Chi ha vinto? Prime conseguenze del voto Reviewed by Momizat on . Chi ha vinto le elezioni? No cari miei. Oggi la domanda non è più quella. Di solito è lecito attendersi che, dopo una qualsiasi tornata elettorale (dalle ammini Chi ha vinto le elezioni? No cari miei. Oggi la domanda non è più quella. Di solito è lecito attendersi che, dopo una qualsiasi tornata elettorale (dalle ammini Rating: 0
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Chi ha vinto? Prime conseguenze del voto

Chi ha vinto le elezioni? No cari miei. Oggi la domanda non è più quella. Di solito è lecito attendersi che, dopo una qualsiasi tornata elettorale (dalle amministrative alle votazioni per rinnovare il comitato della bocciofila locale), ci sia un contendente che appare raggiante davanti al mondo urlando a gran voce la vittoria, mentre da altri luoghi facce scure e cupe prevedono un “forte esame di coscienza” per gli sconfitti. Lunedì sera è successo un caso unico. Vendola, intervenuto a tarda serata in una trasmissione elettorale, ha detto che spetta al centrosinistra formare un governo. Berlusconi si annuncia vincente, Grillo pure. Tutti hanno vinto, giusto. Tutti sono soddisfatti. Ma Pierluigi Bersani, piacentino e dunque molto pragmatico certe volte, ha atteso ben 28 ore dalla chiusura dei seggi per parlare. E ha ribadito un sentimento comune: “Siamo arrivati primi, ma non abbiamo vinto”. Che paese delle meraviglie che è il nostro. Bersani arriva primo ma non vince, Silvio è vincitore ma arriva secondo, Grillo ha stravinto ma è terzo, la Lega ha vissuto una Caporetto ma è soddisfatta, Ingoia ha rasentato il fondo ma “pensavo peggio”, Giannino non pervenuto annuncia che “siamo insoddisfatti, ma per l’inizio va più che bene”. Facciamo chiarezza? Stando alle dichiarazioni, governeranno tutti! Ebbene sì, governerà anche il micropartito Democrazia Atea, con la veneranda cifra di 556 elettori.. Che contraddizioni. Ma alla fine chi ha vinto? Chi può dire di avere il potere di agire?

 

Premessa fondamentale attualmente: il voto non si tocca. Berlusconi prende il 30 %? Non si può dire niente a nessuno. Possiamo star qui a discutere di come abbia fatto Silvio a prendere questi consensi, ma il dato è incontrovertibile. Non possiamo dire che chi ha votato un partito che non è il nostro è un cretino. Anche se talvolta può sembrare così, ognuno ha avuto le sue buone ragioni per farlo. E la nostra amata Costituzione, grazie a Dio e al Papa, sostiene e difende questo voto libero e segreto. Il popolo sovrano decide, mettiamocela via. Possiamo avere posizioni diverse, possiamo non condividere niente del programma dell’avversario, ma dalle cifre matematiche e percentuali non si scappa.

 

Come al solito, prima di tutto si considera il dato riguardante l’astensionismo. Il 75,19 % degli italiani ha votato. Ciò significa che circa il 25 % degli italiani è rimasto al calduccio della sua casa in questi ultimi due giorni. Dato magari insignificante se resta solo una percentuale. Proviamo a visualizzarceli bene:  più di 10 milioni di persone! Ci sono stati come il Guatemala che ci stanno dentro 4 volte in questo calcolo. Aggiungiamoci anche i voti di Grillo e vediamo che i politici che parlano continuamente in tv in questi giorni rappresentano solo la metà degli italiani. Che paese delle meraviglie, abbiamo giovani che (dopo solo una votazione REFERENDARIA due anni fa) già nutrono una sfiducia enorme nei partiti e nella vita istituzionale del loro paese. Chi governa è indifferente, tanto io sono sempre quello che se lo prende in quel posto. C’è un pericolo terribile, che già il ministro Cancellieri ha predetto: una generazione intera di italiani, che corrisponde ad un 25 % del totale (avete ragione, dentro ci sono anche i bimbi piccoli quindi la percentuale cala) che non ha più fiducia nella politica. E non ci può essere sanzione per l’eventuale voto non dato che tenga, bisogna riformare tutto e ripartire da capo. In questo senso, ben venga Beppe Grillo (non dimentichiamoci che in Grecia hanno Alba Dorata con le stesse finalità…) se è necessario per riavvicinare la gente alla politica. Le nuove personalità di tutti i partiti, da Renzi a Cattaneo, da Ambrosoli a Favia, devono emergere per dimostrare ai delusi che non tutto è perso. Spero vivamente che lo possano fare e che ne trovino lo spazio. Sarebbe terribile pensare ad una deriva della democrazia tale per cui tra 20 anni voterà solo il 40 % degli elettori (con calcoli approssimativi fatti dal sottoscritto).

