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Quando una foto diventa simbolo di un ideale irraggiungibile

Una foto non può né cambiare né influenzare il corso della storia, ma può farci riflettere sul suo andamento.
L’Iran odia Israele e Israele odia l’Iran. Non c’è una parte giusta e una sbagliata, una fazione che ha più ragione dell’altra o dei motivi che possano giustificar la loro insensata condotta.
Mahmud Ahmadinejad continua il suo programma nucleare che sta spaventando il mondo e non riconosce Israele come nazione. Questa, dal canto suo, promette imponenti rappresaglie qual ora si riscontrasse il pericolo che il programma nucleare di Teheran possa danneggiarla. In poche parole ci si prepara ad una nuova guerra, l’ennesima, stupida, inutile.
Ed è in questo quadro generale di tensioni politiche che due ragazzi, per l’appunto un israeliano ed un’iraniana, postano la foto di un loro bacio che, di computer in computer, sta facendo il giro del web.
È un segnale, forte, inequivocabile. La guerra appartiene ai politici, l’odio a coloro che decidono di seguire questa strada. Testate nucleari, aerei invisibili ai radar, bombe devastanti sono cose che non dovrebbero interessarci. Noi giovani d’oggi vorremo semplicemente vivere una normale e serena esistenza, consapevoli di quello che i nostri nonni hanno passato e sopportato attraversando le due guerre mondiali. Noi vorremmo farne tesoro, ma la generazione che dovrebbe ben ricordarsi dei moniti lasciati dai due conflitti perché vicini cronologicamente alla loro età non vuole tutto ciò: ha uno scopo poco chiaro che vuole raggiungere. Ed è così che si prospetta una nuova terribile guerra all’orizzonte: Iran contro Israele, il mondo Occidentale contro le potenze Musulmane, ma soprattutto persone che ammazzano altre persone senza rendersene conto. Una guerra non è che la condensazione più tangibile dell’odio prodotto da discorsi idioti che prolificano tra masse disperate o ignoranti. Quei due ragazzi con una semplice foto hanno voluto dimostrare, anche attraverso i loro passaporti, che alla fine le cose che contano di più sono i sentimenti. E per quanto questa frase possa risultare banale, purtroppo non lo è. Se lo fosse non dovremmo più sentire politici dichiarare “Annienteremo Israele”, “Risponderemo con la forza agli attacchi di Teheran”, “Ci difenderemo con le armi perché è nostro diritto.” Ed è così malata questa società che un semplice e casto bacio tra due persone appartenenti alla stessa specie, quella umana, ma di differente nascita geografica diventa il simbolo di un ideale che mai si avvererà perché alla maggior parte dei nostri governanti non interessa. Non si parla di pace, ma di civile convivenza. Prima o poi bisognerà risolvere la spinosa vicenda dello Stato di Israele. Il modo peggiore è però cercare di fare tutto ciò usando una guerra, per giunta nucleare. I nostri nonni hanno lasciato un mondo di macerie ai nostri genitori che, a loro volta lasceranno a noi altre macerie. L’aggravante è che l’esperienza dovrebbe insegnare e guidare ma invece, al contrario, diventa una solida base su cui appoggiarsi e ripartire con odio razziale. Parlare contro la politica intrapresa da Teheran non significa essere razzisti nei confronti dei musulmani. Essere contrari alla politica israeliana basata sulla forza militare non significa essere antisemiti. Ma anche questi sono dettagli tanto banali da essere accantonati. Si viene subito classificati e additati, e questo comporta un pregiudizio negli ascoltatori/lettori. Siamo noi giovani a doverci svegliare, a dover prendere in mano le redini della storia troppo spesso scritta e manipolata dai vincitori e da coloro che noi stesso abbiamo votato, forse anche in buona fede. Noi dobbiamo reagire, non con la violenza, ma con la forza delle idee. Se non faremo niente non rimarremmo che con un pugno di foto in mano, un bacio e tanto troppo odio.

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