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L’assedio di Sarajevo

La Bosnia – Erzegovina viene considerata storicamente un’area cosmopolita, e Sarajevo, con i suoi meravigliosi edifici arabi e l’immensa Biblioteca Nazionale , né era il cuore pulsante.

L’albergo centrale, al cui interno vi era un caffè nel quale intellettuali, giornalisti, politici e uomini comuni si incontravano, rappresentava per gli abitanti di Sarajevo un luogo sacro dove trascorrere una piacevole giornata, tra un tè alla menta, una partita a scacchi e una chiacchiera fra amici di vecchia data.

L’idilliaco quadro venne definitivamente distrutto il 5 aprile 1992, appena dopo un mese il referendum che vedeva il 90% della popolazione della BiH favorevole all’indipendenza nazionale e, dato fondamentale, dal governo centrale di Belgrado guidato da Slobodan Milosevic.

Nei giorni successivi al referendum la minoranza serba che abitava in Sarajevo  si allontanò velocemente dalla capitale, nella quale vi rimasero quasi solamente i croato – musulmani.

Tale situazione permise alle forze serbo-bosniache di organizzarsi per effettuare un assedio della città e per scatenare una “guerriglia urbana” che non avrebbe rischiato di mietere vittime della loro stessa etnia.

Il progetto ebbe infatti l’esito sperato: in pochissimi giorni le colline che circondavano Sarajevo vennero prese d’assalto dalle truppe serbo-bosniache e alcuni dei luoghi strategici del centro città furono requisiti e occupati.

La popolazione rispose scendendo in piazza e manifestando pacificamente contro l’incontrollato stato d’assedio. Si organizzarono e si diressero verso le aree invase dalle truppe nemiche, ma il lungo corteo non fece molta strada. La marcia dei dimostranti fu ferocemente arrestata dagli spari delle milizie. Il 5 aprile 1992 la guerra ebbe inizio e migliaia di civili furono feriti e uccisi.

La situazione degenerò in breve tempo e i serbo-bosniaci usarono tutta l’artiglieria che avevano a disposizione, mentre l’esercito croato – musulmano, anche a causa dell’embargo internazionale, risultava poco munito e privo dell’equipaggiamento basilare per affrontare una guerra. Per ovviare alla situazione dell’embargo delle armi, ma anche di viveri e abbigliamento, i bosniaci assediati scavarono un tunnel lungo circa 800 metri, detto Tunnel di Sarajevo, che collegava il centro città con l’aeroporto, nel quale si trovava una base delle Nazioni Unite. Questo tunnel, scavato durante la prima metà del 1993, permise la sopravvivenza di civili e militari e rappresentò lo sforzo e, allo stesso tempo, la disperazione di un popolo assediato.

Tra il 1993 e il 1994 giornali e televisioni internazionali intensificarono articoli e programmi dedicati alla tragica situazione in BiH e la comunità internazionale fu costretta a prendere delle posizioni aperte nei confronti dei serbo – croati. Nell’aprile del 1993 l’ONU rese “aree protette” alcune zone nelle quali si erano rifugiati i civili croato – musulmani, tra cui Sarajevo e Srebrenica, in più ritenne indispensabile la presenza fisica dei “Caschi Blu” (truppe ONU) in loco.

Durante tutto il 1994 continuarono a susseguirsi scontri e violenze, fino ad arrivare al luglio 1995, quando un terribile massacro fu compiuto dalle truppe serbo-bosniache nell’area protetta di  Srebrenica.

Il 6 luglio 1995 le truppe guidate da Ratko Mladic iniziarono l’assedio dell’area protetta e nel giro di una decina di giorni, aiutati e sostenuti anche dalle truppe di Arkan, occuparono la zona. Il massacro di Srebrenica fu, a tutti gli effetti, un genocidio. Il numero delle vittime oscilla tra le 8000 e le 10000.

A seguito del massacro di Srebrenica, la Nato, che già aveva iniziato una serie di bombardamenti mirati alle aree nelle quali erano presenti solamente le milizie serbo-bosniache, intensificò gli attacchi aerei e i serbo-bosniaci non poterono che arrendersi ed accettare di prendere parte agli accordi di Dayton dello stesso 1995.

 

L’assedio di Sarajevo fu il più lungo della storia moderna e contemporanea.

La città fu occupata dalle milizie serbo-bosniache a partire dal 5 aprile 1992 fino al 29 febbraio 1996. L’assedio proseguì ancora tre mesi dopo la firma degli accordi di Dayton che determinarono il termine delle azioni belliche sul territorio della Bosnia -Erzegovina.

Ratko Mladic, uno dei responsabili del genocidio dei croato-musulmani fu arrestato il 26 maggio 2011, solo un anno fa. Arkan venne assassinato nel 2000. Tutti gli altri risultano ancora latitanti.

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