Breve storia di duemila anni di fatti (e misfatti). Reviewed by Momizat on . Benchè diviso fra credenti e non credenti, fra religioni differentissime e fra sentimenti diversi anche in seno al medesimo credo, il mondo intero accoglie prof Benchè diviso fra credenti e non credenti, fra religioni differentissime e fra sentimenti diversi anche in seno al medesimo credo, il mondo intero accoglie prof Rating: 0
Home » Articoli Vari » Breve storia di duemila anni di fatti (e misfatti).

Breve storia di duemila anni di fatti (e misfatti).

Benchè diviso fra credenti e non credenti, fra religioni differentissime e fra sentimenti diversi anche in seno al medesimo credo, il mondo intero accoglie profondamente stupito la notizia delle imminenti dimissioni del pontefice in carica Benedetto XVI, al secolo Joseph Ratzingen, papa dal 2005 e deciso a conlcudere il prossimo 28 febbraio il suo impegno di pastore e guida del mondo cristiano cattolico. Agli storici spetterà l’indagine sulle motivazioni e sulle conseguenze che una così grande scelta ha avuto e potrà avere negli anni a venire. E tuttavia ciascuno per parte sua non può non osservare che, a prescindere dalle motivazioni, tali dimissioni rappresentano un fatto nuovo ed importante. Le spontanee dimissioni del papa sono l’apice cronologico di una storia di antichissima data, scandita di tanto in tanto dai grandi fatti degli uomini che hanno di volta in volta guidato e governato la Chiesa: una storia di eventi la cui importanza non toccava solo la sfera religiosa, ma anche politica ed artistica. È mio desiderio dare qui una brevissima narrazione dei momenti salienti di questi duemila anni, affinché le dimissioni odierne non si perdano nelle supposizioni e nei “plastici”, che i mass media ne faranno, ma divengano l’ultimo grande fatto di una chiesa che ha veramente scritto parte della Storia.

Leone I incontra Attila

Leone I incontra Attila

Vi fu nel passato una Chiesa che dovette reagire al crollo del potere imperiale romano e che volle offrirsi come erede politico e culturale della vecchia istituzione latina. Era la Chiesa di papa Leone I Magno che con il vescovo di Troyes Lupo andò incontro ad Attila e lo raggiunse presso Peschiera del Garda (o Governolo di Mantova) nel 452. Dopo l’incontro il condottiero unno rinunciò alla discesa in Italia: si narra che dicesse “so vincere gli uomini ma un leone e un lupo hanno saputo conquistare un conquistatore”. Dovevano passare solo 348 anni prima che un altro leone, questa volta Leone III, la notte di Natale dell’800 ponesse una corona sulla testa di Carlo Magno incoronandolo imperatore. Il conflitto di competenze in materia di nomina dei vescovi contrappose imperatore e pontefice per tutto l’XI e XII secolo e non mancarono i fatti singolarissimi. Nel 1075 Gregorio VII, al secolo Ildebrando di Soana, dopo essersi arrogato il privilegio unico della nomina vescovile vantava di poter scomunicare persino l’impreratore: e così fece. Enrico IV, suo acerrimo nemico, dovette mendicare per tre giorni (25-27 dicembre 1077) davanti alla rocca di Canossa perché il papa gli concedesse il perdono e revocasse la scomunica. Ma Enrico ebbe poi modo di vendicarsi e Gregorio morì esule a Salerno. Asserragliato in Anagni nel 1303, Bonifacio VIII (Benedetto Caetani) dovette subire il peso di un assedio congiunto delle truppe francesi e dell’aristocrazia romana guidata da Sciarra Colonna. Fu quest’ultimo, entrato in Anagni il 7 settembre, a recare al papa il famigerato schiaffo. Tuttavia ancora oggi si dubita che lo schiaffo fosse solo morale ma non anche fisico. Il degrado di una Chiesa troppo legata alle famiglie nobili romane portò Clemente V (Bertrand de Got) a trasferire nel 1305 la sede papale da Roma ad Avignone in Francia. La prigionia avignonese, fatto unico nella storia ecclesiastica, durerà settant’anni.

