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Il vostro 25 aprile. La Resistenza vista dalla gente comune.

Su segnalazione di alcuni lettori pubblichiamo le esperienza di parenti, amici, o testimonianze raccolte da chi ci ha contattati per raccontare la Resistenza e la Guerra civile 1943-’45 vista con gli occhi dei semplici cittadini.

Manuela ci ha segnalato alcune testimonianze raccolte dall’Associazione Ottonese XXV Aprile con la quale collabora.
La prima riguarda Dario, un ex partigiano che combatté nella zona di Genova. Militare 19enne in servizio in Croazia contro i partigiani di Tito, dopo l’8 settembre fece ritorno a casa, dove si presentarono i carabinieri perché doveva ripresentarsi sotto le armi. Disertò subito dandosi alla macchia e unendosi alle prime formazioni partigiane della Val Trebbia che poi confluirono nella Brigata Garibaldi “Jori”, della 3a divisione Garibaldi “Cichero”. In seguito partecipò alla liberazione di Genova. Proprio mentre era accampato con i suoi compagni sopra alla città, il suo reparto fu bombardato dagli americani che li scambiarono per tedeschi. La mattina del 23 aprile “Bisagno”,il comandante della Divisione ordinò di scendere in città dove i partigiani conquistarono il primo forte. Poco dopo aiutarono una compagni della Guardia di Finanza che era accerchiata dai tedeschi, poi liberarono 2000 prigionieri. All’arrivo degli Alleati il 27 aprile, Genova era libera.

 

Marilù porta la testimonianza della propria famiglia.

Nel mio peasino in Abruzzo nacque la Brigata Maiella e ne vado fierissima! Ricordi diretti non ne ho perche’ non ero nata, quello che so è grazie ai miei genitori, nonni e tutti coloro che vissero quei terribili anni del fascismo e della guerra. Mia madre mi raccontava che mio nonno e suo fratello (17 anni) furono presi dai tedeschi, ma poi liberati, per fortuna. Sempre la mia mamma, che era una ragazzina, fu colpita dalle schegge di una bomba e un giovanissimo soldato tedesco la prese in braccio e la portò dai dottori! Il palazzo, nella piazza del paese, dove abitavano gli zii di mia madre era stato eletto dai tedeschi al loro quartiere generale. Lei andava portare cibo a degli uomini che si erano nascosti per non farsi prendere dai tedeschi. Poi mi raccontò i giorni della battaglia del Sangro (Novembre-dicembre 1943, ndr), dove combatterono soprattutto gli inglesi, e la distruzione con bombe da parte dei tedeschi del paese di Gessopalena, attuato per fermare l’avanzata degli alleati. (…)  Non vi era giorno che lei non mi ricordasse quanto ci e’ costata la liberta’ e di tenere sempre come guida i valori dell’antifascismo.
Ogni anno, quando torno in Italia, vado a visitare il cimitero inglese ove sono sepolti tutti i soldati che morirono durante la battaglia del Sangro. La mia gratitudine per loro e’ eterna, come lo e’ per i nostri cari Partigiani!

Alissa riporta le memorie del nonno Lorenzo.

Il 25 Aprile 1945 aveva solo 10 anni. Ricorda il periodo della guerra a Villaberza, frazione di Castelnuovo ne’ Monti (Reggio Emilia), un verde paesino di pochissimi abitanti situato sull’appennino reggiano. Qui la Liberazione ha significato principalmente una cosa: la fine del terrore. Lorenzo ricorda ancora le truppe tedesche aggirarsi tra le case e le stalle, prendere tutto ciò che volevano, minacciando e talvolta uccidendo i contadini. Dopo l’8 settembre inizia la Resistenza: moltissimi partigiani si trovano in quella zona, e combattono contro la Germania. L’anziano ricorda le terribili rappresaglie dei tedeschi: per ogni soldato ucciso dai partigiani, dieci abitanti venivano fatti fuori. Le famiglie ospitavano i partigiani nelle loro case, anche se era molto rischioso, più per obbligo di questi che per patriottismo, e spesso si rivelavano anche peggiori dei tedeschi nei comportamenti. Ma più di tutto questo, per Lorenzo il 25 Aprile, la Liberazione, ha significato che suo padre “non doveva più nascondersi, perché non aveva più paura che i tedeschi lo andassero a prendere”.

Francesco invece ci ha inviato le memorie della nonna Antonia.

Abitava in un piccolo paesi di campagna della provincia veronese. I tedeschi presero la sua casa come “quartier generale” della piccola guarnigione di soldati, ma lei ha sempre raccontato che si comportarono bene sia con lei, nonostante il marito fosse un soldato prigioniero in Germania, sia nei confronti degli abitanti. Eccezion fatta per i due farmacisti ebrei che furono deportati e non tornarono più. Antonia ricorda bene quando nacque suo figlio, mio padre, nel 1944, il quale di ammalò subito di polmonite. Un soldato tedesco del “quartier generale”, quando lo venne a sapere  prese subito l’auto e si diresse a Verona (che in quei giorni era sotto bombardamento) per prendere alcune dosi di penicellina, grazie alla quale mio padre guarì.
Episodi di Resistenza non ci furono. Tuttavia, negli ultimi giorni dell’occupazione nel 1945 un gruppo di 5 abitanti si recarono armati nel luogo dove dormivano in tenda i soldati tedeschi per rapinarli. Nel tentativo quattro di loro morirono e l’unico superstite del gruppetto dei cinque venne ferito gravemente. Dopodiché i tedeschi fuggirono verso la Germania e compirono l’unico sopruso nei confronti della popolazione: rubarono le biciclette per scappare.

Renata, di famiglia giuliana, espone invece come fu vista la Liberazione nelle zone occupate dai partigiani jugoslavi.

Il 25 aprile a Trieste e’ stato vissuto in modo diverso. Si era saputa la notizia (della liberazione, ndr), ma molti l’avevano presa come una non buona notizia perche’ era la certezza che non ci sarebbe stata piu’ alcuna forza vera ad opporsi all’avanzata titina. In effetti il 1 maggio le forze di Tito entravano in Trieste. Fu uno dei giorni piu’ tristi. Una vecchia maestra fu trascinata per le scale facendole sbattere la testa sui gradini perche’ si era rifiutata di esporre il tricolore solo per il pezzetto rosso. Altri furono menati o uccisi perche’ si rifiutarono di oltraggiare la bandiera usandola come straccio per i pavimenti. I titini sfilavano per Trieste con le donne loro che urlavano “Trieste e’ nostra!”. Ecco, ci furono triestini che presagirono questo fin dal 25 aprile. I filocomunisti, invece, esultarono il 25 aprile sentendo, anche loro, che ormai la strada al comunismo era spianata.
Abitando ora a Verona mi accorgo che la nostra Storia e’ proprio un’altra Storia.

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