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Il ritorno sulla Luna parla russo

Quaranta anni: tanto è passato dall’ultima volta che un uomo, lo statunitense Eugene Cernan, ha messo piede sulla Luna. Era il 14 dicembre 1972 e quel giorno, con la missione Apollo 17, finì ufficialmente la corsa allo spazio che aveva infiammato gli anni della guerra fredda. Ora i tempi sono di certo cambiati, ma il fascino dell’unico satellite naturale della Terra non è certo diminuito. Per questo, l’ente spaziale russo ha annunciato la ripresa di un programma volto a riportare l’uomo sulla Luna entro il 2030.

L’esplorazione dello spazio da parte dell’uomo inizia ufficialmente il 12 aprile 1961, con la prima orbita attorno al nostro pianeta del cosmonauta russo Yuri Gagarin, dopo un frenetico decennio di ricerche spaziali che, più che per la loro utilità scientifica, avrebbero portato prestigio alle fazioni concorrenti. Meno di dieci anni dopo, il 21 luglio 1969, gli USA risposero al successo russo con la missione Apollo 11, che portò i primi due uomini a toccare il suolo lunare. Nei successivi tre anni altre cinque missioni Apollo toccarono portarono dieci uomini sul satellite, ma da quel 1972, a causa della mancanza di fondi ed essendo venuta meno l’utilità politica delle spedizioni, nessun uomo ha più messo piede sulla Luna.

Ora, tuttavia, l’agenzia russa Roscosmos sembra intenzionata a riprendere la corsa al satellite. Alla base di questa decisione ci sarebbero le nuove scoperte scientifiche, come la presenza dell’acqua sulla Luna, e la prospettiva di nuove risorse energetiche, grazie all’utilizzo dell’elio-3, un isotopo dell’elio rarissimo sulla Terra e che, se utilizzato nelle centrali a fusione nucleare, sarebbe in grado di produrre grandi quantità di energia senza scorie.

La prima tappa del programma russo, datata 2015, prevede il primo sbarco di una sonda che analizzerà il terreno in vista di quello che è l’obiettivo ultimo della missione: la creazione di una base spaziale sulla superficie lunare, dove vi sarà una popolazione fissa di cosmonauti.

L’ambizioso progetto ricalca perfettamente il cambiamento dei tempi rispetto alla corsa allo spazio degli anni della guerra fredda: la Russia si è infatti detta pronta a collaborare con chiunque sia interessato al progetto. Purtroppo, però, la collaborazione sarà probabilmente ristretta: gli Stati Uniti hanno accantonato l’esplorazione cosmica per il momento e gli interessi dell’Europa sono troppo divisi per trovare un accordo comune. Solo la Cina sembra voglia dare il pieno consenso, mentre, probabilmente, la Germania parteciperà in maniera ristretta aiutando a sviluppare uno dei rover che verranno spediti sul satellite.

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