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Elezioni in Olanda: rivince Rutte con i pro-europeisti

Anche se i dati non sono ancora definitivi, il popolo olandese sa già chi sarà la nuova guida dello Stato a partire dai prossimi giorni. O meglio, chi sarà il reci-divo premier. Infatti le urne hanno designato un’altra volta il premier uscente Mark Rutte come nuovo capo dell’esecutivo, riprendendosi il posto perso dopo la caduta del suo governo a causa della “malsana” alleanza con l’estrema destra di Geert Wilders. Crescono molto anche i laburisti di Diederik Samson prossimi probabili alleati di Rutte nel Parlamento olandese.

Alla vigilia delle urne, c’era certamente molta apprensione per questo voto. In gioco non c’era una predominanza di una fazione politica su un’altra, bensì l’appartenenza o meno all’Unione Europea. La scelta era tra Rutte (e Samson), convinti europeisti nonostante qualche sparata sul finanziamento UE ad Atene poco “diplomatica”, e Wilders con la sua destra anti-comunitaria e nazionalista, che proponeva una immediata revisione dei trattati dell’Unione e, in un futuro non molto lontano, l’uscita dalla moneta unica e dall’ Europa. Le paure legittime riguardavano soprattutto i mercati finanziari di tutto il continente, considerato che una uscita dell’Olanda dall’Euro (storicamente un paese molto ricco) avrebbe avuto contraccolpi non indifferente sui listini di borsa. Il tutto ciò condito da un’opinione pubblica che da tempo fatica a comprendere il motivo del piano di aiuti agli stati in difficoltà, sviluppando quindi sentimenti anti-europeisti. Ma alla fine qualcosa è cambiato.

La solennità del voto si può capire dalle cifre, ripetiamo ancora non definitive, che le urne ci consegnano. Mark Rutte e i suoi liberali crescono di circa 10 seggi, attestandosi a 41, mentre i laburisti di Samson si fermano a 39 (+9 seggi rispetto al 2010). Rimane pressochè invariata la posizione della sinistra “dura” di Emile Roemer, pure lui anti-europeista, con i suoi 15 seggi. Votazione totalmente negativa invece per il già citato PVV di Geert Wilders, che passa dai 24 seggi del 2010 al negativo 15 di queste votazioni. Tra i partiti minori si segnala il tracollo di GreenLeft, il partito dei verdi colpevole di non avere tenuto una linea unitaria nei confronti dell’Europa durante la campagna elettorale, che arriva addirittura a 3 seggi (era a 10). Guadagna invece due seggi Penthold e il suo partito centrista D66, che si attestano a 12 e si preparano ad entrare in maggioranza di governo (che diventerebbe allora veramente blindata). I cristiano-democratici, storici alleati dei liberali ma in questa tornata elettorale vicini agli anti-europeisti di Wilders, crollano a 13 seggi, dopo averne conquistati 23 nel 2010.

Non si può però dire che la “strana coppia” Rutte-Samson sia d’accordo su tutto. Per i liberali infatti è molto importante rientrare nel diktat berlinese fissato al 3 % del rapporto deficit-Pil, mentre per i laburisti sarebbe più logico investire nell’economia in rilancio e sull’export per ripartire senza tagli esagerati. Appare però certo un taglio al super-welfare olandese, soprattutto alle pensioni ricchissime degli anziani che arrivano a percepire il 73 % del vecchio stipendio.

Intanto l’UE e la Merkel tirano un sospiro di sollievo dopo una due giorni che si sarebbe potuta rivelare estremamente terribile, con l’approvazione con riserva (ma come se non contasse) dell’ESM (vedi l’articolo precedente) e questo voto. E mentre le borse volano, Angela gongola.

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