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Gli affari loschi del Bundespresident Cristian Wulff

Christian Wulff, decimo presidente della Repubblica Federale tedesca,è stato travolto da un recente scandalo. Durante le feste di Natale a Berlino non si parlava d’altro, per l’esattezza i giornali tedeschi hanno parlato di una “berlusconizzazione” della politica tedesca. Insomma, anche quando noi non c’entriamo nulla, i tedeschi non ci risparmiano nulla. Tuttavia, qualsiasi serio commentatore deve capire che, sebbene il nostro Berlusconi fosse proprio un tipo da galera, non è l’unico nell’orizzonte politico europeo ad aver avuto comportamenti a dir poco deplorevoli. Il problema non è tanto la persona singola, un vecchio proverbio recita “l’occasione fa l’uomo ladro”, il vero problema è il nostro sistema democratico-capitalistico ad avere in sè il germoglio della corruzione. Se analizziamo le vicende di Wullf infatti, nonostante siano poco chiare, non possono essere incriminate, poichè è il sistema che lo permette. La nostra morale civile può essere contraria ma sicuramente questo non basta a sentenziare un’accusa. Cosa avrà fatto di così grave il presidente teutonico per essere paragonato a Berlusconi ( che in Germania sembra essere una barzelletta, ma purtroppo noi sappiamo che non lo è)?

Ritorniamo al 2008, l’allora governatore della Bassa Sassonia Christian Wulff, riceve dalla moglie dell’industriale Egon Geerkens un prestito privato di 500.000 euro con un tasso di interesse molto basso, un 4 %. Questi soldi servono al presidente per comprarsi una casa. Successivamente, succede un altro fatto poco chiaro. Nel Marzo 2009, Wulff, essendo presidente della Bassa Sassonia, è di diritto anche il primo azionista della Volks Wagen (che ha ovviamente delle partecipazioni pubbliche), con tale incarico decide di comprare la Porsche che in quegli anni rischiava la bancarotta. Chi ne ha giovato da tutto questo? La Porsche ovviamente, ma anche la B-W-Bank, che aveva finanziato l’azienda. Niente di male, se non fosse che nel Dicembre 2009, la B-W-Bank, per intercessione del caro amico Egon Geerkens, concede a Wulff un prestito di 500.000 euro con un tasso d’interessi dello 0.9 per cento. Un tasso a dir poco agevolato e che farebbe insospettire chiunque.  Così Wulff restituì i soldi all’amico. Nell’estate 2010, Wulff, sotto pressione di Angela Merkell, fu nominato Presidente della Repubblica Federale.

Nel Dicembre 2011, tutta la storia arriva nelle mani dei media, si scatena la bufera co ntro il Presidente. Il garante morale e dei diritti fondamentali del Paese rischia grosso, anche perché una sua sfuriata, confermata dalla Bild, è rimasta registrata sulla segreteria telefonica del quotidiano: come un bambino capriccioso, il 53enne Wulff voleva intimare al direttore Kai Diekmann di bloccare l’uscita della notizia e, non trovandolo in redazione, aveva lasciato un messaggio. Per fermare lo scandalo, il presidente aveva chiamato anche Friede Springer, azionista di maggioranza del maggiore gruppo editoriale del Paese che pubblica la Bild, e Mathias Dopfner, presidente del direttorio di Springer. Poi si era scusato per i toni usati lasciando nuovi messaggi, ma la Bild era andata avanti.

Altri giornali hanno rincarato la dose, parlando dei numerosi legami d’interesse, coltivati negli anni da Wulff prima e dopo la sua entrata in politica nel 1975: agganci forieri di sostanziosi aiuti economici, anche a scopi elettorali. Per bocca della cancelliera Angela Merkel, finora la Cdu, il partito dei cristiano-democratici del quale il capo dello Stato è militante storico, aveva difeso ogni sua defalliance.
Ma ora che il gioco si è fatto duro – nel 2013 ci sono elezioni legislative -, la goccia della chiamata alla Bild ha fatto traboccare il vaso. I rappresentanti della Cdu della Bassa Sassonia, Land nel quale il presidente è stato governatore, hanno preteso dal loro numero due del partito «spiegazioni complete». E l’opionione pubblica preme. Tanto che, volente o nolente, Wulff rischia di essere costretto alle dimissioni

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