Si avvicina la data del voto, ecco la situazione attuale Reviewed by Momizat on . Entra nel vivo la battaglia elettorale per le elezioni del 24 febbraio. I partiti maggiori chiudono le liste sperando di raggiungere i risultati migliori, con l Entra nel vivo la battaglia elettorale per le elezioni del 24 febbraio. I partiti maggiori chiudono le liste sperando di raggiungere i risultati migliori, con l Rating: 0
Home » Cronaca » Si avvicina la data del voto, ecco la situazione attuale

Si avvicina la data del voto, ecco la situazione attuale

Entra nel vivo la battaglia elettorale per le elezioni del 24 febbraio. I partiti maggiori chiudono le liste sperando di raggiungere i risultati migliori, con le ultime alleanze “last minute”. All’orizzonte si staglia comunque una situazione quasi scontata di ingovernabilità, con il Senato in particolar modo spaccato, creando di fatto l’opposto della situazione del governo Berlusconi (quando la battaglia sulla sfiducia si combattè soprattutto alla Camera dei Deputati). Tra (tanti) volti noti e (poche) sorprese, Il Ritaglio riassume la situazione politica attuale, tentando di muoversi in un terreno fangoso e difficile come quello delle alleanze pre-elezioni.

 

Partiamo dal primo interrogativo: abbiamo detto che difficilmente l’Italia avrà una stabilità governativa, ma perchè? La presenza di così tante coalizioni spezza il consenso, allontanandosi ancora dal tanto sperato bipolarismo. Il CentroSinistra, nella figura del candidato premier Pierluigi Bersani, sarebbe attualmente al 40 %. Poco per potersi permettere il lusso di governare da solo. La domanda appare scontata: con chi provare un’intesa per raggiungere almeno la metà dei consensi? La posizione più vicina la potrebbe avere l’ex magistrato Antonio Ingroia con Rivoluzione Civile, movimento fortemente voluto da Antonio De Magistris (sindaco di Napoli, Idv). In caso di bisogno, lui potrebbe essere la stampella giusta. Ma non sembra raccogliere il 10/15 % di cui Bersani ha bisogno. Altre possibili alleanze sono lontane. Resta da capire cosa faranno i Radicali Italiani, ma difficilmente supereranno la soglia di sbarramento se correranno da soli. Escludiamo l’alleanza con Berlusconi per ovvi motivi, resta solo la possibilità data da Mario Monti. E qui si dovrebbero veramente fare i salti mortali. Non tanto per il consenso tra Pd e Udc (ultimamente avvicinatisi molto nelle posizioni anti-Berlusconi), ma tra Monti e gli altri alleati del Centro Sinistra. Come fare a mettere d’accordo Monti e l’Italia Dei Valori? Oppure Casini e Vendola, l’acqua santa e il diavolo? Di Pietro ha attaccato fino a ieri la politica dell’ex rettore della Bocconi, Vendola e Casini per ovvi motivi non sono comparabili. Cosa si dovrebbe fare? Innanzitutto convincere gli alleati di Bersani (e il Pd stesso) che il Monti politico non sarebbe il Monti tecnico dell’anno precedente. Forse allora qualche spiraglio si aprirebbe, garantendo all’Italia una solida, quanto insolita, compagine di governo, in cui conviverebbero Teodem e Comunisti incalliti. Impossibile? Di sicuro difficilissimo, soprattutto quando la sinistra dovrà affrontare in tema dei diritti civili, tanto cari a Vendola e rifuggiti da Casini come se fosse il virus dell’HIV. Ma parliamo per adesso di fanta-politica, prima si dovrà capire chi vincerà le elezioni.

 

Facciamo ora un piccolo riepilogo a riguardo delle coalizioni di governo. Archiviata la pagina delle primarie dei parlamentari (evitando volutamente il nome “parlamentarie” di grillina memoria), il Pd ha concluso in questi giorni la compilazione ufficiale delle liste. Spicca la grande presenza di donne in ballo, soprattutto capilista. Circa il 40 % delle candidate in testa alle sezioni sono donne. Da Laura Puppato (consigliere veneto ed ex candidata alle primarie, sostenuta da Marco Travaglio e con un posto da capitano in Veneto 1, Senato) a Cinzia Fontana (senatrice e candidata come “boss” in Lombardia 3), per concludere con Anna Finocchiaro (Senato in Puglia 1). Tanti volti noti anche tra le altre candidate, tra cui spiccano Rosi Bindi e Paola Concia, mentre restano escluse dalla partita big del calibro di Mariapia Garavaglia. Tra i tanti uomini in gara, molti sono giovani. Pensiamo ai 35 anni di Diego Zardini (5 in Veneto 1 e vincitore delle primarie dei parlamentari a Verona) e ad altri volti meno noti. Sembra esserci uno spiraglio di rinnovamento nel Pd, nonostante alcune “mele marce” e critiche per l’assegnazione dei posti in lista (vedi Alessia Rotta, quarta classificata a Verona e al 13 posto in lista alla Camera, mentre Clara Scappin, arrivata quinta sempre a Verona, si trova in 7 posizione al Senato). Ribadendo il concetto già espresso in molti altri articoli, il Pd attualmente è l’unico partito che si possa definire tale. Chissà se riuscirà a governare senza cadere nel passato, imitando Romano Prodi.

