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Meglio tardi che mai. La felice scelta di Ratzinger.

Colui che fece per viltade il gran rifiuto“. Secondo molti studiosi queste parole scritte da Dante nella Commedia riguarderebbero Celestino V, il papa che il 13 dicembre 1294 abdicò dal trono di San Pietro. Parole forse ingiuste verso un papa che venne strappato alla vita contemplativa per essere portato nella stanza dei bottoni. Privo di esperienza venne sbranato dal più astuto e intraprendente Bonifacio VIII, per poi essere ucciso dopo aver abdicato.

Lo stesso non si può dire di Benedetto XVI.

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Per 24 anni prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede (il famigerato ex Sant’Uffizio), braccio destro di Giovanni Paolo II, esponente di spicco dell’ala conservatrice interna alla Curia Romana, nonché indiscusso teologo al quale il papa precedente diede il compito di riscrivere niente meno che il Catechismo della Chiesa Cattolica. Quando nel 2005 il cardinale Ratzinger salì sul soglio pontificio era tutt’altro che un novellino ed era molto conosciuto.

Da subito un giornale belga lo definì “il rottweiler di Dio“. In effetti la sua linea spirituale si era manifestata già ai funerali di papa Giovanni Paolo II, un vero e proprio manifesto d’intenti: “Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie. Noi, invece, abbiamo un’altra misura: il Figlio di Dio, il vero uomo. É lui la misura del vero umanesimo”. Il mondo non avrebbe tardato a conoscere di che tipo di umanesimo si sarebbe trattato.

Appena giunto al soglio pontificio vengono risolte vecchie questioni. Nel 2001 il cardinale Ratzinger era stato iscritto nel registro degli indagati per “ostruzione alla giustizia” da un tribunale del Texas: migliaia di vittime di preti pedofili avevano denunciato il tentativo del Vaticano di insabbiare ogni caso di pedofilia scoperto dai tribunali ecclesiastici. Nel Settembre 2005, pochi mesi dopo la sua elezione, Ratzinger chiede a Bush di garantirgli l’immunità al processo in virtù del suo nuovo ruolo. Il Dipartimento di Stato accetta e tramite il Suggestion of immunity impone al tribunale di non coinvolgere Ratzinger, in quanto capo di uno stato sovrano.

Nel dicembre del 2006 Piergiorgio Welby muore dopo che il suo anestesista Mario Riccio acconsente a staccare le macchine che lo tengono in stato vegetativo. Aveva chiesto un funerale cattolico, ma i vertici della Chiesa rifiutano. Solo esequie laiche per colui che è a tutti gli effetti un suicida in peccato mortale. Appena venti giorni prima era morto l’ex dittatore cileno Augusto Pinochet, che durante il suo regime aveva sterminato circa 3.000 oppositori politici e ne aveva fatti torturare almeno 28.000. Al suo funerale la bara era stata benedetta da quattro cardinali. Amaro il commento di Mina Welby: “Io non la capisco una Chiesa che manda quattro cardinali a benedire il corpo del generale Pinochet, e nega il funerale a mio marito perché non voleva più soffrire”.

Nel 2009 il Papa decide di togliere la scomunica a 4 vescovi che nel 1988 erano stati scomunicati da Giovanni Paolo II perché appartenenti alla corrente scismatica di Lefebvre, un arcivescovo ultratradizionalista. Tempo prima uno di questi, Williamson, aveva candidamente dichiarato il suo sostegno alle tesi revisioniste sull’olocausto: “Io credo che le prove storiche siano fortemente in contrasto con l’idea che sei milioni di ebrei siano stati uccisi nelle camere a gas, a seguito di un’indicazione di Adolf Hitler. Io credo che non siano esistite le camere a gas“. Scandalo internazionale: l’Argentina nega il visto a Williamson, in Germania si apre un processo per negazionismo, mentre gli ebrei chiedono a Ratzinger di rivedere la sua decisione. Niente da fare, il perdono resta.

Negli stessi giorni Eluana Englaro è ricoverata in attesa che venga eseguita la sentenza di interruzione della terapia che il padre, Beppino Englaro, è riuscito ad ottenere legalmente dopo un lungo calvario giuridico. Le pressioni del Vaticano sono fortissime: “l’eutanasia è una soluzione falsa e indegna” tuona Ratzinger. Bagnasco rincara: “sarebbe drammatico se si dovesse procedere alla consumazione di una vita per mezzo di una sentenza”. Berlusconi tenta di approfittare della situazione per riappacificarsi con la Chiesa e prova a emanare un decreto urgente, respinto però dal Capo dello Stato. Il 61% degli italiani la pensa esattamente come Napolitano.

