Su Marte c’è vita: le prove dal 1976 Reviewed by Momizat on . Il pianeta rosso è certamente il più simile alla nostra Terra. L'ultimo dei pianeti rocciosi è sempre stato, perciò, al centro dell'attenzione di studiosi e non Il pianeta rosso è certamente il più simile alla nostra Terra. L'ultimo dei pianeti rocciosi è sempre stato, perciò, al centro dell'attenzione di studiosi e non Rating:
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Su Marte c’è vita: le prove dal 1976

Il pianeta rosso è certamente il più simile alla nostra Terra. L’ultimo dei pianeti rocciosi è sempre stato, perciò, al centro dell’attenzione di studiosi e non perché considerato come il candidato più adatto, a portata di shuttle, ad ospitare delle elementari forme di vita. La sua posizione, poco più distante di noi dal Sole, la sua atmosfera rarefatta e l’inclinazione del suo asse non rendono le condizioni climatiche particolarmente ostili e vi sono prove della presenza di ghiaccio che, stando alle ultime immagini, sarebbe in grado di passare allo stato liquido durante le estati marziane.

Le numerose missioni, tuttavia, non hanno finora evidenziato alcuna presenza di attività biologica, o almeno così si pensava. Infatti, nuove analisi sui risultati di una missione del 1976 avrebbero mostrato l’esistenza di forme di vita microbiche all’interno del suolo del pianeta.

In quell’anno due sonde della Nasa, le Viking, intrapresero una missione il cui scopo era quello di osservare Marte sia dallo spazio sia direttamente in superficie, attraverso dei lander che riuscirono anche a prelevare dei campioni di terreno. Il terriccio marziano, una volta in mano agli scienziati, fu sottoposto a quattro esperimenti che prevedevano delle variazioni di temperatura e delle somministrazioni di sostanze nutrienti  per stimolare le attività di elaborazione delle sostanze solitamente compiute dai microbi, che trovano manifestazione in determinati rilasci gassosi. All’epoca, uno di questi test aveva mostrato il rilascio di piccole quantità di anidride carbonica marcate con le molecole dell’elemento nutriente aggiunto, ma, dal momento che gli altri tre non avevano dato i risultati sperati, si pensò che il gas liberato provenisse da alcuni naturali processi chimici.

Ora, tuttavia, il caso sembra essersi riaperto: l’International Journal of Aeronautical and Space Sciences ha infatti pubblicato i dati di uno studio di alcuni studiosi, tra cui l’italiano Giorgio Bianciardi, che, applicando un modello matematico, credono di aver individuato la fonte di quei rilasci gassosi di 36 anni fa: non un processo chimico-fisico, ma  metabolico, che testimonierebbe così la presenza di vita, almeno a livello microbico, sul pianeta rosso.

Una ricerca che senz’altro farà discutere, in particolare perché basata su dati preistorici, dal punto di vista tecnologico. I dubbi saranno probabilmente chiariti nel prossimo futuro, con le prossime missioni verso Marte, in particolare Curiosity, che atterrerà in agosto.

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