 

Una volta si parlava di sfida tra sinistra e destra. Ora la sinistra sembra riemergere, sull’onda anche dei recenti successi in chiave europea (vedi Hollande in Francia), mentre la destra sprofonda negli abissi del Pacifico. Che colpa ne abbiamo noi se Berlusconi continua a ricandidarsi, sembrano dire gli esponenti del Pdl quasi scusandosi? La vera colpa è stata riuscire a non creare una vera alternativa al Cavaliere. Ad onor del vero, bisogna dire che Berlusconi ha accettato di farsi da parte per salvare l’alleanza con la Lega Nord (che permetterà a Maroni di presentarsi come candidato unico per il centrodestra), ma manca ancora l’intesa tra i due partiti a riguardo del nome del possibile premier. Alfano, fortemente voluto da Berlusconi, o Tremonti, spinto a furor di popolo dalla Lega? Ma soprattutto, Silvio sarà veramente in grado di accontentarsi di fare il ministro, come lui stesso ha dichiarato? Sembra più probabile che, in caso di larga vittoria (attualmente insperata) del cdx, Berlusconi venga proposto a diventare nuovo Presidente della Repubblica. Il che, onestamente parlando, potrebbe sembrare una bufala. Magari lo fosse, immaginate le risposte della stampa estera riguardo a questa candidatura? Intanto la Lega potrebbe creare la famosa “Macroregione del Nord”, ma è ancora una volta scossa dagli scandali di palazzo. Questa volta al centro della polemica ci sarebbe Federico Bricolo, capo dei senatori leghisti. In attesa che la giustizia faccia il suo corso, riportiamo comunque queste voci.

 

E il famoso “centrino” di cui parlava Berlusconi? Monti, Casini, Fini e Montezemolo. I 4 Fabs, per richiamare i Beatles. Loro si che sarebbero a buon punto, forse addirittura la seconda coalizione. L’Europa però non sembra spingere così tanto per l’attuale premier dimissionario, soprattutto considerato il frazionamento del consenso dopo la sua candidatura. Per le liste, attualmente Monti sta sottoponendo al vaglio di Bondi (suo plenipotenziario) l’elenco dei papabili. Da Andrea Riccardi ad Enzo Moavero (suoi ministri), dalla plurimedagliata Valentina Vezzali al patron della Brembo. Mentre anche altri parlamentari giurano fedeltà a Monti fondando Centro Democratico (grazie all’opera, tra gli altri, di Giampaolo Fogliardi, ex Pd). Monti è logicamente il più ambito tra gli alleati.

 

Sembra invece escludere un suo possibile inserimento anche Oscar Giannino. Il pittoresco economista era stato più volte dato come alleato di Monti (e addirittura possibile Ministro). Ora la situazione è cambiata, e Fare Per Fermare il Declino attualmente correrà da solo. Deve raccogliere 40.000 firme in brevissimo tempo, quindi la campagna elettorale per loro è già iniziata. Ci si interroga sull’appartenenza politica di Giannino, ma ci sono poche certezze. Quindi risulta difficile dire se farà parte di un esecutivo di centrodestra o di centro. Intanto deve superare lo sbarramento, e non è facile.

 

Ha ufficializzato la sua candidatura anche Antonio Ingroia. L’ex magistrato, appena rientrato dal Guatemala, ha accettato di guidare Rivoluzione Civile, movimento a cui aderiranno l’Italia dei Valori e il Movimento Arancione di De Magistris. Sul toto-candidature, Ingroia va forte in pressing sui delusi dei grillini, con Fererica Salsi e gli altri consiglieri romagnoli corteggiati. La priorità rimane la candidatura di esponenti della società civile, cercando di ridurre all’osso i politici. Per onor di cronaca, bisogna ricordare che l’Italia dei Valori ha perso due grandi esponenti del calibro di Massimo Donadi e Gustavo Franchetto, che saranno probabilmente in lista con la formazione di Bruno Tabacci a sostegno di Pierluigi Bersani.

 

Rimane come ultima incognita il Movimento 5 Stelle. Grillo ormai non si vede e non si sente più. Sarà in letargo? Di sicuro sta progettando “l’assalto” al Parlamento, dopo le parlamentarie “bloccate” che hanno selezionato i candidati da mettere in lista. Una volta giunto a Montecitorio, Grillo accetterà delle alleanze? Probabilmente no, ma siamo nell’unico caso dalla Seconda Repubblica in cui avremo una formazione non schierata con nessuno, che potrebbe finalmente giudicare ogni singola proposta e non votare per partito preso. Sarà vero? Tutti lo speriamo.

 

Piccolo post scriptum fuori dalle righe: in molti comuni il giorno del voto sarà anche giorno di Carnevale, con le tipiche sfilate di carri allegorici. La Polizia Locale ribadisce però che nessun carro deve avere l’effige dei politici. Ma quanti carri rimarrebbero a sfilare?

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0.0/5 (0 votes cast)

Lascia un Commento

*

© 2012 il Ritaglio.it - Il Ritaglio è un blog ad indirizzo giornalistico e pertanto non è una testata registrata. |

Torna su