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Telejato chiude, lo Stato si allontana, la mafia prolifica

« Qualche volta mi devi spiegare chi ce   lo fa fare, perdìo. Tanto, lo sai come finisce una volta o l’altra: mezzo   milione a un ragazzotto qualunque e quello ti aspetta sotto casa… »

Pippo Fava

Quel mezzo milione lo hanno davvero dato a qualcuno. Era il 5 gennaio del 1984 e Giuseppe Fava, detto Pippo, è stato ucciso dalla mafia, perché alla fine, nonostante qualche momento di scoraggiamento, è andato avanti senza fermarsi e senza mai abbandonare la verità. Ha creduto che le cose potessero davvero cambiare, ma non ha aspettato che lo facesse qualcun altro, ha iniziato a farlo lui.
Il 5 gennaio di quest’anno Giuseppe Impastato, meglio conosciuto come Peppino, avrebbe compiuto 64 anni. È stato ucciso il 9 maggio del 1978 dalla mafia.
Queste due date sono gli ultimi anniversari, in ordine di tempo, che gli italiani, o almeno una parte, quella onesta per intenderci, hanno ricordato. La mafia continua a sopravvivere agli anni, ai governi, agli eroi che cercano di estirparla. Essa esiste perché è più organizzata di uno Stato, non soffre crisi economiche e si basa sull’omertà. Pippo Fava io non lo conoscevo, non si parla mai tanto di lui. Peppino Impastato lo avevo invece conosciuto per caso, tramite facebook. Sono eroi ordinari, tra le tante vittime della mafia mi hanno detto. “Non si possono ricordare tutti i nomi, sono troppi. In quegli anni ne morivano di continuo.”
In realtà, loro erano e sono molto di più: erano intellettuali, giornalisti, conduttori radiofonici, siciliani di nascita, uccisi perché ne avevano le tasche piena di quella realtà che stava lentamente consumando non solo la Sicilia, ma tutto l’intero Paese.
Ridicolo pensare che all’indomani dell’uccisione di Pippo, le indagini si sono concentrate sulle piste del delitto passionale e dei problemi economici che il giornale “I Siciliani”, fondato da Fava, stava affrontando.
Ridicolo pensare che i processi hanno portato a delle condanne, ma solo dopo decenni.
Ridicolo pensare che lo Stato è sempre stato lontano da chi ha cercato di combattere la mafia, ma la storia ci insegna che spesso è avvenuto così: è il caso di Pippo, di Peppino, di Catella, e anche Pino Maniaci, che potrebbe essere il prossimo nome della lista dei morti, se davvero Telejato dovesse chiudere grazie al nostro governo che non dà spazio alle piccole televisioni locali. Telejato è una piccola televisione locale siciliana, La tv antimafia in tre stanze la chiama il quotidiano “La Repubblica”. Se dovesse chiudere i battenti, Pino potrebbe essere ucciso nel giro di pochi giorni, perché diventerebbe un normale cittadino e, come ben sappiamo, i normali cittadini non sono che degli sconosciuti facilmente eliminabili e dimenticabili. In questo caso è proprio lo Stato che mette in questa difficile situazione Pino, poiché l’ultima finanziaria non prevede la sopravvivenza delle piccole televisioni comunitarie. Cosa possiamo fare noi cittadini per impedire tutto questo? Prima di tutto dobbiamo informarci per non subire passivamente gli eventi, diffondere la voce tra chi di solito non si informa, essere attivi nella società. Poi dobbiamo saper votare, scegliere le persone giuste, e non affidarci alle persone sbagliate. Destra, sinistra o centro non cambia: bisogna conoscere la storia politica e giuridica di chi andrà a rappresentarci. Non è possibile che gente, come ad esempio Renzo Bossi, rappresenti una parte degli italiani. Non è possibile che la maggior parte dei nostri politici sia coinvolto in scandali, truffe o altri crimini. Dobbiamo informarci e saper votare con intelligenza. Emblematica una delle ultime frasi di Pippo Fava: “ Mi rendo conto che c’è un’enorme confusione sul problema della mafia. I mafiosi stanno in Parlamento, i mafiosi a volte sono ministri, i mafiosi sono banchieri, i mafiosi sono quelli che in questo momento sono ai vertici della nazione. Non si può definire mafioso il piccolo delinquente che arriva e ti impone la taglia sulla tua piccola attività commerciale, questa è roba da piccola criminalità, che credo abiti in tutte le città italiane, in tutte le città europee. Il fenomeno della mafia è molto più tragico ed importante…”
http://www.youtube.com/watch?v=72GirGc1kxA
La storia ci insegna che purtroppo questa frase è tristemente riscontrabile in Italia. Spetta a noi cambiare il corso della storia italiana. Spetta a noi, perché siamo italiani.

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