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Insieme ma soli

“Ricevere un messaggio è come ricevere un abbraccio” ha detto Sherry Turkle, professoressa di scienze sociali all’Università

foto di Michael Jastremski

del Massachusetts e autrice di Insieme ma soli. Perché ci aspettiamo sempre più dalla tecnologia e sempre meno dagli altri. Ma è davvero così? Siamo davvero arrivati al punto di paragonare il calore dell’affetto umano con un banale dispositivo elettronico? Secondo Sherry Turkle si! Quando nel 1996 tenne il suo primo discorso per TEDtalks, aveva da poco pubblicato il suo primo libro in cui celebrava l’utilità della tecnologia. Qualche anno dopo dovette ricredersi, quando diversi studi dimostrarono i terribili effetti che essa può avere sulle persone e in particolare sulle relazioni. Essa non solo può cambiare ciò che le persone fanno, ma può addirittura cambiare ciò che le persone sono. Atteggiamenti che un tempo avremmo trovato profondamente irritanti, oggi fanno parte della nostra routine quotidiana, tanto da diventare qualcosa di perfettamente normale. Ne è un esempio l’uso del cellulare, così frequente in ogni momento della nostra giornata: in autobus, in classe, in ufficio, addirittura in auto. Le nuove tecnologie non hanno semplicemente annullato le distanze, hanno indebolito la nozione stessa di spazio. “Oggi ci ritroviamo in spazi pubblici senza nemmeno interagire. Ognuno è incollato al proprio dispositivo mobile, un dispositivo che funziona come portale di accesso ad altre persone, ad altri luoghi”. Come possiamo immaginare questo ha delle terribili ripercussioni nel rapporto con gli altri, ma anche nel rapporto con se stessi. Non solo impedisce una sana e autentica relazione con l’Altro, ma ostacola anche la nostra capacità introspettiva. Il paradosso sta nel fatto che usiamo la tecnologia per comunicare ed essere costantemente in contatto con gli altri, ma allo stesso tempo ci nascondiamo dietro lo schermo di un PC o di uno smartphone. La verità è che si è seriamente spaventati all’idea di instaurare una sincera relazione con l’Altro, che implica una condivisione completa di sentimenti ed emozioni, e si teme una conversazione nella vita reale che richiederebbe sincerità e, soprattutto non permetterebbe di cambiare ciò che si è.  Twitter, Facebook e gli altri social network permettono invece di mostrare solo ciò che vogliamo gli altri vedano. Ricevere un SMS o un commento su Facebook rappresenta nella nostra testa delle porte spalancate: una possibilità di guadagno, un’offerta di lavoro, come anche di svago, o una proposta sessuale. Allo stesso modo, un “mi piace” ci gratifica. La tecnologia, scrive Turkle, reifica l’Altro, riducendolo a mero strumento per supportare il fragile senso di noi stessi; e cosa ancora più grave ci colpisce dove siamo più vulnerabili. Perciò se ci sentiamo soli, ma allo stesso tempo abbiamo paura dell’Altro, essa ci dà la possibilità di essere in costante contatto con qualcuno senza sviluppare una vera relazione, e soprattutto di decidere in qualsiasi momento di interrompere il contatto. La verità è che, come sostiene Turkle nel suo libro, abbiamo perso la fiducia nel prossimo, non aiutiamo e non vogliamo essere aiutati, e cosa ancora più triste, ci aspettiamo molto di più dalla tecnologia, che da gli altri esseri umani.

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