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Gaza: firmata tregua tra Israele e Hamas

Dopo l’attentato nel cuore di Tel Aviv, e il conseguente raid di Gerusalemme, Israele e Hamas hanno firmato un accordo per il cessate il fuoco.  La tregua entrerà in vigore dalle 21 locali (le 20 in Italia). Lo ha annunciato direttamente il ministro degli Esteri egiziano, Mohamed Kamel Amr, in una conferenza stampa congiunta al Cairo con il segretario di Stato americano, Hillary Clinton.

Fino ad oggi il bilancio è di quasi 150 morti tra i palestinesi e di cinque vittime israeliane.  Ad alimentare le tensioni già esistenti ci ha “pensato” un attentato in pieno giorno nel cuore di Tel Aviv, dove una bomba è esplosa su un autobus provocando il ferimento di almeno 21 persone, una delle quali versa in gravi condizioni. L’attacco terroristico, il primo da tre anni in città, è stato rivendicato dalle Brigate al-Aqsa, braccio armato della Jihad Islamica, mentre Hamas, che controlla  Gaza, pur «benedicendo» l’accaduto non ha voluto attribuirsi alcun coinvolgimento.
La notizia ha suscitato entusiasmo nell’intera Striscia, dove la popolazione è scesa nelle strade esultando e sparando colpi di arma da fuoco in aria per festeggiare: negli ospedali sono persino stati distribuiti dolciumi ai pazienti.
La reazione di Israele non si è fatta attendere. Due attacchi aerei condotti nel nord della striscia di  Gaza hanno causato almeno 6 morti. Nel primo attacco, nella via Saftawi, sono rimasti uccisi un padre con due figli (un maschio e una femmina). Nel secondo, nella località di Beit Hanun, è morta una persona finora non identificata.
L’Iran ha poi ammesso di aver fornito ad Hamas «assistenza non solo finanziaria ma anche militare». Nel riconoscerlo pubblicamente il presidente del Parlamento di Teheran, l’oltranzista Ali Larijani, ha sottolineato che il regime cui appartiene è «fiero» di tale aiuto «alla Nazione palestinese».
Mentre esortava i Paesi arabi a altrettanto, Larijani se l’è presa polemicamente con quei governi che invece “se ne stanno seduti a discutere mentre dovrebbero sapere che la Palestina non ha bisogno di chiacchiere”.

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