Il grande e potente Oz Reviewed by Momizat on . Tre anni dopo il boom di incassi nei botteghini di tutto il mondo ed il flop di critica di “Alice in Wonderland” di Tim Burton, la Disney ritenta il colpo fortu Tre anni dopo il boom di incassi nei botteghini di tutto il mondo ed il flop di critica di “Alice in Wonderland” di Tim Burton, la Disney ritenta il colpo fortu Rating: 0
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Il grande e potente Oz

16864-il-grande-e-potente-oz[1]Tre anni dopo il boom di incassi nei botteghini di tutto il mondo ed il flop di critica di “Alice in Wonderland” di Tim Burton, la Disney ritenta il colpo fortunato commissionando la regia di “Il grande e potente Oz” a Sam Raimi, autore di pellicole di culto come “La casa”, “L’armata delle tenebre” e “Darkman”, nonché della trilogia di “Spider-man”.

Oscar Diggs, chiamato da tutti Oz, è un mago ed un casanova con il vizietto di illudere spettatori e spasimanti, regalando loro un carillon che dice essere appartenuto a sua nonna (anche se in realtà ha svariate copie del suddetto). Alla fine di uno spettacolo in cui non è riuscito a raccogliere il consenso del pubblico pagante, fugge dalle minacce di un rivale su una mongolfiera che sarà attratta da un tornado. Si ritrova magicamente catapultato nella terra di Oz, luogo in cui avrà modo di redimersi e di crescere interiormente…

Dopo il flop qualitativo di “Alice in Wonderland”, in cui lo stile di Tim Burton si è dovuto inchinare agli stilemi della Disney, le aspettative nei confronti de “Il grande e potente Oz” erano davvero notevoli, così come era notevole il margine di rischio dovuto alla recente realizzazione del film burtoniano. Purtroppo, però, l’ultima opera di Raimi non può essere definita del tutto riuscita, la grande mano della Disney c’è e si sente, anche se l’autorialità del regista americano non fatica a farsi vedere e non perde occasione per mostrarsi. Il film si può considerare come una commistione tra “Alice in Wonderland” e “Hugo” di Martin Scorsese.

L’aspetto più interessante che colpisce maggiormente lo spettatore è costituito dall’omaggio nostalgico verso il cinema delle origini, quello delle attrazioni dimostrative, e nella costruzione metacinematografica di determinate sequenze.james-franco-oz-the-great-and-powerful[1]

Il film si apre, nel tipico stile di Raimi, con un’inquadratura di nebbia e fumo che sfocia in un piano sequenza che ci mostra l’ ambiente itinerante in cui si muove il protagonista, Oz, interpretato da un James Franco autoironico e gigione ma pur sempre incapace a livello recitativo. L’incipit, di circa un quarto d’ora, è un vero gioiello cromatico ed estetico: è realizzato, infatti, in 4:3 e in  bianco e nero, che si configura come un omaggio nei confronti de “Il mago di Oz” di Victor Fleming del 1939, e sfocia nel technicolor e nei 16:9 dell’approdo nel mondo di Oz, meraviglioso tripudio e pastiche di colori intensi e saturati. A livello registico, è ben diretto nella maggior parte delle sequenze, che sono orchestrate e costruite rispettando il timbro personale di Sam Raimi: più volte ritorna il movimento di macchina in cui la camera segue un oggetto in movimento con una rapida accelerazione come se fosse una freccia in prima persona.