Lo schiaffo di Anagni

Lo schiaffo di Anagni

In questo connubio strettissimo tra papato e storia non mancarono i pontefici prigionieri. Celestino V, predecessore di Bonifacio VIII e papa dimissionario, venne tenuto in prigionia dal Caetani e probabilmente assassinato. Qualche secolo più avanti, nel 1527, Clemente VII (Giulio de’Medici) si asserragliava in Castel Sant’Angelo mentre Roma era data in pasto ai Lanzichenecchi, mercenari imperiali che vi esercitarono razie e violenze. Ben altro temperamento ebbe Pio VII (Barnaba Chiaramonti) quando Napoleone, sancendo la fine del potere temporale papale, mandò l’esercito su Roma nel 1809, fece prelevare il papa e il segretario, li condusse a Grenoble dove vennero separati. Il papa prigioniero a Savona rifiutò decisamente di trasferirsi in Parigi. Già nel 1804 Pio VII aveva benedetto le nozze di Bonaparte ma, come è noto, fu l’imperatore francese in persona a porsi la corona in testa. L’accordo con il papa, rinnovato nel 1813, mostrandosi seriamente pentito della “cattura” del 1809, permise a Bonaparte di recuperare consenso popolare. Per ultimo Pio IX, seppur formalmente libero, volle sempre definirsi prigioniero del neonato Regno d’Italia che gli aveva sottratto Roma.

Il processo a papa Formoso

Il processo a papa Formoso

Al suo interno la Chiesa produsse nei secoli personalità singolarissime e molto diverse fra loro, protagoniste di fatti ed eventi altrettanto particolari. Il processo intentato nel 897 a papa Formoso ha del romanzesco: il papa incriminato infatti era morto da un anno. Il cavadere venne prelevato, vestito da pontefice e sottoposto a interrogatorio cui, non potendo ovviamente rispondere, interveniva un monaco in sua vece. Accertata la scontata colpevolezza, il cadavere venne maltrattato e gettato nel Tevere. Nel 1032 veniva eletto Teofilatto di Tuscolo, su pressione del padre Alberigo: il puovo papa non aveva 20 anni. La giovanissima età dovette produrre nella mente del pontefice grandi mutamenti di intenti se egli per ben due volte rinunciò al soglio pontificio e per altrettante volte, passato qualche tempo, tornò a reclamare ciò che gli spettava per elezione. Fatto sta che egli fu de facto papa per tre volte e la stessa Chiesa lo annovera per tre volte nell’elenco dei pontificati (il 145°, 147° e 150°). Se lui fu pontefice per tre volte, vi furono periodi nei quali a governare stavano tre papi diversi che si spartivano per influenza l’Europa. Nel 1378 il conclave eleggeva Urbano VI ma dopo cinque mesi a Fondi dichiarava nulla l’elezione e tentava di sostituire Urbano con Clemente VII antipapa: di fatto ne vennero due papi rivali. Il concilio di Pisa del 1409 tentò di rimediare alla questione ma elesse un terzo pontefice, Alessandro V, in aggiunta agli altri. Solo con a Costanza si trovò un accordo e nel 1415 venne eletto l’unico pontefice Martino V Colonna.

Non mancarono i papi armati fino ai denti. Lucio II tentava l’assalto al Campidoglio in Roma ma trovava la popolazione urbana a respingerlo per difendere il Senato: ivi trovò anche la morte a causa di una pietra gettatagli contro dall’alto. Anche Giulio II della Rovere, in pieno Rinascimento, imbracciò le armi assai spesso e le cronache lo ritraggono a manovrare le truppe davanti al borgo di Mirandola. Altre volte fu la popolazione a prendere le armi contro il pontefice. A Viterbo nel 1269 moriva papa Clemente IV e i 19 cardinali non trovavano l’accordo sul successore. Fu così che la popolazione viterbese li chiuse nel palazzo vescovile cum clave e, dopo aver scoperchiato il tetto del palazzo, impose loro di eleggere velocemente un nuovo papa: una imposizione che comunque produsse un conclave di 1009 giorni e la nomina di Gregorio X il quale per primo istituì la nascita del Conclave.

