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Andrea Battistoni, direttore italiano

Violoncellista e direttore d’orchestra: da dove nasce questa passione per la musica, e perché hai deciso di studiare anche direzione?

Vengo da una famiglia dove la musica è da sempre importante, l’ho vissuta quotidianamente per anni come una presenza costante in casa. La vera rivelazione è stata scoprire nell’adolescenza le meraviglie dell’orchestra, questo strumento particolare fatto di tanti musicisti. Da li a desiderare di essere colui che suonava un simile strumento magico, il passo è stato breve…

Quali studi hai fatto e cosa consigli ai giovani che, come te, vogliono diventare musicisti professionisti?

Ho seguito l’iter tradizionale di qualsiasi studente di musica in Conservatorio, accanto a medie e liceo, poi, quando ho scoperto la passione per la direzione d’orchestra, mi ci sono buttato a capofitto, cercando da subito di fare esperienza con piccoli gruppi di amici, per capire se poteva essere la mia strada. Appena diplomato in violoncello, ho cominciato a viaggiare, tra masterclass, concorsi e colloqui con direttori artistici, fino ad ottenere il primo concerto importante e cominciare a dar prova delle mie capacità. Ahimè, un consiglio non ce l’ho, ognuno costruisce la propria strada; l’unica possibilità, se veramente si ha passione e costanza, è insistere più che mai nel proporsi e farsi conoscere!

A 24 anni hai diretto già nei più grandi teatri d’Italia: c’è quindi futuro per i giovani in Italia? E’ ormai obsoleto il mito che vede l’impossibilità del successo in Italia se non per vie secondarie e scorciatoie?

Anche l’Italia sta lentamente cambiando, noto un’apertura ai giovani musicisti sempre maggiore e sincera, serve nuova linfa vitale nella scena musicale, da rinnovare e avvicinare ad un pubblico nuovo. Chi ha talento e dedizione viene sempre premiato, scavalcando qualsiasi raccomandazione.

Quest’anno affronti per la prima volta il ciclo di sinfonie di Beethoven a Parma. Come affronterai questo progetto?

Ho già diretto quasi tutte le nove sinfonie separatamente, si tratta quindi di opere che conosco bene; sarà interessante poterle approfondire in un periodo così ristretto, cercando collegamenti e rimandi tra l’una e l’altra alla ricerca dello spirito ancora vivissimo di un genio veramente immortale.

 Sei considerato uno delle promesse della direzione italiana: quali sono i tuoi progetti futuri? Come gestisci la pressione di queste aspettative che la gente ha su di te?

Mi attendono molti appuntamenti importantissimi, in Italia e all’estero, farò di tutto per meritarli a pieno con preparazione e impegno nei confronti della musica che amo. Quando salgo sul podio, ho la fortuna di riuscire ogni volta a restare solo con le note, qualsiasi stress, aspettativa o paura scompare, e penso solo a vivere con tutto me stesso le emozioni indescrivibili che mi trasmette la musica.

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