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“Raccontami una storia”: l’esplosivo programma di Sara e Andrea

1) Sara e Andrea. Conduttori del programma radiofonico “Raccontami un storia” in onda ogni giovedì su fuoriaulanetwork dalle 17. Chi siete, cosa fate, ma soprattutto da dove nasce questa strana coppia. Vi ispirate a qualche personaggio specifico oppure vi affidate completamente alla vostra personalità?

Andrea: Quasi 23enne. Della Provincia di Brescia, in particolare del paese di quella barista che si denuda il venerdì sera, approdo a verona nel 2009. Conosco la Pranda alla fine di quell’anno, ma è solo un semplice “ciao” “ciao” Come coppia vera e propria nasciamo ad Ottobre 2010 quando a seguito di numerose vicissitudini ci troviamo a condividere casa. è amore a prima vista, almeno da parte mia, da parte sua sinceramente dubito. Il nostro battesimo radiofonico è ad Ottobre 2011, nonostante io in precedenza avessi già seguito un corso di linguaggi radiofonici. Inizialmente siamo singoli spaiati che aiutano con il giornale radio, a Marzo 2012 pensiamo ad un programma d’intrattenimento di cui siamo autori e conduttori che si chiama “Raccontami una storia”.

Sara: La nostra coppia come amici-coinquilini nasce da un messaggio privato in facebook in cui Andrea, che avevo solo visto di sfuggita a qualche esame del primo anno, mi chiedeva se per caso conoscessi qualcuno che cercava un coinquilino. Mi sono offerta come ”volontaria” dal momento che anche io ero nella stessa situazione, e così, un giorno di fine Settembre, mentre lui era in un’aula a sostenere l’esame di Tutorato di Latino io ho fatto colazione con sua madre, donna adorabile, ed è stata fatta, attraverso i suoi racconti mi sono ”innamorata” di Andrea, insomma, un amore indiretto. Io chi sono? Sono una secchiona, di quelle che passa le notti sui libri, ma che, se può, trascorre  le notti sveglia per le strade di Verona passando da un bar all’altro con gli amici, Andrea compreso, tenendo i tacchi anche 17 ore di fila, e poi invitando tutti a casa nostra per una pasta notturna. Per quanto riguarda l’ultima parte della prima domanda, bisogna dire che noi siamo dei chiacchieroni nati, parleremmo per ore e ore di qualunque cosa, ci piace comunicare, avere un contatto con gli altri. Non ci ispiriamo a nessuno, non per presunzione, ma perchè siamo noi stessi anche davanti ai microfoni, siamo proprio così in casa, in Università, alle feste ed essere se stessi si sa che è sempre la cosa migliore.

2) Perché questo titolo? Le storie dei giorni nostri, visti i tempi che pià che correre arrancano, assomigliano sempre di più a racconti horror.

A: Il titolo nasce da un ammasso di parole nella mia testa che, ragionandoci, abbiamo notato essere perfette per ciò che volevamo esprimere. Nel programma estraiamo da una favola Disney un tema e ne discutiamo in puntata. Perciò la “storia” del titolo è da un lato la storia Disnety e dall’altro quella personale inerente al tema. La favola diventa quindi uno spunto, un punto di partenza da cui slegarci e cercare d’attuare una riflessione più ampia.

S: Il titolo è assolutamente banale, ma paradossalmente perfetto. Abbiamo passato serate e giorni interi alla ricerca di un’alternativa più accattivante, ma nessuna esprimeva appieno, come questo, il concetto ambivalente che sta alla base del programma: Partire dalle Storie Disney per raccontare le Storie dei nostri Ospiti, quelle mie e di Andrea e quelle di chi ci vuole lasciare un pezzetto della sua vita su facebook. La domanda che ci poniamo, se può esistere ancora o meno il lieto fine, è sarcastica e vuole condurre a una riflessione visti, appunto, i tempi che corrono. La risposta varia molto da persona a persona e noi vogliamo raccoglierle tutte.

3) Da dove questa passione per la radio e quali sono i vostri sogni futuri?

A: I miei sogni sono tanti e confusi. Ho paura a dargli forma nella mia testa, figuriamoci a scriverli nero su bianco. Di base c’è la voglia di fare qualcosa di creativo e non banale, in cui i giorni non diventino la pedissequa ripetizione l’uno dell’altro. Mi piace mettermi alla prova, sperimentare nuove strade per riuscire a sorprendermi e dare magari forma al mio futuro. Il desiderio d’iniziare a fare radio deriva un pò da questo, principalmente dalla curiosità di vedere com’è.

S: La passione per la radio nasce fin da piccina, quando spolveravo casa ascoltando la radio e anzichè cambiare stazione quando finiva la canzone, io la cambiavo quando gli speaker smettevano di parlare. Tutt’oggi adoro la parte parlata della radio, è ovvio che anche la musica è importante, anzi fondamentale, ma se devo dire la verità è quella la parte che mi ha fatto piacere la radio, è una compagnia costante, è non sentirsi mai soli. Per il futuro sto cercando la ricetta perfetta per unire le mie due aspirazioni antitetiche: avere la casa e la famiglia della Mulino Bianco conducendo una vita lavorativa alla maniera di Tomb Raider

4) Ultima domanda: perché i lettori dovrebbero ascoltare il vostro programma? 

A: I lettori dovrebbero ascoltare il nostro programma per un milione di ragioni diverse. Perché siamo belli, simpatici, buoni. Perché mettiamo canzoni abbinate al tema di discussione, non sporchiamo per terra e il Giovedì dalle cinque alle sei non c’è davvero nulla in televisione. Perché abbiamo la freschezza dei vent’anni, non ci facciamo problemi a mandarci al diavolo e chi c’ascolta può sentirci senza dover rinunciare al quotidiano cazzeggio su facebook. Onestamente non sono sicuro ci sia un motivo per cui valga la pena ascoltarci, ma sono sicuro che non ci sia una reale e valida ragione per non ascoltarci del tutto. Quindi, tra l’ascoltarci e il non ascoltarci, io direi d’ascoltarci.

S:Dovrebbero ascoltarci perchè gli regaleremmo davvero un’ora a lieto fine. Si sa che ridere un poco ogni giorno fa bene alla salute, ecco, noi siamo quella dose che rende la giornata migliore. Dovrebbero ascoltarci perchè affrontiamo riflessioni importanti, specie per noi giovani, in modo irriverente, allegro e simpatico. Dovrebbero ascoltarci perchè teniamo compagnia e perchè cerchiamo di andare dritti al cuore di ognuno dei nostri ascoltatori come, speriamo, loro riescano a sentirsi dentro il nostro studio.

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