La storia del “Lady be good” Reviewed by Momizat on . Abbiamo recentemente trattato di due aerei della II guerra mondiale dispersi e ritrovati dopo decenni nel deserto africano: il bombardiere S79 italiano e il cac Abbiamo recentemente trattato di due aerei della II guerra mondiale dispersi e ritrovati dopo decenni nel deserto africano: il bombardiere S79 italiano e il cac Rating:
Home » Storia » La storia del “Lady be good”

La storia del “Lady be good”

Abbiamo recentemente trattato di due aerei della II guerra mondiale dispersi e ritrovati dopo decenni nel deserto africano: il bombardiere S79 italiano e il caccia P-40 inglese.

Tuttavia esiste anche un terzo caso simile, quello riguardante il B-24 D Liberator statunitense denominato “Lady be good”. Il velivolo nel 1943 era di stanza a Soluch (sulla costa della Cirenaica, in Libia) e venne dato per disperso il 4 aprile 1943 dopo che non fece ritorno alla base al termine della missione di bombardamento su Napoli. Si ritenne infatti che l’aereo fosse caduto nelle acque del Mediterraneo. Ma non fu così.

Il Lady be good, per alcuni problemi tecnici non partì insieme agli altri bombaridieri destinati alla medesima missione sulla città partenopea e volò isolato. L’ultima comunicazione con la base avvenne alle 00.12, quando il pilota Lt. Hatton chiamò affermando di avere problemi al radiogoniometro e chiedendo la posizione della base, dato che stava facendo ritorno in Libia. Non si può sapere se la risposta venne ricevuta. Poiché era senza radiogoniometro (indispensabile per sapere la propria posizione rispetto alla base), una volta avvicinatosi alla base libica, i colleghi da terra lanciarono segnali luminosi per guidare l’apparecchio in difficoltà, ma non vennero recepiti dall’equipaggio.

L’aereo continuò a volare nel deserto per circa due ore. Una volta terminato il carburante l’equipaggio si paracadutò e l’aereo si schiantò nel deserto. Probabilmente l’equipaggio credeva di essersi perso ancora sopra al Mediterraneo. Il mezzo, spezzato in due parti, venne però ritrovato nel novembre 1958 da un team di ricerche di una compagnia petrolifera, così come avvenne per i due casi analoghi precedentemente menzionati. L’ anno successivo partì una missione di recupero. Gli esploratori non trovarono nessuna traccia dei corpi dell’equipaggio, che sarebbero stati ritrovati solamente nel 1960. Una nuova missione americana infatti ritrovò i resti di cinque dei nove uomini di equipaggio, mentre altri oggetti rinvenuti a intervalli regolari verso nord fece pensare che altri uomini proseguirono la marcia sperando che una missione di soccorso individuasse le tracce lasciate. Vennero infatti ritrovati altri due corpi, uno 21 miglia più a nord del ritrovamento dei cinque compagni di bordo, e un altro alcune più a nord. Venne recuperato il diario del copilota Robert Toner, in cui erano descritte le sofferenze della camminata verso nord, e da cui traspare il fatto che gli uomini non sospettassero di essere così lontani dalla costa.

Il luogo di ritrovamento del “Lady be good”

Il nono uomo non venne mai ritrovato. Si suppone che il paracadute non abbia funzionato e che sia morto nell’impatto, dal momento che non era insieme ai suoi compagni di equipaggio.

Alcune parti del Lady Be Good sono in mostra al National Museum of the United States Air Force.

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0.0/5 (0 votes cast)

Commenti (1)

Lascia un Commento

*

© 2012 il Ritaglio.it - Il Ritaglio è un blog ad indirizzo giornalistico e pertanto non è una testata registrata. |

Torna su