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Quando l’Ilva diventa un simbolo

L’Ilva di Taranto è la perfetta sintesi di un’Italia che per troppi anni ha cercato di “mangiare” tutto il possibile, con mezzi illegali e controproducenti a lungo termine.
Senza far troppa retorica, dispiace vedere che a pagare di più sono sempre gli innocenti operai che, alla fine dei conti, non hanno avuto altro che uno stipendio minimo. Pane e dignità. Niente abbuffate, niente ruberie. Quei mezzucci, quelle mazzette, quei modi tutti italiani per guadagnare di più fregandosene dell’ambiente, degli operai e delle altre fabbriche sono usciti allo scoperto, ma chi dovrebbe pagare di tasca propria rischia al massimo di finire in carcere. Questo non è abbastanza, perché chi si è arricchito sulla salute degli altri deve pagare anche un pesante dazio economico. Deve restituire quello che ha rubato e che ha guadagnato illecitamente. Non può perdere il lavoro, e di conseguenza pane e dignità, chi ha solo assistito allo scempio senza poter fare nulla.
Mi ha colpito molto la frase di un operaio: “Tutti sapevamo che la fabbrica inquinava, ma dovevamo scegliere se morire subito di fame o lentamente di tumore. Abbiamo scelto la seconda possibilità.” Gli operai erano semplici spettatori non paganti.
Forse però l’operaio non sa che tutti gli italiani stanno morendo lentamente siccome la dignità l’abbiamo impacchettata in una delle tante mazzette regalate a chi ci doveva tutelare.

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