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Interviste sotto l’ombrellone: Rovigo, lidi ferraresi, Giuliano e Simona

Calto, Rovigo

9/06/2012
Parto da Verona per andare in vacanza ai lidi ferraresi, come sempre passo dalla bassa veronese e poi attraversiamo la provincia di Rovigo. Ogni anno passiamo dal paesino di Canda e stavolta il campanile, che di solito abbiamo come punto di riferimento in mezzo alla pianura, non è come al solito lì che svetta dritto e massiccio, ma è storto e avvicinandoci notiamo che l’intera chiesa è recintata, poiché pericolante. Al bar del paese vicino chiedo a dei signori seduti del terremoto, mi dicono che tutte le case vecchie e le chiese costruite qualche secolo prima sono inagibili, molte dovranno essere abbattute, specie i campanili, che “sembrano delle torri di Pisa” mi raccontano.
Che tristezza è vedere tutte questi edifici sbarrati, alcuni semi crollati e sentire la voce delle persone carica di paura, perché nonostante qui non ci siano stati grandi danni, morti o feriti “la sa sentia ben sa!”, insomma la scossa si è avvertita forte mi hanno detto.

 

10/06/2012
La sera vado al lido delle Nazioni e mi fermo in un bar a bere il caffè. Chiedo al ragazzo al banco del terremoto e mi dice che anche lì hanno avvertito la scossa. Però lo sento tranquillo, da loro non ci sono stati danni, poca paura, perché, mi spiega, col fatto che il loro suolo è prevalentemente sabbioso e non argilloso come nell’entro terra, il terremoto arriva loro attutito.
Strano sentire questo, nonostante in linea d’aria Rovigo e i lidi ferraresi siano a più meno la medesima distanza dagli epicentri del sisma.

 

15/06/2012
La mia ultima sera di vacanza qui ai lidi ferraresi, incontro Giuliano e Simona.
Abitano a Gualtieri, in provincia di Reggio Emilia, lo stesso paese di Ligabue il pittore. Mi dicono che nel loro piccolo paese non ci sono stati gravi danni, solo il municipio è chiuso, poiché presenta un’evidente crepa.

Nel paese vicino Reggiolo, però, gli sfollati ci sono, le persone dormono in tendopoli allestite nei parcheggi, là gli edifici storici non esistono più. Gli speculatori, come al solito presenti in situazioni di necessità, noleggiano camper a cifre come 180,00 euro al giorno.

Sono crollati anche edifici piuttosto recenti a Reggiolo, si meravigliano del terremoto perché la loro non è zona sismica. Le autorità sbarrano gli stabili, le strade sono piene di calcinacci delle case. Quelli che ci rimettono alla fine sono i soliti: poveri ed extracomunitari.

La protezione civile è presente sul territorio, con il contributo di una rete di volontariato molto attiva. Anche la croce rossa partecipa, qui per la comunità pakistana e altri stranieri di religione musulmana vengono preparati pasti appositi.

In queste zone dopo la scossa del 20 maggio si era tornati alla normalità, ma dopo il secondo sisma, quello del 29 maggio delle ore 9.00 circa, si sono chiuse le scuole, non perché inagibili, ma per sicurezza, per evitare situazioni di paura o panico fra le persone e i bambini.
I danni qui sono stati pochi, ma in molti hanno paura e non si fidano e anche se le loro abitazioni sono agibili, preferiscono dormire nelle tende. Altre strutture pubbliche, come gli ospedali, sono operativi e non sono stati evacuati.

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