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10 giugno 1940. Per l’Italia inizia la Seconda guerra mondiale.

Il 10 giugno 1940, Mussolini dal balcone di Palazzo Venezia a Roma annunciava trionfale:

Un’ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra Patria, l’ora delle decisioni irrevocabili. La dichiarazione di guerra è già stata consegnata agli Ambasciatori di Gran Bretagna e di Francia. […] La parola d’ordine è una sola, categorica e impegnativa per tutti: essa già trasvola ed accende i cuori dalle Alpi all’Oceano indiano: vincere! E vinceremo!

La popolazione rispondeva in modo trionfale, con urla di giubilo: l’Italia entrava in guerra. Un popolo ignaro di quello che da lì a 5 anni avrebbe subito, ignaro di quello che avrebbe dovuto sopportare. Ma cosa portò Mussolini a dichiarare guerra a Gran Bretagna e Francia?

PATTO D’ACCIAIO Benito Mussolini aveva firmato nel maggio 1939 il Patto d’acciaio con la Germania, una vera e propria alleanza militare che prevedeva la reciproca promessa di aiuto militare nel caso che una delle due nazioni si fosse trovata in guerra. Infatti la Germania aveva già in mente l’attacco alla Polonia e, immaginando la reazione di Gran Bretagna e Francia, aveva bisogno del sostegno italiano per contenere le navi nemiche nel Mediterraneo: l’Italia al tempo aveva infatti una delle più numerose flotte del mondo. A sua volta Roma dipendeva da Berlino a doppio filo. Dopo la campagna d’Etiopia nel 1935-’36 che rese l’Italia ostile a tutti i partner commerciali, le forniture di carbone e materie prime dipendevano totalmente dalla Germania.

NON BELLIGERANZA Al momento dell’attacco tedesco alla Polonia, però, l’Italia proclamò la non belligeranza: infatti Hitler non aveva consultato l’alleato prima dell’attacco, situazione che permetteva all’Italia di non guerreggiare. Mussolini era ben conscio dell’impreparazione del Regio Esercito, sapeva che non c’era sufficiente riserva di petrolio e di munizioni per combattere, sapeva che le armi e gli equipaggiamenti erano ancora quelli della Prima guerra mondiale, sapeva che la Guerra d’Etiopia e l’intervento in Spagna al fianco di Franco avevano prosciugato le forze militari italiane. E infatti aspettò, pur consapevole però che primo o dopo l’Italia avrebbe combattuto per allargare il proprio impero:obiettivi principali erano la Corsica, i Balcani, la Tunisia e infine l’Egitto che avrebbe permesso di avvicinare i collegamenti tra le colonie di Libia e d’Africa orientale.

POPOLO ITALIANO! CORRI ALLE ARMI!  Mussolini iniziò a capire che l’Italia poteva ottenere moltissimo con il minimo

Fronte francese, un cannone italiano in azione. Giugno 1940.

sforzo. Se la Polonia venne neutralizzata dai tedeschi in meno di un mese, la superpotenza di Hitler non tardò a manifestarsi ulteriormente: nella primavera 1940 la Germania travolse come uno schiacciasassi Norvegia, Belgio, Olanda, Lussemburgo e Danimarca (quest’ultima fu sconfitta in dieci ore, con un bilancio da parte tedesca di 20 feriti) e la stessa sorte stava per toccare alla Francia, il cui esercito era già praticamente annientato a inizio giugno. Mussolini, pur consapevole dell’impreparazione italiana, pensò che la guerra era già vinta e aprì le ostilità: gli serviva – come ebbe a confidare a qualche suo scherano – “qualche migliaio di morti per sedere al tavolo delle trattative di pace”.

GUERRA AMARA Tuttavia, la guerra si rivelò in tutta la sua amarezza. Già il giorno dopo aerei e navi anglo francesi bombardarono Genova e successivamente Torino. La Francia capitolò, ma in Egitto gli italiani trovarono le prime difficoltà. Il duce aveva promesso una guerra rapida e vittoriosa, ma ottobre, 4 mesi dopo l’entrata in guerra, venne aperto lo sciagurato fronte greco che causò enormi perdite; l’impero in Africa orientale venne perso nel 1941, anno in cui gli italiani dichiararono guerra all’Urss e agli Usa. E questa volta il popolò non festeggiò. Il regime fascista intravedeva già la sua fine.

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