E’ parecchio riuscito l’accostamento tra il presunto mago di Oz, Thomas Edison ed in generale i pionieri dell’arte cinematografica, ritenuti veri e propri illusionisti e maghi, in realtà abilissimi e creativi artigiani. Oz, tenendo a mente le loro azioni, riesce a sfruttare il proprio ingegno per costruire, grazie agli abitanti del regno di Oz, una sorta di lanterna magica, che gli consentirà di sconfiggere la strega cattiva. Questa trovata narrativa si pone come simbolica non solo, come già detto, nel sentito omaggio nei confronti del cinema delle origini, ma anche nei confronti dei il-grande-e-potente-oz-2[1]primi film realizzati dal regista, che in questo modo, è come se autocitasse l’artigianalità e le originali trovate a scarso budget che gli hanno dato la notorietà. Le illusioni ed i trucchi realizzati dal mago si configurano come corrispettivi dei “trucchi di magia” tipici del mestierante e del mondo cinematografico, che è basato sull’idea del movimento a partire da 24 staticità al secondo. Anche qua, però, a malincuore, avviene ciò che era successo in “Hugo”, in cui l’omaggio di Scorsese al cinema delle attrazioni dimostrative e a George Melies veniva messo in secondo piano ed inglobato da una trama, che per necessità di sforzo produttivo, si doveva basare su una storia per famiglie.

La trama del film è costruita in modo lineare e teleologico sulla base dell’itinerario archetipico, che commistiona la mitologia alla narrativa popolare, delineato dagli studi di Vladimir Propp sulla struttura del racconto delle fiabe in Russia. Viene rispettato il percorso del viaggio dell’eroe che parte da una situazione in un mondo ordinario, che viene però stravolta, e che dovrà riportare alla normalità, seppur un totale ritorno alla situazione originaria sia impossibile, oltre che improduttivo. Dovrà affrontare così un viaggio in cui dovrà superare una serie di prove, troverà l’alleanza e l’inimicizia di amici e nemici, si dovrà guardare dai falsi amici, e dovrà superare la prova finale, la più difficile, dopo la quale potrà ripristinare la situazione di partenza. Sotto questo punto di vista, quindi, la sceneggiatura rispetta dei canoni pienamente prestabiliti. Nel mondo di Oz, James Franco trova dei puntitledersonaggi che si pongono come configurazione speculare delle persone che ha conosciuto nel Kansas: la scimmietta è infatti la proiezione di Frank, interpretato da Zach Braff, che era stato definito dallo stesso Oz una scimmia, la bambolina con le sue gambe spezzate è il riflesso della bambina sulla sedia a rotelle che aveva implorato Oz di guarirla, infine, la strega buona è l’amore della sua vita, che Oz aveva gettato al vento.

Il problema del film è la durata di 130 minuti, eccessiva per una pellicola del genere, e che va indubbiamente a sfavore degli sceneggiatori del film, costretti ad “inserire” in modo visibilmente posticcio una serie di dialoghi e di battute che vorrebbero essere ironiche ma che, in realtà, risultano ridicole e desolanti. Si vorrebbe ovviare alla mancanza di idee e di dialoghi interessanti, che consentirebbero magari un approfondimento psicologico dei personaggi, con una serie di trovate e di verbalismi eccessivi che hanno il solo obiettivo di allungare il brodo e di provocare un sorriso negli spettatori più piccoli, con oz[1]il risultato di momenti soporiferi  che causano più di uno sbadiglio allo spettatore sopra i 15 anni che abbia un minimo di attività cerebrale sviluppata. Le interpretazioni attoriali sono sotto la sufficienza, Mila Kunis, in modo particolare, è desolante, anche a causa di un’errata e superficiale costruzione dei personaggi che appaiono più bidimensionali del film stesso (che sfoggia, per l’appunto, un 3D più insulso dell’accensione dei termosifoni in pieno luglio in Sicilia).

Il vero motivo di interesse del film, che evita il totale fallimento dell’opera, è costituito dall’omaggio al mezzo cinematografico, Illusione e Magia per eccellenza, capace di costruire un mondo immaginario e di far diventare reale una realtà alternativa ed onirica che vive solo nei nostri sogni, e agli uomini/maghi che hanno consentito che tutto ciò fosse possibile. Peccato che il tutto duri meno di un quarto d’ora su un totale di 130 minuti.

Voto: ★★

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