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“Le stagioni del verde mandarino”:la novità dell’open book

“Che ci vuole a scrivere un libro? Leggerlo è la fatica”. Non è solo Gesualdo Bufalino a dirlo. E’ un dato di fatto. L’Italia è il Paese europeo con più scrittori e meno lettori. Negli ultimi anni l’avvento dell’e-book ha cercato, da una parte, di arginare questa tendenza, fornendo nuove speranze per l’incremento della lettura in Italia, dall’altra ha però condizionato il giro d’affari del libro cartaceo. Secondo i dati diffusi dall’AIE 2013 (associazione italiana editori), infatti  sono diminuite le tirature, le esportazioni dei titoli italiani all’estero e i prezzi hanno subito un notevole abbassamento.

michele laurenzana

Questa realtà così poco incoraggiante non ha fermato le ambizioni di un giovane scrittore modenese, Michele Laurenzana. Poco noto (ancora per poco) al grande pubblico, ha saputo far parlare di sé pubblicando a proprie spese un romanzo e una serie di racconti (www.michelelaurenzana.com). Neanche l’assenza di una casa editrice che lo supportasse ha impedito all’esordiente Laurenzana di dar voce ai suoi pensieri, al suo estro. Dopo l’ottimo esordio con il romanzo “La segreta verità”, questo giovane lettore ha voluto lasciare un segno di sé nel panorama editoriale e letterario italiano con una novità assoluta: l’open book. Come è facile intuire dal nome stesso, si tratta di un “libro aperto”, in continuo aggiornamento. Sì, perché questa raccolta di racconti è destinata a crescere nel tempo, pagina dopo pagina e senza spese aggiuntive. Il libro, disponibile solo su Amazon, è infatti acquistabile al prezzo di un caffè e scaricabile sui vari supporti tecnologici quali pc, tablet e smartphone.

I racconti sono 6,preceduti dalla prefazione del sessuologo Marco Rossi e seguiti da alcuni contenuti extra, una sorta di surplus che l’autore ha voluto regalare ai suoi lettori. Il filo conduttore che lega ogni racconto è l’immagine del rapporto uomo-donna, analizzato sotto le varie sfumature di immaturità: verde mandarino, per l’appunto. I protagonisti, proprio come il frutto, a volte maturano, altre volte no. La lettura è consigliata ad un pubblico adulto, ma le scene che afferiscono alla sfera sessuale, seppur descritte nel dettaglio, non sfociano mai nel volgare. Sono tutte storie tratte da attimi di vita quotidiana, colti nella loro semplicità, nella loro banalità, che ugualmente suscitano un’altalena di emozioni: sorpresa, rabbia, paura, ansia, speranza. La particolarità di questi racconti è che protendono al verisimile, storie che potrebbero accadere come non accadere. L’aspetto più entusiasmante invece risiede nei finali aperti. Ogni storia si conclude con una “non fine”, non di quelle che lasciano con il fiato sospeso oppure senza parole, ma quelle che lasciano spazio all’immaginazione. In questo modo il lettore può dare alla storia il finale che meglio crede.

stagioni

Per comprendere il giusto valore de “Le stagioni del verde mandarino”, occorre dar voce allo stesso autore. Michele Laurenzana si è lasciato intervistare, mettendo a nudo se stesso (non proprio come i protagonisti del suo libro) e i suoi pensieri:

Cosa ha spinto uno studente di ingegneria ad avvicinarsi alla scrittura?                                                                                          

Ho frequentato un (travagliato) corso di laurea in Ingegneria Edile-Architettura, travagliato perché il percorso di studi non è stata una scelta del tutto personale. Questi anni però sono serviti a far emergere un certo dualismo nel mio carattere che ho forse sempre avuto nascosto: mi ritengo una persona seria, ma con una buona dose di estro.  E’ proprio nell’aspetto ingegneristico-architettonico che ho cercato una certa “tecnica” di scrittura: un buon edificio, aldilà della funzionalità, deve saper trasmettere emozioni.

Hai alle spalle già due libri: un romanzo e una raccolta di racconti. La scelta di passare da un genere all’altro a cosa è dovuta?                    