 

Abbiamo risposto alla nostra domanda iniziale? No, abbiamo solo detto che il voto non si può giudicare e che molti non hanno votato. Ma chi ha vinto? Boh. Ditelo voi, se ne avete il coraggio. Sarete sbranati da migliaia di militanti dei partiti nemici. Tutto al più si può affermare chi non ha perso, che in questa Caporetto è tutto di guadagnato. Bersani, Berlusconi e Grillo non hanno perso. I numeri dicono anche che non hanno vinto, ma il risultato di Grillo e la rimonta di Berlusconi hanno tutto un altro sapore rispetto al crollo di Bersani (che dopo le primarie era il leader europeo di centrosinistra più apprezzato d’Europa, stando ai classici sondaggi a questo punto molto approssimativi). Le cause di questo differenziale? Facile, bisogna saper parlare alla gente in questo nuovo modo di fare politica. Una volta si diceva che “devi saper parlare alla pancia della gente per essere calcolato”. Non voglio fare inutili e superflue polemiche, ma la differenza di carisma pesa e non poco. In Italia parlare alla pancia della gente e rapportarsi direttamente con loro ti fa volare al 30 %, parlare alla testa degli elettori ti fa fermare al 5 %. Perché negli enti locali c’è così poco astensionismo? Perché i cittadini si riconoscono perfettamente nel sindaco. Perché qui a livello nazionale tutto cambia? Perché forse è impossibile che l’italiano medio si identifichi perfettamente con l’ignavia di Antonio Ingroia. Ho avuto la possibilità di seguire la conferenza stampa post-elettorale di Bersani. Mi ha imbarazzato come il segretario del Pd non fosse in grado di tenere ferme le mani, continuando rabbiosamente a togliersi gli occhiali da vista ed ad abbassarsi continuamente i microfoni. Ho assistito ad un intervento dello Tsunami Tour di Beppe Grillo e posso dire che, nonostante alcune posizioni siano non condivisibili (ma alcune sono SACROSANTE e VERE), non puoi tornare a casa indifferente al carisma del comico genovese. Come non ti lascia indifferente nemmeno sentir parlare Berlusconi alla radio o alla tv. Bersani, Ingroia, Monti sono molto più soporiferi. Capito dove voglio arrivare? La politica la fanno i più sanguigni, i più carismatici. Pensiamo ad esempio che il taglio dei costi della politica è un punto che TUTTI i partiti hanno avuto nel programma, ma i cittadini si sono fidati solo di Grillo. Bersani ed altri evidentemente non sono stati in grado di farlo capire bene. A chi vuoi dare la colpa? Agli italiani che hanno scelto chi hanno sentito più vicino alle loro esigenze, o al partito di tecnici che ti propone la stessa e solita solfa in politichese applicato?

 

Venendo all’analisi dei singoli risultati, va detto che intanto vanno distinti i risultati delle regionali da quelli delle nazionali, e per importanza inizierò proprio da questi ultimi. Prima di parlare però di questi dati, vorrei prima di tutto “mettere una mosca nell’orecchio” ai politologi. Premessa: il voto dato a Beppe Grillo è certamente un voto di protesta, nulla di nuovo. A livello nazionale ha spopolato (tranne il Molise, tutte le Regioni Italiane hanno dato almeno un seggio ai grillino), a livello regionale un po’ meno. In Lazio Bacillari ha preso “solo” il 20 %, in Lombardia Silvana Carcano il 13 %, Federico Antonio in Molise il 16,7 %. Come mai meno del 25 % nazionale di media? Forse perché a livello locale Grillo non sfonda, mentre si preferisce affidarsi alla sicurezza dei partiti, che in ogni caso garantiscono un punto di collegamento importante con il Parlamento? Non ho di certo io la risposta, datemela voi se la sapete.

 

A livello nazionale il risultato è chiaro a tutti. Non voglio soffermarmi sui punteggi, sulle percentuali ecc ecc. Voglio solamente delineare il possibile scenario “incasinato” del prossimo Parlamento italiano. Monti non conta più niente, Berlusconi propone un “governissimo” a Bersani che però rifiuta per flirtare con Grillo, che però non vuole inciuci e voterà legge per legge. Bel casino no? Con l’ombra della Merkel e degli investitori stranieri che ci “impongono” una governabilità sicura. Che fare? Che bel governo che sarebbe quello tra Democratici e Grillini, se ci pensiamo. In fin dei conti, Grillo e i suoi porteranno una ventata di freschezza enorme, sperando anche in una inversione di rotta per quel che riguarda l’onestà politica e i valori morali. Se il quadro che si delineerà sarà simile a quello siciliano, tutto di guadagnato. In questo momento vige il non-senso, difficilissimo fare ipotesi purtroppo. A livello regionale, Maroni ha vinto (ma la Lega ha indubbiamente perso). Zingaretti ha stracciato Storace (ma ben lontano dal 54 % che i sondaggi gli attribuivano), Frattura in Molise ha battuto molto bene gli avversari. Quadro un attimino più movimentato, ma fino ad un certo punto. Se non altro, possono governare facilmente. A questo punto, era meglio un 80 % ad un qualsiasi politico nazionale. Così almeno la governabilità era garantita.

 

Risultati del boom grillino? Semplice, basta guardare i dati. Parlamento più giovane dei paesi occidentali (45 anni), molte più donne (grazie al Pd, bisogna dirlo) e la maggior parte dei partiti con una percentuale di neofiti sopra il 50 % (solo il Pdl ha appena il 22 % di novità). Decani della politica come Fini, Di Pietro, Bocchino, Giulia Buongiorno, Paola Concia, Walter Veltroni sono rimasti fuori. Casini è stato praticamente eliminato dalla scena politica italiana.  Ora i grillini (per adesso) non hanno scuse. Il cambiamento sembra esserci stato. Ora speriamo che gli italiani non chiedano l’esperienza politica. Finchè si parla di competenza sono d’accordissimo, ma se poi si arrivasse a rimpiangere i politici con esperienza credo che qualcuno si indignerebbe.

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