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Gli amanti passeggeri

poster_per_gli_amanti_passeggeri[1]Durante la rotta per Città del Messico, i piloti (uno bisessuale, l’altro “indeciso”, che non disdegna il sesso maschile) del volo 2549 della compagnia aerea Penìnsula si accorgono di un problema tecnico al carrello che impedirebbe all’aereo di atterrare. Le misure prese dai comandanti e dalla torre di controllo in aeroporto prevedono di girare in tondo sul cielo di Toledo (località di partenza), in attesa che venga attrezzata la pista dell’aeroporto per la difficile operazione di atterraggio. Nel frattempo i passeggeri e le hostess della classe turistica vengono narcotizzati per evitare ripercussioni e preoccupazioni eccessive e i due steward e l’assistente di cabina della business class (tutti e tre rigorosamente omosessuali) intrattengono una serie di conversazioni su tematiche più o meno profonde con i pochi passeggeri di quella classe, una coppia appena sposata, un finanziere, un sicario, un attore playboy, una sensitiva e una escort avanti con l’età, che reagiscono al probabile imminente dramma “aprendosi” gli uni gli altri e facendo emergere i fantasmi comici della propria esistenza.

Dopo due anni di assenza dal grande schermo, Pedro Almodovar dirige il film “Gli amanti passeggeri”, che segna il suo ritorno al genere della commedia pura e al pastiche cromatico delle sue opere degli anni ’80, come “Donne sull’orlo di una crisi di nervi”. Gli ingredienti per un ritorno alle atmosfere delle origini ci sono tutti: dalle scenografie che commistionano elementi variopinti, kitsch e pop, alla vera e propria rimpatriata di attori almodovariani: compaiono nel film Banderas, Cruz, Cecilia Roth, Lola Duenas e Paz Vega.1361879089102[1]

Il film si apre, nel segno della nostalgia, con i cammei di Antonio Banderas e Penelope Cruz, lanciati nella carriera attoriale proprio dal cineasta spagnolo, nei film “Carne Tremula”(lei), “Labirinto di passioni” e “Matador” (lui), che introducono simbolicamente lo spettatore, come una sorta di ciceroni, nell’universo almodovariano.

Ha detto Almodovar, durante la conferenza stampa di presentazione del film: “I personaggi e tutto quello che succede richiamano la realtà spagnola attuale, anche se non si tratta di un film realista, ma del tutto immaginario”.

Dopo l’incursione nell’horror de “La pelle che abito”, Almodovar gira un prodotto che vorrebbe segnare il ritorno ad un’ atmosfera s-catenata e sessualmente libera ma che sa di preconfezionato e di poco autentico, che dovrebbe far ridere ma che riesce solo a strappare qualche timida Gli-amanti-passeggeri_main_image_object[1]risata allo spettatore, a causa dei pochissimi guizzi comici presenti, che dovrebbe essere un’esplosione cromatica kitsch ma che in realtà è solo laccato e imborghesito. E’ interessante la metafora socio-politica della situazione spagnola (si potrebbe benissimo adattare anche a quella italiana) di cui il film si fa foriero, oltre al ritratto di costume: la classe economica (il popolo) viene sedata e dorme inconsapevolmente, la torre di controllo perde inutilmente tempo e fatica a dare le direttive su come affrontare la situazione di pericolo e la classe business (gli ipotetici dirigenti di un Paese) si trastullano tra loro, dandosi all’alcool e al sesso, senza riuscire a mantenere il controllo della situazione. Il che riproduce il clima di attesa e di indecisione, che caratterizza, attualmente, la politica di molti Paesi europei. Un altro aspetto non secondario su cui gioca l’intero film è il contrasto tra Eros e Thanatos, che accompagna i passeggeri del volo 2549 dall’inizio alla fine. Per combattere la paura, ad un passo dalla probabile morte, i passeggeri svestono la maschera di apparente rispettabilità (che è, tuttavia, solo apparente) che hanno indossato fino a quel momento e si lasciano andare ad una serie di comportamenti folli (cocktail alcolici, mescalina, sesso gay ed etero) in cui il proprio Es trova la massima espressione. Ecco, quindi, che i personaggi di Almodovar combattono la morte/Thanatos con il suo elemento opposto, l’unica arma in nostro possesso per esorcizzarla: Amore/Eros, la più potente forza emotiva sulla faccia della Terra. Sembra quasi che, dal momento in cui i personaggi riescono ad esprimere in modo più libero e a non reprimere la loro sessualità, la situazione non possa fare altro che migliorare.

Molto particolari sono le ultime sequenze in cui l’atterraggio dell’aereo non viene mostrato (d’altronde, non si tratta di un disaster movie) ma gli-amanti_passeggeri[1]viene lasciato al fuori campo e vengono inquadrati gli interni deserti e desolati dell’aeroporto, che si pongono come prefigurazione  e oggettivazione della presenza della morte.

L’ultima trovata originale è quella del telefono di bordo guasto che costringe i passeggeri ad effettuare le loro ultime telefonate con i compagni di volo in ascolto, il che causa lo svestimento della propria inibizione ed una serie di particolari trovate ironiche ed autoironiche. Dal punto di vista della costruzione registica e formale, le sequenze sono orchestrate bene, grazie anche ad una serie di inquadrature particolari ed anomale che attestano la presenza di una visione autoriale dietro la macchina presa che seleziona il visibile in modo non scontato.

Tolti gli aspetti positivi della pellicola, soffermiamoci su quelli negativi. Il vero problema del film è la sceneggiatura: ci sono vari spunti interessanti ma la ridicolaggine di determinati momenti supera di gran lunga ciò che di buono c’è.  Si ride veramente poco, ci sono un paio di situazioni di stallo noiose, altre di una comicità sottotono e che definire improbabili è un eufemismo.

pedro-almodovar-gli-amanti-passeggeri[1]Ma passiamo, adesso, al difetto più grande che riguarda i tre personaggi principali, gli assistenti di volo omosessuali che vengono delineati in modo parossisticamente gaio, tra ammiccamenti vari e modi di fare effeminati, e si riducono, in tal modo, a mere macchiette. Sono personaggi eccessivamente sopra le righe, lontani da ogni realtà, persino offensivi nei confronti degli omosessuali. In certi momenti, sembra che si stia assistendo alla proiezione di un film scritto da Ferzan Ozpetek e diretto da Pappi Corsicato. Il pilota è bisessuale, il co-pilota fortemente indeciso, gli assistenti di volo sono tutti gay…non è un po’ troppo surreale e ridicolo? Tra l’altro, i clichès tipici che riguardano gli omosessuali, purtroppo, abbondano.

La scena in cui i tre steward improvvisano un vivace balletto in playback sulle note di “I’m so excited” delle Pointer Sisters entra di diritto tra le sequenze cult dei film del regista spagnolo e si candida come una delle migliori parodie autoironiche sui modi di fare dei gay.

http://www.youtube.com/watch?v=BuRsGTmLrw0

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