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Test sugli animali: Perchè?

C’è molta confusione e disinformazione sul delicato tema della sperimentazione animale. È bene definire dunque i diversi tipi di test, la loro utilità, le certificazioni e le normative europee, chiarendo in seguito quali delle aziende farmaceutiche e cosmeti1500-double-trouble-4-586x439che possano realmente definirsi cruelty free.

 

 

 

 

 

I test sugli animali vengono utilizzati in numerosi campi, tra cui la medicina, la cosmetica e la ricerca.

La medicina deve molte delle sue scoperte alla sperimentazione animale: nel 1880 infatti Louis Pasteur dimostrò la sua teoria dei germi in medicina, somministrando antrace a delle pecore e Alexander Fleming sperimentò la penicillina sui topi nel 1928. Anche alcune procedure chirurgiche, come l’innesto del bypass o la sostituzione di valvole cardiache, sono state collaudate prima sugli animali. Ma oggi il progresso scientifico permette di utilizzare delle tecniche alternative, che rispettino la vita dell’animale, rappresentate dalla regola delle 3R (proposta dai ricercatori Russel e Bruch nel 1959): Rimpiazzamento (con metodi alternativi), Riduzione (del numero di animali), Raffinamento (delle condizioni degli animali). Tali innovazioni sono ad esempio le simulazioni al computer, le colture cellulari, la tac, i modelli matematici e i software in grado di prevedere la reazione biologica umana a un composto. Questi metodi alternativi consentono di avere dei dati  parziali, ma attendibili. Non bisogna fare l’errore di pensare che i test sugli animali lo siano di più, questi infatti sono stati inseriti come prassi obbligatoria negli anni ’70 senza mai essere stati validati. Gli antivivisezionisti dubitano infatti dell’utilità della sperimentazione animale, ritenendo che nessuna specie può avere le stesse reazioni umane, e che ciò che per un animale può non essere dannoso può esserlo per l’uomo; il numero di morti legati ai farmaci gli hanno dato ragione: l’istituto di ricerca Federanziani ha compiuto uno studio che dimostra che in Italia sarebbero circa 40.000 i morti l’anno e 1.752.000 le giornate di degenza legate alle reazioni avverse ai farmaci. Negli USA si parla addirittura di 100.000 morti l’anno.

Quali sono dunque questi famosi test?

I test che un prodotto deve superare per arrivare sul mercato sono i test di tossicità: sono diversi ma possono raggrupparsi in quattro gruppi chiamati “di base”:

  1. 1.       Tossicità acuta: misura l’effetto di alte dosi della sostanza in una sola somministrazione
  2. 2.       Mutagenesi: misura la capacità di tale sostanza di mutare le cellule dell’organismo
  3. 3.       Tossicità ripetuta: consiste nella somministrazione di dosi più basse in periodi più lunghi; sono compresi anche i test di tossicità cronica, che, se eseguiti su animali, durano per tutto l’arco della loro vita
  4. 4.       Tossicità riproduttiva: misura la capacità della sostanza di creare difetti nella prole

Ogni nuova sostanza chimica, per essere utilizzata come ingrediente di un prodotto, deve superare tali test. Nel caso si tratti di un farmaco esso può richiedere ulteriori test più approfonditi. Se si parla di industrie cosmetiche i test diventano “specifici”:

  1. Irritazione della pelle
  2. Corrosione della pelle
  3. Fototossicità (interazione con la luce ed eventuali effetti tossici)
  4. Foto irritazione (interazione con la luce e conseguenti effetti irritanti)
  5. Assorbimento percutaneo (azione di penetrazione dell’organismo)
  6. Irritazione dell’occhio

Questi test vanno ripetuti, oltre che per i singoli ingredienti, anche per il prodotto finito. Per sperimentare questi prodotti sono stati utilizzati, solo in Italia, 2.602.773 animali nel triennio 2007/08/09 (dati della Gazzetta Ufficiale n.53 del 5/3/2011): tra questi i più utilizzati sono i topi, gli uccelli, i conigli, i suini e i cani. Viene normale chiedersi quanto possa esserci di simile tra l’organismo di un topo e quello umano.sperimentazione-animale-realta_big

 

 

Quali sono allora le normative europee?

