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Marea nera del Golfo del Messico: disastro senza fine.

Lo sversamento in mare al 24 maggio 2010.

Ricordate il disastro petrolifero del 2010 nel Golfo del Messico? Fu uno sversamento di petrolio da un pozzo dalla profondità di 1.500 metri che causò per 106 giorni la fuoriuscita di milioni di barili di petrolio nel Golfo del Messico, rovinando perfino le spiagge di Florida, Alabama, Louisiana e Mississippi.

Purtroppo i danni, a due anni di distanza, sono ancora visibili e, anzi, si fanno sempre più sentire. La pesca è praticamente morta, il turismo nelle spiagge colpite è calato del 20%, sul fondale marino si stanno solidificando laghi di petrolio. Il danno per la flora e la fauna (uomo compreso) è stato e sarà enorme. Infatti, tutte le specie della catena alimentare hanno subito un’intossicazione o per essere entrate in contatto con gli idrocarburi o per essersi cibati degli animali contaminati: dal plancton, ai tonni, dai gamberi, agli squali, dalle tartarughe marine agli uccelli. Per quanto riguarda l’uomo, la contaminazione delle popolazioni residenti sulle coste porterà a un’intensificarsi dell’incidenza nel breve e medio termine delle malattie respiratorie e delle patologie che colpiscono la pelle. Nel lungo termine, si registreranno maggiori casi di tumore, di aborti spontanei e di neonati venuti alla luce in sottopeso.

Recentemente si sono registrate notizie che confermano, per quanto riguarda le specie animali, le previsioni. Dopo aver scoperto gamberi senza occhi, alcune fotografie dell’Associated Press mostrano pesci visibilmente malati. Si tratterebbe di malattie legate all’ingestione di petrolio, come dimostrano le analisi sulla bile dei pesci presentate dal dipartimento di biologia marina dell’Università del South Florida. Sarebbero infine molti i pesci del Golfo del Messico che presentano le caratteristiche tipiche delle malattie da sostanze inquinanti. Inoltre alcuni biologi affermano che le popolazioni di pesci e crostacei del Golfo del Messico stanno calando inesorabilmente.

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