23 febbraio 1956. Khruščёv dà inizio alla “destalinizzazione”. Reviewed by Momizat on . [caption id="attachment_8004" align="alignleft" width="135" caption="Nikita Kruscev"][/caption] Tra il febbraio e il marzo 1956 a Mosca si svolgeva il XX congre [caption id="attachment_8004" align="alignleft" width="135" caption="Nikita Kruscev"][/caption] Tra il febbraio e il marzo 1956 a Mosca si svolgeva il XX congre Rating:
Home » Storia » 23 febbraio 1956. Khruščёv dà inizio alla “destalinizzazione”.

23 febbraio 1956. Khruščёv dà inizio alla “destalinizzazione”.

Nikita Kruscev

Tra il febbraio e il marzo 1956 a Mosca si svolgeva il XX congresso del PCUS (Partito Comunista dell’Unione Sovietica). Questo congresso sarà ricordato nella storia per il Rapporto Khruščёv, vero cambiamento nella linea politica sovietica.
Nikita Sergeevič Khruščёv era il segretario del PCUS e il suo rapporto sarà rivelato nei mesi successivi dagli americani, anche se la sua versione completa diverrà pubblica solo nel 1989.

Cos’era il Rapporto Khruščёv? Era l’inizio della “destalinizzazione”, l’avvio di una politica tesa a rilanciare l’economia e la dimensione socio-politica del gigante sovietico per raggiungere la potenza statunitense. Questo intento era realizzabile, secondo Khruščёv, partendo da una revisione della figura di Jozef Stalin (1879-1953) , autocrate dell’URSS dal 1924 al 1953. Sino ad allora infatti Stalin era esaltato e quasi idolatrato considerato padre dei popolimaestro e guidadifensore degli oppressi e della pace, oltre ad essere un eroe della Grande guerra patriottica (così i russi chiamano il fronte orientale della Seconda guerra mondiale).

Secondo il Rapporto, invece, Stalin era un brutale tiranno megalomane, un sadico paranoico ed assassino, un teorico da farsa, un

L'Unità scrisse: "Stalin è morto. Gloria eterna all'uomo che più di tutti ha fatto per la liberazione e per il progresso dell'umanità. Il Capo dei lavoratori di tutto il mondo si è spento ieri sera a Mosca alle 21:50"

persecutore di innocenti, il responsabile della Guerra fredda. Insomma, veniva stravolta una figura che l’Occidente vide come demoniaca, e difesa dai comunisti che la bollavano come falsa propaganda.

Stalin venne accusato di diversi crimini:

  • persecuzione ed eliminazione di 70 dei 133 componenti del PCUS del 1937, oltre che fucilazione del comandante dell’Armata rossa e di 5000 ufficiali.
  • torture fisiche effettuate contro gli avversari politici al fine di ottenerne una confessione di colpevolezza
  • fucilazione di tre quarti dei delegati del XVII congresso del PCUS, durante il quale alcuni parlarono male di Stalin
  • maltrattamento e minacce da parte di Stalin verso la vedova di Lenin: se avesse osato parlare in pubblico del marito, sarebbe stata accusata di non essere mai stata sua moglie
  • fece assassinare o costrinse al suicidio alcuni suoi intimi amici e vertici del PCUS per avere il potere più assoluto
  • disponendo di questo potere illimitato, era impossibile esprimere dissenso, anche all’interno del partito
  • Stalin formulò il concetto di “nemico del popolo”. Questo termine rese automaticamente superfluo che gli errori ideologici in una controversia venissero provati permettendo l’uso della repressione più crudele
  • deportazione di alcune popolazioni caucasiche (ingusci, ceceni, balkari)
  • per eliminare la memoria dell’ex despota, la città di Stalingrado per volere di Khruščёv cambiò il nome in Volgograd (peraltro attuale).

In realtà queste accuse non portarono a un aumento di libertà e a una vera democrazia. Nonostante iniziasse una stagione denominata “disgelo”, in cui si ebbe maggiore tolleranza culturale e un relativo miglioramento dei rapporti con il mondo occidentale, la politica comunista non cambiò di molto. Lo dimostrò la rivolta ungherese di quell’anno, in cui i “compagni” magiari furono ricondotti sulla retta via indicata dai tank sovietici che invasero Budapest; e l’installazione da parte di Khruščёv di missili russi sull’isola di Cuba nel 1962, provocazione che portò il mondo intero sull’orlo del baratro della guerra atomica.

IL MOTIVO. Ma perché Khruščёv decise di accusare il suo predecessore? C’è da ricordare che poco prima venne eliminato Beria (il capo della polizia segreta), e con lui tutto il suo archivio, che provava la partecipazione di Khruščёv stesso con il vertice del PCUS alle repressioni volute da Stalin, ora invece additato come unico colpevole. Inoltre nel 1955 finirono di scontare la loro pena molti prigionieri politici presenti nei gulag. Ora, Khruščёv dovette scegliere se forzare la mano (ma forse avrebbe rischiato troppo) e far prolungare la detenzione dei reclusi, oppure se lasciarli liberi (ma in questo modo la denuncia degli abusi staliniani sarebbe venuta “dal basso” rischiando di travolgere l’elite del PCUS), oppure se anticipare egli stesso la demonizzazione del crudele tiranno, salvando in questo modo i vertici dell’URSS. Scelse quindi quest’ultima opzione.

PAURA A quanto pare la prova sarebbe nei verbali di quel congresso. Khruščёv disse: “Adesso possiamo essere noi gli accusatori. Se stiamo zitti, la verita’ comunque uscira’ fuori un giorno e noi finiremo sul banco degli imputati“. E ancora “Se aspettiamo il XXI Congresso sarà già troppo tardi, ammesso che riusciremo a giungervi, senza essere prima accusati”.
Che fossero implicati in suddetti crimini anche i membri del PCUS, lo si può osservare in un plenum del PCUS del 1957. Si discusse dei crimini di Stalin e dell’implicazione in essi dei vertici del partito post-staliniani. Dai verbali risulta che si discusse della fucilazione di 300 ferrovieri fra il 1937-’38, in quanto “nemici di classe”, compiuta da Kaganovich, che nel 1957 era vicepresidente del consiglio dei ministri. Zuchov, generale che conquistò Berlino, disse a Kaganovich:  “Se il popolo sapesse quanto sangue avete sulle mani vi accoglierebbe a sassate, non con applausi…”

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0.0/5 (0 votes cast)

Lascia un Commento

*

© 2012 il Ritaglio.it - Il Ritaglio è un blog ad indirizzo giornalistico e pertanto non è una testata registrata. |

Torna su