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Clima: cos’è cambiato dal Seicento

Senza dubbio, la questione climatica è una delle più discusse degli ultimi anni. L’aumento delle temperature legato all’attività dell’uomo sta destando grande preoccupazione e le prospettive non sono delle migliori.

Uno dei problemi legati alla meteorologia, scienza relativamente giovane, è però quello di riuscire a rapportare i dati odierni con quelli passati, spesso considerati inattendibili. Una svolta, da questo punto di vista, ci riporta nel luogo in cui la meteorologia è nata. Firenze, 1657: un gruppo di scienziati, sotto la protezione di Ferdinando II de’ Medici, inizia ad indagare i fenomeni atmosferici utilizzando, per la prima volta, il metodo scientifico sperimentale. I tempi sono certamente diversi e così lo sono anche le unità di misura: non vi era né il grado centigrado che conosciamo noi, ma una scala la cui base corrisponde ad 1,4 volte il grado moderno, né una misura di tempo come la nostra. Ogni 3 o 4 ore, per i successivi 30 anni, i monaci benedettini o i gesuiti, dai loro monasteri, annotavano i dati segnati sui termometri che gli erano stati forniti, creando una serie di tabelle ricchissime di informazioni.

Per la prima volta, ora, questi dati, risalenti a tre secoli e mezzo fa, sono stati giudicati attendibili e quindi possono essere confrontati con quelli odierni, o, meglio, con quelli dell’ultimo trentennio di cui sono a disposizione le misurazioni complete, quello che va dal 1961 al 1990. Risultato? Le temperature medie di Firenze, in estate, sono aumentate, mediamente, solo di 0,18 gradi centigradi, mentre gli inverni di oggi sono più caldi di circa un grado. Misure, insomma, meno catastrofiste di quanto ci si sarebbe aspettati, che non escludono però il problema dei cambiamenti climatici: solo con le rilevazioni del trentennio iniziato nel 1991 e che finirà nel 2020 sarà possibile esprimere con certezza l’entità dei mutamenti che stiamo vivendo

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