Dal 2004 sono stati vietati i test sugli animali del prodotto finito, mentre dal 2009 sono stati vietati diversi test per gli ingredienti, nel caso in cui l’ingrediente sia usato in campo cosmetico. Nello specifico sono vietati i test di Tossicità acuta e Mutagenesi, parzialmente coperti dai metodi alternativi; sono vietati tutti i test specifici per cosmetici, coperti completamente dai sistemi innovativi, tranne il punto 6, irritazione dell’occhio, coperto parzialmente. Ci sono dunque delle aree grigie che richiedono la sperimentazione animale. Per quanto riguarda i prodotti non cosmetici, rimangono vietati i test di Tossicità acuta e Mutagenesi e dove è possibile usare un test alternativo validato è obbligatorio farlo, altrimenti bisogna tornare alla sperimentazione animale. All’interno dell’UE oltre al divieto dei suddetti test vi è anche il divieto di vendita di quei prodotti i cui ingredienti non hanno rispettato tale normativa.

Negli ultimi 20 anni l’UE ha stanziato circa 200 milioni di euro per favorire la ricerca di metodi alternativi, permettendo la nascita dell’ECVAM, istituto europeo per la convalida dei metodi alternativi, l’EPAA (2005), Partnership Europea per gli Approcci Alternativi ai Test su Animali. Sono state anche stabilite partnership con gli Usa, il Giappone e il Canada, portando alla formazione della ICATM, Cooperazione Internazionale sui Test Alternativi.

Per gli altri test (Tossicità ripetuta, Tossicità riproduttiva) è previsto il divieto in campo della cosmesi per il 2013, ma tale data è pericolo data la mancanza di test sostitutivi validati.

Quand’è dunque che un’azienda può essere definita cruelty free?

Per esserlo l’azienda non deve testare il prodotto finito o i singoli ingredienti sull’animale, ne commissionarlo a terzi; In teoria, poiché è nel 1976 che è entrato in vigore l’obbligo dei test sugli animali, una ditta può definirsi cruelty free se utilizza prodotti presenti sul mercato prima di quella data, anche se quasi nessuna si attiene a tale criterio. Per disincentivare la sperimentazione animale, molte aziende che acquistano ingredienti già testati dai fornitori, scelgono un determinato anno (per esempio il 1998), impegnandosi a non utilizzare sostanze testate dopo quell’anno. Oltre a non testare il prodotto, un’azienda cruelty free non dovrebbe utilizzare ingredienti che prevedano lo sfruttamento l’uccisione di animali: grassi animali, oli animali, gelatina animale, glicerina, collagene, placenta, lanolina, c’era d’api etc.

Le aziende che rispettano questi criteri sono riconoscibili dal marchio LAV (Lega AntiVivisezione) o ICEA (Istituto Certificazione Etica e Ambientale) presente sulla confezione. Ditte che si sono sottoposte a controlli esterni che garantiscono il rispetto della vita degli animali. Questi due marchi non vanno confusi con il “non testato sugli animali” riportato su alcuni prodotti, perché questo si riferisce per lo più al prodotto finito, che come spiegato, deve essere valido ormai per ogni ditta. Il marchio LAV o ICEA garantisce che sia il prodotto finito che i singoli ingredienti non sono testati su animali e non ne hanno derivazione: questo marchio è rappresentato dal “leaping bunny” ovvero un coniglio dai contorni neri che salta.

Basta solamente cercare questo coniglietto sui prodotti per evitare che milioni di animali vengano uccisi e torturati per farci avere prodotti per bellezza che neanche ci servono. Nel campo dei farmaci è ancora tutto da vedere, ma per quel che riguarda estetica e prodotti per la casa, ecco una piccola guida per aiutarvi:

Argital, Artha, Athena’s, Biofficina Toscana, Bottega Verde, Camorak (PuraVida, Lenerbe), Cibe (Mondo Naturale, Fiori&Futta – Antico Marsiglia, Antica Provenza Ligure), Cinzia Zucchi Cosmetici (Linea Evan), Coop, D’Aymons Naturalerbe, Derbe, Dr. Taffi, Fantastika, Flora-Primavera, Haway (Hawai, Oris, Anthyllis), Hedera Natur (Almacabio, Equo, Eco), Helan, Indica, I Serafini, La Saponaria, L’Erbolario, Liquidflora Advanced Organic Make-up, Omia Logona, Lush, MGA (Omia, deliBel), Montagne Jeunesse, Natyr Altromercato / Gala, Officina Naturae, OriginItalia (Villa Floriani, Verde Cosmetici Italiani), Pasticceria da Bagno (Drammis Cosmetici), Pedrini (Lepo Line), Pierpaoli (Ekos, Anthyllis, Sensé, Ecosì), Rebis, Remedia, San.Eco.Vit (Bjobj, Ecor, BioOut), Sante, Saponificio Gianasso, Talybe, Tea Natura, Urtekram, Verdesativa, W.S. Badger.

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