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Modi per uscire dalla crisi: a lezione dai sindaci spagnoli

Come fare ad uscire dalla crisi? Questa domanda ormai se la pongono tutti, dal piccolo coltivatore agricolo che non riesce a vendere la propria merce, al grande broker finanziario che vede quotidianamente volatilizzarsi milioni di euro. Monti e il suo staff in Italia ci stanno provando, in altri paesi del mondo la situazione rimane critica. Anche in Spagna la tensione è molto alta, ed è proprio da quelle zone che giungono gli esempi più rocamboleschi e curiosi su come porre fine a questa piaga economica e sociale.

 

Juan Manuel Sanchez Gordillo è salito alla luce della ribalta nelle ultime giornate per i suoi atteggiamenti al limite. Professore di storia e deputato regionale di Izquierda Unida, è sindaco di Marinaleda ininterrottamente dal 1979 e ha recentemente ordinato un vero e proprio “assalto” ad un centro commerciale nei pressi di Siviglia per rifornire la mensa sociale, prendendo (più o meno legalmente) frutta, zucchero e farina per rifornire la mensa sociale del comune. Già dall’aspetto si può capire da che parte stia Gordillo: colorate kefiah e barba alla Karl Marx. Comunista convinto, il sindaco di Marinareda anche qualche settimana prima si era reso protagonista di una vera e propria occupazione forzata di tutte quelle terre demaniali appartenute precedentemente all’esercito spagnolo. Dure le sue parole dopo l’invasione alla mensa: “Qui assistiamo ad un inaccettabile dittatura dei mercati e degli oligopoli finanziari, in cui non governa Rajoy e nemmeno la stampa, bensì le potenti banche tedesche.” Potremmo stare a discutere sui modi che ha scelto Gordillo per attirare l’attenzione, fatto sta che in Spagna la situazione è veramente insostenibile. Nel frattempo gli altri sindaci non stanno a guardare.

 

Molti, forse troppi, tentativi di esproprio proletario caratterizzano la Spagna. Ad Arcos, nei pressi di Cadice, la situazione non è molto diversa da Marinareda. Altri sindaci invece scelgono vie più “democratiche”: c’è chi viagga palesemente solo con mezzi pubblici vendendo apertamente la propria automobile, chi si autodiminuisce lo stipendio e chi sciopera sfilando per le vie dei paesi e “taglia” interi settori dell’amministrazione comunale affidandosi a volontari. Farà scalpore sapere che, caso più unico che raro, alcuni sindaci delle Asturie si sono apertamente schierati contro il governo coalizzandosi con i minatori scioperanti in quelle terre, che chiedevano all’esecutivo più garanzie di fronte a questa crisi. I più religiosi invece approfittano della giornata di Ferragosto (festa dell’Ascensione della Vergine, non solo giorno di gavettoni) per pregare la Madre di Dio affinchè faccia terminare questo periodo di profonda insicurezza. Fa ancora più scalpore il caso di Bernant Pellissa, sindaco del piccolo centro di Rasquera (Tarragona) e membro degli indipendentisti spagnoli, che ha promosso nelle terre comunali la coltivazione di marijuana a scopo terapeutico, autorizzando la società Abcda al modico prezzo di 550mila euro l’anno (inclusi i costi di affitto di 36mila euro) ad utilizzare il terreno del paese per questa coltura alternativa. Dal punto di vista economico la rendita è garantita, dal punto di vista etico i più tradizionalisti storcono il naso. L’offensiva spagnola contro la crisi farà certamente discutere. Magari i mezzi scelti sono sbagliati, ma a mali estremi…

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