Fondamentalmente ai lettori. Il romanzo,” La segreta verità” è stato scritto per un target giovanile. Ho avuto modo di lavorare a stretto contatto con dei giovanissimi per dieci anni e in quelle pagine ho cercato di racchiudere le loro più frequenti difficoltà nel rapportarsi con la famiglia e gli amici e i loro primi amori. Con i racconti invece ho voluto capovolgere il tutto, ho cambiato registro e mi sono messo in gioco, divertendomi, tentando di avvicinarmi il più possibile alla complessa sfera adulta.

Il tuo ultimo libro si presenta innovativo sotto tutti gli aspetti. Quando e come è nata l’idea dell’open book?                                                            

L’open book è una vera sfida con i lettori, in particolar modo con i non lettori del digitale, quindi nato con la voglia di avvicinarsi al lettore meno dilettato. Ecco perché i titoli di ogni storia indicano un tempo approssimativo di lettura, per lasciare la più totale libertà nello scegliere il racconto più adatto in funzione ai minuti che in quel momento si hanno a disposizione. Ho impiegato diverso tempo solamente a pianificare nei dettagli le varie caratteristiche, essendo un prodotto nuovo doveva presentarsi nel miglior modo possibile. 

Hai saputo compensare l’assenza di una casa editrice con la presenza assidua e massiccia di un pubblico di lettori che ti segue anche sui vari social network. Qual è il tuo rapporto con loro?            

Qui parte il grazie a Twitter. Ho superato i 10000 follower e con molti di loro c’è un rapporto che non si limita a un semplice numero. Non a caso è dai tweet di alcuni di loro che ho tratto ispirazione per le mie storie, reinterpretandoli dal mio punto di vista. Rispondo volentieri a tutti, supporto artisti emergenti, perché essendo io un “fai da te” sono il primo fan di chi “fa da sé”.

L’Italia non è un paese per lettori. I tuoi libri dicono il contrario. Qual è stata la tua arma vincente?                                                                                    

Nel caso del primo libro si tratta maggiormente di fortuna; molti personaggi noti al grande pubblico hanno avuto occasione di leggerlo e il loro supporto è stato fondamentale a darmi credibilità. L’open book invece è a tutti gli effetti un libro sociale, dinamico ,in continua espansione e non richiede tempo o impegno. Quindi alla portata di tutti (anche nel costo). La mia arma vincente rimane circoscritta a poche persone: Davide Spano e Matteo Pintus per  la prima copertina; Fabrizio Marchetti e Daniele Pezzati per la seconda. Loro sono gli artefici di ciò che rappresenta il primo contatto visivo coi lettori. Poi Sara Gozzi, la mia editor che da Dublino ha revisionato l’ultimo lavoro. Infine il Dott. Marco Rossi per aver fatto da apripista ai miei racconti con la sua prefazione.      

Un “self made man”  come te ha già un altro progetto letterario in cantiere?                                                                                                                                    

Per ora no. Mi dedicherò unicamente  a “Le stagioni del verde mandarino” con nuove storie che man mano andranno a completare il libro. Il prossimo aggiornamento avverrà a metà dicembre circa, sfrutterò così la sensibilità del Natale anche per affrontare un argomento estremamente delicato che sto sviluppando grazie alla testimonianza reale di una donna che mi ha scritto qualche tempo fa un’inaspettata mail. 

George Orwell affermava che “i libri migliori sono proprio quelli che dicono quel che già sappiamo” e Michele Laurenzana non ha fatto altro che metterlo in pratica. Le sue storie raccontano di uomini alle prese con una realtà ordinaria che diventa straordinaria con le occasioni che è in grado di cogliere ogni giorno. Tutti possono immedesimarsi nelle vicende narrate, perché si sa che in ogni libro c’è sempre una frase che parla di noi.           

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Commenti (1)

  • Carmela

    articolo interessante e bella intervista, anche io vorrei pubblicare i miei libri su Amazon. Non ambisco ai risultati di Laurenzana, ma spero di raccogliere qualche piccola soddisfazione

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