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Charles Manson: il mostro che terrorizzò l’America al ritmo di “Helter Skelter”

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La lettura del seguente articolo è consigliata ad un pubblico adulto e non impressionabile. Alcuni contenuti possono urtare la sensibilità del lettore.

Charles Manson nasce il 12 novembre1934 a Cincinnati (Ohio). Sua madre, Kathleen Maddox, era una prostituta, e Charles non ha mai conosciuto suo padre.
Quando la madre viene arrestata per rapina, il bambino è affidato alle cure degli zii: questi lo umilieranno e lo mortificheranno, tanto da farlo vestire da femmina il primo giorno di scuola. Uscita di galera Kathleen riprende il figlio con sé, per poi liberarsene affidandolo ad un centro per le adozioni.
All’età di dodici anni inizia la carriera criminale del giovane Manson: vive per la strada, mantenendosi con furti d’auto e rapine, finché non viene arrestato e condannato a tre anni di riformatorio. Qui il ragazzo subisce numerosi abusi e prevaricazioni da parte di altri detenuti, con la complicità delle guardie. Decide quindi di evadere il carcere e fuggire, ma viene catturato e spedito in un carcere federale. Trascorre gli anni tra il 1960 e il 1967 entrando ed uscendo dal carcere.

Quando nel 1967 viene liberato, decise di recarsi a San Francisco per prendere parte alla Summer of Love, epicentro della rivoluzione Hippie. Qui, grazie al suo grande carisma, raccoglie attorno a sé un gruppo di ragazzi, dandosi il nome di “The Family” (“La Famiglia”): gli adepti vedono Charles come un leader religioso e morale, come l’incarnazione di Gesù Cristo e Satana assieme. Ideologicamente, il gruppo di Manson è accomunato dall’odio razziale: il leader ha profetizzato che ci sarebbe stata una guerra tra razze, e che i neri avrebbero vinto, ma in quanto “inferiori ai bianchi” avrebbero perso il potere, che sarebbe passato quindi nelle mani della Famiglia.
Le attività del gruppo, oltre alle rapine e ai furti, sono il sesso di gruppo, la droga e la musica: infatti Charles stesso ha ambizioni da rockstar, che saranno frustrate dal mercato musicale, facendo nascere in lui un forte odio per il potere e l’alta società californiana.

Nel 1969 i reati minori non bastano più, e la setta decide di passare agli omicidi: il 9 agosto pianifica di irrompere nella villa del regista Roman Polanski a Los Angeles. Quella notte, nell’abitazione, si trovano Sharon Tate, moglie del regista, ed alcuni amici della coppia; Roman invece si trova a Londra. Quattro adepti della setta, Charles Watson, Susan Atkins, Patricia Krenwinkel e Linda Kasabian arrivano alla villa, tagliano i fili telefonici ed entrano nell’abitazione: qui compiono un vero e proprio massacro, senza nessuna pietà; Sharon Tate è incinta di otto mesi, e viene picchiata, torturata, violentata e accoltellata 16 volte. Con il suo sangue gli assassini scrivono sugli specchi “Helter Skelter”, titolo di una famosa canzone dei Beatles, su cui Manson aveva elaborato una teoria apocalittica.

I massacri continuano. Il giorno seguente vengono uccisi l’imprenditore Leno LaBianca e sua moglie Rosemary; poi è la volta di Gary Hinman, insegnante di musica, e infine di Donald Shea, membro della Famiglia colpevole di aver sposato una donna nera.
I crimini della setta non si fermano finché, grazie alle indagini dell’avvocato Vincent Bugliosi e ad alcuni “traditori” che denunciarono i reati commessi, Charles Manson viene arrestato come mandante degli omicidi.

Il processo si apre nel 1970. Charles non confessa nessun omicidio e nessun reato compiuto né da parte sua, né da parte della Famiglia, e il 29 Marzo 1971 Manson e tutti i suoi seguaci vengono condannati a morte. L’anno successivo, nello Stato della California, la pena di morte viene abolita: pertanto, la pena si tramuta in un ergastolo. Charles “Satana” Manson ora si trova nel penitenziario di Corcoran (California), ha 78 anni e una svastica incisa sulla fronte.

Non si può chiaramente definire quali siano le cause che portarono Charles Manson ad uccidere. Indubbiamente, la sua difficile infanzia deve aver inciso molto sulla sua futura carriera criminale, ma questo non basta.
Degna di nota è anche la frustrazione causatagli dalle sue aspirazioni da musicista, che l’avrebbero portato ad essere disposto a tutto, anche a commettere delle atrocità, pur di attirare l’attenzione su di sé. Inoltre, essendo vissuto nella povertà e sulla strada, può aver sviluppato un forte odio verso chi invece poteva vivere nella ricchezza e nel lusso, che lo avrebbe portato ad uccidere per vendetta. Infine, si può considerare Manson come un “profeta del caos”, un escluso dalla società che ha scelto di distruggere ciò che lo ha rifiutato.

“Io sono quello che voi avete fatto di me. E il cane rabbioso, il lebbroso demone assassino, non è altro che il riflesso della vostra società”.

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