Luce all’intelletto: i Carmina burana ed il degrado intellettuale Reviewed by Momizat on . I Carmina Burana sono una straordinaria silloge di testi poetici raccolti in un manoscritto del XIII secolo ritrovato nel 1803 presso il monastero di Benedikten I Carmina Burana sono una straordinaria silloge di testi poetici raccolti in un manoscritto del XIII secolo ritrovato nel 1803 presso il monastero di Benedikten Rating: 0
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Luce all’intelletto: i Carmina burana ed il degrado intellettuale

I Carmina Burana sono una straordinaria silloge di testi poetici raccolti in un manoscritto del XIII secolo ritrovato nel 1803 presso il monastero di Benediktenbeuern e pubblicato in traduzione nel 1847 da Andreas Schmeller. Nel manoscritto possiamo leggere circa 300 componimenti di diversa misura scritti da vari autori, alcuni ignoti, altri di cui si sa ben poco. Ma se la fama dei compositori è poca, altrettanto non si può certo dire della notorietà di alcuni testi del manoscritto: il testo O fortuna musicato da Carl Orff è stato impiegato in molte rappresentazioni cinematografiche e musicali, persino da Michael Jackson in un suo album. Orff scelse un gruppo di canti da arrangiare nuovamente poiché abbiamo la certezza che tutti i carmina fossero in origine dotati di una melodia che spesso nei secoli è andata perduta. Ma in origine dovevano essere una vera e propria raccolta di canzoni di argomento vario. I temi più frequentati sono quello morale, satirico, amoroso e, naturalmente, religioso. Tra i canti morali possiamo leggere il testo di Florebat olim studium, pungente osservazione, non priva di una vena malinconica, del degrado culturale ed intellettuale di quel momento storico. E ne riporto alcune considerazioni perché mi sembrano tanto rilevanti anche oggi, benché qualcosa come ottocento anni ci separi dalla compilazione del testo.

Carl Orff

Carl Orff

L’inizio del testo sentenzia l’amara verità sulla condizione dell’intellettuale: “Fioriva un dì lo studio / ed or si cangia in tedio; saper valse non poco / ma poi si è imposto il gioco.”. La considerazione è tanto più singolare se si pensa che solo un secolo prima nasceva in Bologna la prima università del mondo occidentale, luogo di studio e di raduno per intellettuali di ogni parte d’Europa. Eppure il poeta non riesce a non percepire un certo degrado della qualità intellettuale a vantaggio di nuove forme del diletto, prima fra tutte il gioco. Viene meno quella tradizionale distinzione latina fra negotium e otium: se il primo era il tempo trascorso nella vita politica pubblica, il secondo era il tempo libero dedicato ad attività nobilissime quali lo studio, la filosofia, la letteratura. Ma i secoli sono avanzati e il tempo libero ormai si trascorre nel sollazzo. Tanto più che “nei tempi precedenti / a stento gli studenti / solo da novantenni / studi furono indenni”: se una volta ci si dedicava allo studio per tutta la vita, oggi neppur si comincia.

Il degrado denunciato dal poeta assume dimensioni anche superiori al semplice rifiuto di dedicarsi allo studio, avvicinandosi ad un degrado morale e politico narrato con i toni satirici di una fantastica baraonda letteraria e biblica dai toni tragicomici. Infatti il poeta racconta che nel nuovo atteggiamento delle giovani generazioni “a dieci anni appena / rifiutan giogo e lena / maestri ora si fingono / e i ciechi i ciechi spingono”. È triste sorte che un cieco spinto da un altro cieco finisca in una fossa: l’espressione compare nei vangeli di Matteo e Luca. Ma la cecità è proprio causata, secondo l’autore, dall’impoverimento culturale che si spargendo come un morbo in grado di privare gli uomini del bene preziosissimo della vista, della lungimiranza, dello sguardo sul mondo e sul futuro.

La ruota della fortuna sul manoscritto dei Carmina

La ruota della fortuna sul manoscritto dei Carmina

Ma tutto cambia e ne leggiamo le conseguenze con non poca ironia, seppur velata dell’amarezza tipica del tragicomico. La biblica Maria, emblema della contemplazione, ora spregia quell’attività che le è propria tradizionalmente mentre la sorella Marta fa altrettanto con l’azione, quella frenesia di preparare tutta la casa all’arrivo di Cristo presso Betania. Ed ancora “il povero Catone / si dà a dissoluzione / e Lucrezia la casta / serve a lascivia e basta”. Catone era emblema romano dell’onestà e della fermezza ma, corrotto dal nuovo abito generazionale, si dedica ad ganeas, ai piaceri del sesso e della tavola. E la stessa romana Lucrezia, paradigma di castità e virtù, serve con turpe lascivia morale. I mutamenti si fanno da politici e letterari anche fisici: “il caldo? Gel si fa; l’umido? Aridità”. È l’esasperazione di un mutamento di costumi in ambito intellettuale che rivela le sue conseguenze, per esagerazione naturalmente, anche in tutti gli altri contesti della vita di un uomo, dalla politica alla natura fisica.

La scelta di un carmen buranum è quantomai impegnativa per un lettore contemporaneo che affronta il testo inevitabilmente con gli occhi di un uomo del XIX secolo. Ma il testo non può dire più di quanto l’autore non vi abbia scritto, a meno che il lettore non voglia leggervi dentro ciò che desidera o ciò di cui ha bisogno. In questo caso, come del resto per O fortuna, le parole rivelano una attualità disarmante, tanto da poter essere valutate, anche criticamente, da un lettore odierno. Spesso ho sentito frasi come “ai miei tempi si studiava di più”, “ai miei tempi gli studi erano più severi e rigorosi” e, da ultima, “quelli sì che erano insegnanti bravi!”. Le costatazioni sul degrado degli studi non mancano nella vita quotidiana ed una semplice osservazione delle persone che ci circondano non può non notarlo.

Rabano Mauro

Rabano Mauro

Ma accanto a questo “ipotetico” decadimento della qualità degli studi possiamo collocare un crescente disinteresse delle nuove generazioni per quegli argomenti che, fino a qualche decennio fa, appassionavano ed arrovellavano i giovani. I giovani universitari delle rivolte studentesche del 1968 non rivendicavano fra l’altro un amore incondizionato per il sapere e per lo studio, liberato degli interessi economici e statali imposti sopra. Oggi i modelli di riferimento sono cambiati e la stessa letteratura “classica” è così rinnovata da meritare una riflessione critica visto che forse il tedio verso una certa cultura, che sembra noiosa e difficile, ha preso piede anche infondo alle nostre anime.

L’ultimo monito del poeta va agli uomini saggi affinché considerino sempre le sue parole in cuore: una vita trascorsa nell’onestà dei costumi e nell’applicazione alle migliori qualità intellettuali (tra le quali lo studio) è il solo modo per “mondare e liberare” il cuore dal peccato. Il legame con Dio infatti si costruisce proprio sullo sforzo intellettuale. Poiché, infondo, nel momento del Giudizio finale, chi sarà ritenuto colpevole non potrà più appellarsi a nulla. Del resto la più profonda tradizione religiosa medievale, nella persona di Rabano Mauro, poteva già nel IX secolo, con una considerazione dell’uomo immensamente alta, scrivere di Dio,: “Sii luce all’intelletto / fiamma ardente nel cuore”.

 

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