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Chi vuol più bene alla Chiesa?

Dopo le dimissioni di Benedetto XVI stiamo assistendo a una situazione assurda e paradossale. Chi in questi anni ha criticato la Chiesa e la politica del Vaticano si trova ad essere il punto di riferimento per chi alla Chiesa ci tiene davvero e vuole vederla cambiare.

Paolo Gabriele è il maggiordomo del Papa che trafugò i documenti all’origine dello scandalo dei “Vatileaks” e che ha sostenuto di aver agito per il bene del Santo Padre, ritenendolo incapace di affrontare da solo tutti i contropoteri interni alla Curia, poteri che a suo dire si opporrebbero al suo desiderio di moralizzazione. Ora fa il pieno di solidarietà ad ogni intervista e notizia che lo riguarda.

Papa-Ratzinger-in-rosso

Gianluigi Nuzzi è il giornalista che ottenne e pubblicò quei documenti, mettendo alla gogna il Vaticano di fronte all’opinione pubblica di tutto il mondo. Odiato e sotto scorta? No. Ora riceve numerose lettere di stima e sostegno da parte di sacerdoti che, oltre a confermare le sue analisi, lo ringraziano anche per la sua opera di trasparenza, evidenziando come la situazione interna alla Chiesa sia diventata ormai insostenibile.

Piaccia o non piaccia, già da molti anni gli strali di Don Gallo contro la corruzione e l’accondiscendenza della Chiesa verso la politica e la finanza, ottengono il sostegno di milioni di italiani e non, soprattutto giovani, che la vorrebbero pulita, moderna, e aperta al dialogo, sia all’interno che all’esterno del mondo cattolico. Oggi ha dichiarato di sperare in un papa nero, sostenuto da identiche richieste provenienti da tutto il mondo.

Vito Mancuso, il teologo che da alcuni anni ha dato nuova vita al dibattito teologico, accusando apertamente l’attuale governo della Chiesa di essere medievale, superstizioso e illiberale, ora commenta “è finita la monarchia“, e chiede un papa più coraggioso. Insieme a centinaia di migliaia di suoi lettori.

Hans Küng, il teologo svizzero che da anni è ai ferri corti con il conservatorismo di Ratzinger, e che da moltissimo tempo continua a lanciare allarmi sulla sempre minore capacità della Chiesa di rispondere ai bisogni dei fedeli, ora fa notare come il Papa dimissionario abbia creato un tal numero di cardinali conservatori, da essere dubbioso sulla effettiva capacità del Conclave di eleggere quella personalità nuova e moderna che tutti chiedono a gran voce.

Insomma, al di là delle singole posizioni, le parole che escono da credenti dissidenti o esponenti della società civile, come pure dagli atei e dagli agnostici, sono grosso modo le stesse: “noi lo avevamo detto“. Ed è innegabilmente così. Al di là delle diverse convinzioni di ciascuno, le critiche erano indirizzate a una situazione visibile a tutti: all’involuzione dottrinale, politica, morale e sociale dei vertici della Chiesa, e di tutto ciò che essa governava. Ma queste persone sono sempre state tacciate di ideologia o di estremismo, non sono mai state ascoltate. Del resto al bene della Chiesa pensavano già i tanti puristi della tradizione che non si può cambiare, gli strenui difensori del crocifisso in ogni luogo (finanche dentro il seggio elettorale), i delatori che se la prendevano con i comici, i vaticanisti con l’accredito, i politici in cerca di voti, o i troppi quaquaraquà.
Tutto questo mentre i parroci di provincia devono gestire problemi ben più seri, e sono costretti a violare le indicazioni di Roma dicendo in sordina ai giovani di continuare a usare gli anti-contraccettivi, per non ritrovarsi disoccupati a 18 anni e con un figlio da mantenere. Oppure scrivono lettere, puntualmente cestinate, contro l’accanimento terapeutico che vedono tutti i giorni negli ospedali, con i loro occhi.
Davvero si poteva pensare di aiutare la Chiesa badando solo all’immagine e non alla sostanza?

Ora che la frittata è fatta, speriamo che certi cattolici italiani diventino un pochino più attenti e critici verso le future scelte della Chiesa, perché la colpa di questa situazione è imputabile soprattutto a loro, e ad un atteggiamento spesso troppo acritico e passivo. E che si ricordino di quel proverbio che dice “ti critica chi ti vuole bene“.

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