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Fashion Victim

Fashion victim, lettrelmente vittime della moda. E’ quello che emerge dal rapporto divulgato dall’associazione ambientalista Greenpeace che ha fatto analizzare al laboratorio 141 capi di abbigliamento delle più prestigiose brand della moda: Armani, Benetton, Gap, Esprit, H&M, Zara, Kalvin Klein e molti altri.
I dati ottenuti da questo rapporto mostrano come circa i due terzi dei prodotti contengono sostanze chimiche pericolose che possono alterare il sistema ormonale dell’uomo, in particolare nei soggetti più predisposti e deboli come donne e bambini, inoltre talune sostanze se rilasciate nell’ambiente possono essere cancerogene.
La maggior parte dei capi di abbigliamento sono prodotti in industrie tessili nei paesi del terzo mondo dove non sono presenti norme ambientali inquinando le falde acquifere con contaminanti provocando enormi danni all’ecosistema della zona. In particolare il marchio Zara si è rivelata la brand che ha provocato più disastri ambientali e che vanta in negativo il numero più alto di prodotti con sostanze tossiche.
Secondo le parole di Alessandro Giannì, direttore delle campagne di Greenpeace Italia, di un prodotto su sei è impossibile risalire all’origine; se consideriamo che ogni anno vengono prodotti nel mondo circa ottanta miliardi di capi si può facilmente intuire quale sia la gravità della situazione.

È un doppio dramma sia per i paesi produttori che per quelli importatori perché entrambi sono sottoposti a un elevato rischio di inquinamento. Penso che la gente deve imparare a domandarsi da dove proviene ciò che indossano ma dall’altra parte le case di moda dovrebbero dire cosa utilizzano e si dovrebbe fare una legge che regoli l’utilizzo di talune sostanze.

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