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Altrochè bipolarismo, alla scoperta della selva dei piccoli partiti

Hai ragione, caro il mio Silvio B. Ci sono tantissimi partiti che ti portano via consensi. Hai ragione anche tu, Matteo Renzi. Che senso ha costituire un partitino che arriverà al massimo al 2 % per provare a sedersi ad un tavolo e fare degli accordi post-elezioni? Capisco se i piccoli partitini fossero due o tre, ma nel nostro caso spuntano come funghi. Centinaia di simboli, di liste, di candidati premier assolutamente novelli alla politica, che in vita loro avranno amministrato al massimo il condominio di casa. Nessuno conosce questa selva di partitini, purtroppo o per fortuna. Il tentativo (degno delle fatiche di Ercole) è quello di provare a presentarne almeno un paio, i più “non sconosciuti”. Chissà che qualcuno che non vuole votare i “soliti” trovi la sua formazione ideale in questo elenco di “sconosciuti”.

 

Intanto occorre fare una piccola riflessione. Per quale motivo questi partiti sono sconosciuti? Probabilmente non tutti sono esponenti di spicco della società civile. Ma se io vi dicessi che in lista ci sono anche Magdi Cristiano Allam (ex europarlamentare) e Stefania Craxi (figlia di Bobo Craxi)? Capiamo subito che allora non c’entrano i nomi, bensì la par condicio violata. Vero è che, se dovessero dare la parola a tutti, uscirebbe un tg di tre ore e mezza. Ma un minimo di conoscenza ci serve. Ma per fortuna che ci siamo noi.

 

Oscar Giannino lo conoscete tutti ormai. Fare Per Fermare Il Declino è una lista apertamente scollegata dalle altre, che ha ideato un manifesto programmatico liberale/liberista per risollevare l’Italia. Sempre rimanendo nell’area Berlusconiana, pochi sanno che esistono ad esempio altri partiti che sostengono il Cavaliere. Il MIR (Moderati in Rivoluzione) dell’avvocato Samorì, Intesa Popolare, il Partito dei Pensionati, Grande Sud di Miccichè, e per finire uno pseudo-partito denominato Italia Unita-Basta Tasse (presente solo al Senato in Lombardia e Sardegna). Più a destra ancora, ma questa volta non schierati con Berlusconi, corrono i vari movimenti neofascisti del panorama politico italiano come CasaPound, Forza Nuova, Rifondazione Missina Italiana e Movimento Sociale Fiamma Tricolore. Storace e La Destra invece sono alleati con il Pdl.

 

Con Bersani corre Centro Democratico di Bruno Tabacci, che pochi addetti ai lavori conoscono bene. Ma anche il Partito Socialista Italiano di Nencini si presenta (seppur solo in alcune circoscrizioni) con un proprio simbolo a sostegno del segretario del Pd. Anche il SVP (movimento sudtirolese autonomista) in Trentino e la lista Autonomie Liberté Participation écologie in Val d’Aosta fanno parte della coalizione di Pierluigi Bersani. A sinistra i vari partiti della sinistra storica (Rc,Pdci,Verdi) sostengono Ingroia, ma alcuni come Marco Ferrando e il suo Partito Comunista dei Lavoratori hanno deciso di non schierarsi, così come il Partito Leninista-Marxista e il Partito di Alternativa Comunista.

 

Altri movimenti scollegati sono i Riformisti Italiani di Stefania Craxi (che tentò addirittura di candidare Moggi) e Io Amo l’Italia del già citato Magdi Allam. Si presenta anche la lista dei radicali Amnistia Giustizia Libertà (con Pannella premier), il Partito Nazionale Stranieri in Italia e il Partito Pirata (molto presente in Germania).

 

Di sicuro questi non sono tutti gli schieramenti presenti, ma solo una parte. La domanda vera riguarda l’utilità di questi schieramenti. Sarà anche vero che tutti quanti hanno diritto di creare un partito e gli elettori saranno liberi di votarlo, ma il tanto agognato bipolarismo che fine ha fatto?

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