2 luglio 1993: Italiani in battaglia al checkpoint “Pasta”, Mogadiscio. Reviewed by Momizat on . La Somalia all'inizio degli anni '90 era un Paese in preda al caos. Dal 1969, infatti, dopo la presa del potere del generale Siad Barre, iniziarono a formarsi s La Somalia all'inizio degli anni '90 era un Paese in preda al caos. Dal 1969, infatti, dopo la presa del potere del generale Siad Barre, iniziarono a formarsi s Rating:
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2 luglio 1993: Italiani in battaglia al checkpoint “Pasta”, Mogadiscio.

La Somalia all’inizio degli anni ’90 era un Paese in preda al caos. Dal 1969, infatti, dopo la presa del potere del generale Siad Barre, iniziarono a formarsi sempre più gruppi di guerriglieri che si opponevano al potere centrale. Nel 1991 Barre viene deposto e si scatena una lotta sempre maggiormente violenta da parte delle tribù dei “Signori della guerra”. Così l’Onu decide di dare avvio a tre missioni di pace tra il 1992 e il 1995 per mantenere l’ordine nel Paese e assicurare l’arrivo degli aiuti umanitari.

CHECKPOINT “PASTA” Anche le Forze armate italiane partecipano alle operazioni con 2.106 uomini, navi, aerei ed elicotteri. E’ in questo contesto che il 2 luglio 1993 avviene a Mogadiscio, capitale somala, la famosa “Battaglia del pastificio”. Quel giorno, due colonne meccanizzate italiane, composte principalmente da paracadutisti delle brigate Folgore e della Nembo, avevano il compito di rastrellare un quartiere settentrionale della città alla ricerca di depositi di armi dei guerriglieri ribelli del capo locale Aidid. L’operazione si svolgeva nei pressi di un posto di blocco denominato appunto “Pasta”, essendo nei pressi di un pastificio risalente agli anni della colonizzazione italiana, lungo la Via Imperiale.

Durante il rastrellamento, all’improvviso gli abitanti delle baracche iniziano a scendere in strada e a insultare e a bersagliare con sassi i militari italiani: evento strano, dato il buon rapporto fino ad allora esistente con la popolazione. Si iniziano a udire colpi di fucile sparati in aria e gli italiani percepiscono che la situazione sta sfuggendo di mano. I soldati esplodono qualche colpo intimidatorio, il generale Bruno Loi decide di ripiegare verso la base per evitare inutili tensioni. Nonostante la ritirata, vengono però innalzate barricate allo scopo di bloccare i mezzi italiani, mentre i miliziani somali sparano verso i nostri soldati: dopo più di 50 anni, i militari italiani si trovano in un’azione di guerra. La mente va al mese precedente quando in un attacco morirono 23 caschi blu pakistani nell’ambito della stessa missione di pace.

BATTAGLIA Accorrono immediatamente come rinforzo alcuni incursori paracadutisti e si risponde al fuoco con mitragliatrici e bombe a mano: viene colpito da una raffica di kalashnikov il Sergente Maggiore incursore Stefano Paolicchi. Colpito all’altezza della milza, nell’unica parte non protetta dal giubetto antiproiettili, muore dopo poco: aveva 30 anni.

Nel protrarsi degli scontri, viene colpito da un RPG un blindato italiano. Il paracadutista Pasquale Baccaro, 21 anni, mentre sta azionando la sua mitragliatrice MG, viene colpito dall’esplosione sulla gamba sinistra amputandogliela di netto. Resisterà per qualche minuto, ma la lacerazione è troppo grave e morirà dissanguato. Gli altri componenti del mezzo restano gravemente feriti, ma vengono evacuati in tempo.

Una jeep italiana armata di mitragliatrice, nella confusione della battaglia, viene rubata da miliziani somali ma poco dopo colpita e distrutta da un razzo di un elicottero “Mangusta”, al battesimo del fuoco. Arrivano al pastificio altri tre blindati e un “Centauro”, dalla torretta del quale è esposto per dirigere il fuoco del suo mezzo il 21enne sottotenente Andrea Millevoi: colpito da una raffica di mitra, muore poco dopo.

Nel frattempo i soldati italiani continuano a essere bersaglio del fuoco dei miliziani che si nascondono tra la popolazione e tra le case. Tra i nostri militari sale il numero dei feriti, che saranno 23 alla fine dell’operazione, fra cui il sottotenente Gianfranco Paglia, 23 anni, che perderà l’uso delle gambe. Con la situazione sempre più critica un carro armato M-60 spara col cannone su un gruppo di container dai quali i miliziani aprivano il fuoco. I mezzi e i soldati italiani iniziano a ritirarsi e tornano alla base. I ribelli di Aidid contarono 187 morti e 400 feriti.

Alcuni mesi dopo avverrà l’abbattimento a Mogadiscio di due elicotteri americani e la morte di 19 soldati statunitensi, evento che ispirò il film Black Hawk down. La missione di pace si avviava alla fine senza aver avuto successo.

In Italia invece, la morte di due giovani militari di leva, aprì il dibattito per l’abolizione del servizio militare obbligatorio.

 

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