Breve storia del bacio Reviewed by Momizat on . Il bacio è quel gesto che racchiude una intima complicità fra le persone. Si succedono le epoche, cambiano le persone e le circostanze, mutano i modi e le forme Il bacio è quel gesto che racchiude una intima complicità fra le persone. Si succedono le epoche, cambiano le persone e le circostanze, mutano i modi e le forme Rating: 0
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Breve storia del bacio

Il bacio è quel gesto che racchiude una intima complicità fra le persone. Si succedono le epoche, cambiano le persone e le circostanze, mutano i modi e le forme: ma nel bacio si condensa sempre la volontà di esprimere il proprio affetto verso il prossimo. E questo affetto non ha ancora una qualità sola: è l’affetto di una madre per i figli, di un uomo per il suo partner, di due persone che si incontrano dopo una lunga lontananza. In poche parole, mutano tutte le forme esteriori ma l’essenza del bacio è sempre la stessa. E questo piccolo e modesto percorso ve ne darà conferma.

Busto di Catullo

Busto di Catullo

Il prepotente desiderio di una relazione libera da pregiudizi, da moralismo e da limiti sociali sospingeva il miser Catullo a rivolgersi all’amata Lesbia dicendole, con una semplicità essenziale, due sole parole: “viviamo ed amiamo”. L’argomentazione prediletta da Catullo è quella del tempo che inesorabile fugge. Da qui infatti viene la necessità di carpire ogni singolo istante ad una vita che lenta si incammina verso la notte perpetua. Ma se questo è il triste scenario che si spalanca davanti alla vita, il rimedio di Catullo risiede proprio nella complicità amorosa con Lesbia e tutto si condensa nei tre meravigliosi versi successivi, destinati a fama nei secoli: “Dammi mille baci, poi altri cento,/ poi altri mille, poi per la seconda volta cento, / poi altri mille ancora, poi cento”. La forza di questo “rimedio” sta nel numero e nella frequenza: il tempo scorre lentamente verso la morte ma i suoi attimi sono frammentati da questa lunga, interminabile sequenza di baci i quali rendono il percorso più dolce distraendo il pensiero degli amanti.

Paolo-e-Francesca

Paolo e Francesca

Anche Dante parlò di un bacio. Era il tenero gesto che sancì l’inizio della relazione amorosa clandestina fra Paolo e Francesca, anime dannate all’inferno. Francesca era sposata a Gianciotto, fratello di Paolo. I due cognati si trovavano a leggere insieme ed il destino volle che la loro attrazione sbocciasse sulle pagine dell’amore fra Lancillotto e Ginevra (Noi leggiavamo un giorno per diletto / di Lancialotto come amor lo strinse; / soli eravamo e sanza alcun sospetto). Il coinvolgimento della narrazione procurò nei due giovani un tale turbamento (scolorocci il viso) che, non appena giunsero a leggere del bacio fra gli amanti letterari, essi stessi non seppero frenare la propria attrazione. È Francesca a raccontare dell’episodio mentre Paolo tremante versa lacrime: e lei pronuncia il verso “la bocca mi basciò tutto tremante”. Una grande commozione accoglie i due amanti nel ricordo della relazione e nella rievocazione della morte. Questa non è descritta ma solo accennata da Francesca che ancora non ha dimenticato la violenta crudeltà del marito. Gianciotto dal canto suo non fece come Artù che perdonò Lancillotto e Ginevra lasciandoli liberi al loro amore. Egli infatti, venuto a conoscenza della relazione, uccise la moglie ed il fratello. La sua punizione sarà il cerchio più basso dell’inferno, la Caina riservata agli assassini dei parenti.

Un nuovo significato, affine ma non identico ai precedenti, è dato da Friedrich Schiller nella sua Ode alla gioia musicata da Beethoven nell’eterna nona sinfonia. La dimensione intima e privata dei due amanti danteschi o catulliani è ora amplificata al massimo grado verso tutta l’umanità che si riunisce sotto l’ala fremente della gioia. L’appello di Schiller è esplicitamente rivolto alle moltitudini : “abbracciatevi moltitudini! / questo bacio vada al mondo intero”. La stessa natura è innervata di un principio di gioia che la porta a vivere in armonia con le creature, uomini compresi. Eppure questa non è la visione di una natura idilliaca e quieta come quella ritratta nei quadri pittoreschi di Constable. Schiller conosceva la sensibilità romantica, sapeva che nella natura vivono profondi contrasti e forze che spaventano l’uomo. L’invito che egli fa nel suo inno è proprio ad una convivenza consapevole e rispettosa fra gli uomini e fra uomo e natura. Natura che dal canto suo non manca di gratificare l’uomo in quanto “Baci ci ha dato e uva, un amico, / provato fino alla morte!”.

Placido Domingo nei panni di Otello

Placido Domingo nei panni di Otello

È ancora un appassionato bacio a chiudere il primo atto dell’Otello musicato da Giuseppe Verdi su libretto di Boito nel 1887. Otello e Desdemona rimangono soli a contemplare il cielo rinnovando le proprie promesse d’amore ed il dialogo raggiunge vette liriche fortemente suggestive. “E tu m’amavi per le mie sventure / ed io t’amavo per la tua pietà” sono i versi che riassumono la storia d’amore del Moro con Desdemona e che un abbraccio commovente suggella al punto che Otello vorrebbe morire all’istante in preda alla gioia più viva. Nelle parole del Moro di Venezia già si intuiscono i presagi del male che si avvicina nella persona di Iago: Otello infatti si chiede per quanto tempo ancora gli sarà concessa tale felicità ed il suo sguardo sul futuro è dubbioso e incerto. Lo riprende Desdemona che distoglie gli occhi dell’amante dal destino e li volge al cielo dove splende alto il pianeta Venere, appena illuminato dal riflesso solare. E mentre la Venere ardente li osserva nell’alto del cielo stellato, i due si scambiano un bacio, chiusura dell’atto e delle confessioni d’amore appena scambiatesi.

Con un salto temporale piuttosto lungo arriviamo al 1997, anno in cui la band statunitense, Sixpence None the Richer, pubblicava in album la canzone Kiss me, ripubblicata in singolo due anni più tardi. Legata alla serie televisiva Dawson’s Creek, impiegata in diversi film, suonata alle nozze del principe Edoardo di Windsor, questa canzone ebbe un successo mondiale enorme: basti pensare che si dovette registrarne il testo anche in giapponese. Nel ritornello della canzone si ricrea la scena (quasi cinematografica) di una coppia seduta al chiarore della luce lattea della luna mentre una band suona musica. E la conclusione di questo non troppo originale telefilm dal sapore squisitamente americano è il bacio che la ragazza pretende e che il ragazzo è pronto a concedere.
A questo percorso si potrebbero aggiungere tappe infinite. Innanzitutto gli altri spunti letterari, artistici e musicali riguardanti il bacio. Ma ciascun lettore avrà la propria memoria storica e potrà associare al bacio i ricordi più personali ed intimi, quelli che non si condividono e che diventano parte sostanziale della persona umana con la sua storia. Noi abbiamo fatto un breve viaggio che, dalle porte dell’antica Roma agli studi di incisione americani, ha esplorato le circostanze e i modi del bacio. Ci congediamo con un verso dell’Otello, mirabile precursore di tante canzonette moderne che invocano baci dopo baci: infondo i diretti interessati non badano alle forme ma ciò che interessa loro è sempre e solo “un bacio… ancora un bacio”.

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