terremoto

Alle 3.32 del 6 aprile 2009 una scossa di magnitudo 5.8 ha devastato l’aquilano: il bilancio definitivo e’ di 309 morti, quasi 2.000 feriti, 65 mila sfollati, 1.700 monumenti seriamente danneggiati. Bisogna andare al terremoto dell’Irpinia del 1980 per avere un bilancio più grave 2.570 vittime. La negligenza dei costruttori ha poi accentuato e ingrandito questa catastrofe.
Questa settimana ci saranno celebrazioni, manifestazioni ed eventi in ricordo di quella terribile catastrofe. L’Aquila, però, è ancora una città semifantasma. Le strutture da ricostruire sono ancora tantissime il centro storico è deserto. Sono passati tre anni, ma l’abitudine più vecchia del mondo, quella di sprecare soldi pubblici o di farli miracolosamente sparire, continua senza trovare ostacoli nel nostro Paese.
Erano stati fatti tanti proclami “Una casa presto per tutti”, “Ricostruiremo la città il più in fretta possibile”. Ed è così che quelle frasi da politica elettorale sono cadute insieme ai calcinacci.
Oggi tutta l’Italia è nelle stesse condizioni dell’Aquila: devastata, distrutta, ma soprattutto truffata e presa in giro dalla classe politica che lei stessa ha votato, affiancata da un governo tecnico che ha preso il potere grazie ad un vero golpe politico. Molti di voi staranno pensando “ma questo dice sempre le stesse cose, non c’è nulla di nuovo”. E su questo devo darvi ragione, tutto quello che la maggior parte dei lettori sta leggendo, lo avrà già letto altrove. Ma è anche vero che la maggior parte di noi si è dimenticato di quelle persone dell’Aquila che ancora non possono avere un posto sicuro dove vivere, non possono tornare nelle loro case. E questo non è giusto, non è umanamente accettabile. Ci vogliono sicuramente dei tempi tecnici per poter ricostruire una città devastata da un terremoto, ma tre anni sono tanti, e siccome non si vedono la fine dei lavori è legittimo avere dubbi a proposito. Dove sono finiti tutti i finanziamenti? Davvero non ci sono state cattive gestioni o peggio ancora ristrutturazioni mirate al solo arricchimento delle aziende appaltatrici? Il maggior problema di tutto questo è che se ne parla poco, troppo poco in giro. Poco possono fare le associazioni delle vittime o in ricordo di quel terribile 6 aprile. Hanno le ali tarpate troppo spesso dall’informazione scadente dei nostri mezzi di stampa nazionali. In questi anni abbiamo assistito a scene raccapriccianti. Una donna ha avuto il coraggio di dire in un programma televisivo “che ormai l’Aquila era stata ricostruita”, ringraziando pubblicamente un politico del tempo che, guarda caso, era proprietario dell’emittente televisiva. E così che vogliamo essere noi italiani? E questo quello che noi vogliamo davvero? Io dirò cose scontate ma vorrei che ognuno di noi si ricordasse di quegli aquilani che vedono la loro città ancora semidistrutta. Vorrei che ognuno di noi si ricordasse di quanto poco siano seri gli italiani quando hanno il coraggio di andare in televisione a raccontare balle per compiacere persone che invece di protegge ci truffano, ci derubano e ci prendono per i fondelli. Ricordiamoci di tutto ciò, e forse anche io la smetterò di dire tutte queste cose scontate. In quel giorno sarò fiero di essere italiano perché significa che una nuova coscienza civile si sarà formata in tutti noi.

Agli aquilani, agli italiani onesti.

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