Tomba di Alessandro VII in San Pietro

Tomba di Alessandro VII in San Pietro

Non potevo non menzionare le grandiose opere artistiche commissionate dai pontefici mecenati di ogni epoca. La Cappella Sistina risale al pontificato di Sisto IV benché Michelangelo l’affrescasse 50 anni dopo sotto Giulio II, nipote di Sisto. Sotto un altro Sisto, Felice Peretti (Sisto V), arrivò nella piazza della nascente basilica il grandioso obelisco che ancora oggi si alza al centro del colonnato realizzato solo un secolo più tardi sotto l’egida di Alessandro VII da Bernini. Con Urbano VIII si ebbe una grandiosa progettazione edilizia che portò a Roma tra l’altro il Palazzo Barberini, il Palazzo Propaganda Fide ed il Baldacchino. E da ultimi i Musei vaticani che racchiudono al loro interno collezioni di inestimabile valore. Il museo Pio-Clementino nacque ad opera di Clemente XIV nel 1771 e di Pio VI. Ad esso si aggiunsero il museo Chiaramonti di Pio VII, il museo Egizio ed Etrusco di Gregorio XVI, la Pinacoteca novecentesca ed altri complessi artistici con settori e temi diversi.

Siamo arrivati al XIX secolo e non è possibile non menzionare alcuni grandi uomini. Il pontificato di Benedetto XV si spese fra appelli alla pace e condanna durissima alla guerra.

Benedetto XV

Benedetto XV

Pio XI visse la difficile relazione con il Fascismo mussoliniano: da un lato la ricerca di un accordo nel Concordato lateranense ma dall’altro lato la condanna esplicita all’eclissi di una coscienza critica italiana (“Il popolo italiano è diventato un branco di pecore stupide”). Dopo i discussissimi rapporti fra Nazismo e Pio XII, sui quali ancora tutte le voci non sono unanimi, venne la grandiosa stagione di apertura alla modernità con Giovanni XXIII Roncalli, forse il più grande pontefice che il nostro secolo scorso abbia conosciuto, in proporzione ai tempi e alle circostanze che visse. Devoto ad una idea di Chiesa sempre più vicina ed attenta alle persone che si incamminavano verso la modernità, egli seppe gettare le linee guida per una evoluzione della Chiesa stessa.
Ora il mondo cattolico saluta la sua guida e già ne attende una nuova. Sarà davvero una guida nuova poiché peserà il gesto unico di Benedetto XVI. Tra lo scornoforto di alcuni, le grida di giubilo di altri, la curiosità di quelli che sentono il fascino di un rituale antichissimo, vivremo i giorni del conclave con il desiderio di conoscere quale linea il nuovo pontefice sceglierà per la Chiesa dopo questo evento storico senza precedenti. Ma nel frattempo, sperando che questa breve storia senza faziosità abbia intrattenuto ed appassionato, ci congediamo con le parole del Roncalli alla finestra la notte dell’11 Ottobre 1962, giorno di apertura del Concilio Vaticano II, nella incertezza di quale strada avrebbe preso il rinnovamento ma nella piena fiducia che questo avrebbe grandemente giovato allora, come oggi: “Sappiano gli afflitti che il Papa è con i suoi figli specie nelle ore della mestizia e dell’amarezza… E poi tutti insieme ci animiamo: cantando, sospirando, piangendo, ma sempre pieni di fiducia nel Cristo che ci aiuta e che ci ascolta”.

Piazza San Pietro la notte del "discorso alla luna"

Piazza San Pietro la notte del “discorso alla luna”

 

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0.0/5 (0 votes cast)

Lascia un Commento

*

© 2012 il Ritaglio.it - Il Ritaglio è un blog ad indirizzo giornalistico e pertanto non è una testata registrata. |

Torna su