Eppure nel giugno 2004, in una nota inviata alla conferenza episcopale americana, l’allora cardinale Ratzinger si esprimeva così riguardo alla pena di morte: “Non tutte le questioni morali hanno lo stesso peso morale dell’aborto e dell’eutanasia. Per esempio, se un cattolico fosse in disaccordo col Santo Padre sull’applicazione della pena capitale o sulla decisione di fare una guerra, egli non sarebbe da considerarsi per questa ragione indegno di presentarsi a ricevere la Santa Comunione”. Per fortuna nessuno lo ha mai messo di fronte ad un microfono per chiedergli come si possa essere contemporaneamente contrari all’eutanasia e favorevoli alla pena di morte. Ora grazie alla clausura non lo sapremo mai.

Nel frattempo il prestigio del Papa precipita. Il Financial Times riprende vecchie definizioni per adattarle al nuovo tempo: il Papa è sì un “rottweiler di Dio”, ma è un “rottweiler maltrattato”, “un timido recluso, sepolto dalle sue letture e scritture, vulnerabile alle manipolazioni“. Nessuno avrebbe mai osato parlare così a Giovanni Paolo II. Pochi mesi dopo, in un libro-intervista del 2010 intitolato Luce del mondo, Benedetto XVI mostra segni di cedimento: “Quando un Papa giunge alla chiara consapevolezza di non essere più in grado fisicamente, mentalmente e spiritualmente di svolgere l’incarico affidatogli, allora ha il diritto e in talune circostanze anche il dovere di dimettersi“. Il portavoce Padre Lombardi smentisce: nessuna dimissione in vista.

Nel marzo del 2012 il Dipartimento di Stato americano inserisce la Città del Vaticano nella black list dei paradisi fiscali, perché potenzialmente suscettibile di essere un luogo di riciclaggio di denaro. Ennesimo scandalo internazionale.
Come se non bastasse un “corvo” molto vicino al Papa ruba lettere e documenti segretissimi che svelano al mondo i retroscena dei rapporti del Vaticano con politici, giornalisti e finanzieri. Il tutto diventa un best-seller mondiale intitolato “Sua Santità“, a cura di Gianluigi Nuzzi. La talpa viene scoperta: è Paolo Gabriele, maggiordomo del Papa.

Le esternazioni di cattivo gusto aumentano esponenzialmente con il passare del tempo. 14 dicembre 2012, Giornata della Pace: i tentativi di rendere il matrimonio fra un uomo e una donna giuridicamente equivalente ad altre forme di unione sono “un attentato alla famiglia“, “un’offesa contro la verità della persona umana“, “una ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace“. Le frasi shock fanno scalpore in tutto il mondo. Il papa si difende: i giornali hanno decontestualizzato le sue parole.

Lo scollamento con l’opinione pubblica è sempre più forte. L’Istat rende noto che nel nord Italia i matrimoni laici hanno superato quelli religiosi. Un altro sondaggio SWG segnala che il 69% degli italiani, pur dichiarandosi cattolico, non ha più fiducia nella Chiesa. Il Papa tenta di entrare nella modernità aprendo un account su Twitter, che viene però invaso da centinaia di migliaia di commenti ironici: “che botta l’Imu eh?“. Un boomerang che resterà sui giornali per molti giorni.

A fine dicembre l’Osservatore Romano, quotidiano ufficiale della Santa Sede, sostiene pubblicamente la candidatura di Mario Monti, con il risultato che nel giro di poche settimane sia Berlusconi, sia Bersani, si pronunciano a favore di una regolamentazione delle coppie di fatto, abbattendo così uno dei maggiori tabù della politica italiana. E’ l’ultima grande sconfitta prima della fine.

C’è chi sta rispolverando l’antichissima Profezia di Malachia, che in una lista di papi dal 1143 in poi, vede Benedetto XVI come penultimo papa della storia, appena prima di Pietro il Romano: “Durante l’ultima persecuzione della Santa Romana Chiesa siederà Pietro il Romano, che pascerà il gregge fra molte tribolazioni; passate queste, la città dei sette colli cadrà ed il tremendo Giudice giudicherà il suo popolo. Amen”.

In attesa di vedere se il mondo finirà davvero con il prossimo papa, possiamo già dire che, almeno per quello che riguarda le tribolazioni, mai profezia fu così puntuale; ma sarà qualcun altro ad affrontarle.

 

 

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