Solo Dio perdona Reviewed by Momizat on . Eccoci qui, a parlare del film che è riuscito a dividere il pubblico di Cannes. Chi lo reputa una semplice accozzaglia di violenza e sangue gratuita, chi invece Eccoci qui, a parlare del film che è riuscito a dividere il pubblico di Cannes. Chi lo reputa una semplice accozzaglia di violenza e sangue gratuita, chi invece Rating: 0
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Solo Dio perdona

Solo Dio perdona

Eccoci qui, a parlare del film che è riuscito a dividere il pubblico di Cannes. Chi lo reputa una semplice accozzaglia di violenza e sangue gratuita, chi invece grida al capolavoro, chi lo giudica un film privo di trama e di emozioni e chi un Film con la “effe” maiuscola.

18781_bigSolo Dio Perdona, il nuovo film di Nicolas Winding Refn,narra la storia di Julian (Ryan Gosling) che gestisce assieme al fratello Billy una palestra di thai boxe a Bangkok. Tutto procede per il meglio, fino a quando una sera Billy non stupra una sedicenne e viene ucciso da un ex-poliziotto di nome Chang, che vanta il soprannome di Angelo della vendetta. L’entrata in scena di Jenna , madre di Julian, porterà il protagonista a tentare di vendicare la morte del fratello e darà il via ad un vero e proprio bagno di sangue per le strade della città thailandese. 

Refn ci ha portato in una via diversa da quella segnata in Drive, a partire dalla struttura stessa del film. I dialoghi sono ridotti al minimo essenziale a favore delle immagini, dove si può apprezzare la magistrale fotografia 2curata da Larry Smith che ci offre una Bangogk immersa in un quasi prevalente rosso scuro. Ma non si tratta di un fattore puramente estetico, dato che ci troviamo davanti a un montaggio da “cinepugno”,rendendo questo film una successione di immagini talmente forti e cruente che hanno come scopo quello di turbare lo spettatore. Tali immagini arrivano all’improvviso, creando così un gioco di alternanza tra quiete e akmè suggerito anche dalle musiche, che sono un misto tra sound tribale e sound tecnico.

Un pò più difficile giudicare questo film, se parliamo in termini di “trama”. Si, “trama” e non trama senza virgolette, poichè questa è poco approfondita. Sicuramente ci troviamo davanti ad una storia di vendetta, dal retrogusto quasi shakespeariano (in primis il Tito Andronìco dell’autore elisabettiano), ma è anche una storia che sfiora altre tematiche. Vi è un rapporto tra madre e figlio molto duro e malato: Jenna sembra una donna che ha in mente solo il sangue e la distruzione (quasi una Giunone moderna) e che approfitta della morte del fratello di Julian per riallacciare i rapporti con quest’ultimo, ma è anche una storia sulla giustizia. Julian è infatti chiamato a uccidere Chang, l’ex-poliziotto che ha fatto fuori suo fratello e che si eleva a cavaliere della giustizia con la sua katana, ma è combattuto: è giusto vendicare un fratello drogato e stupratore? Forse a tale scopo vengono ossessivamente inquadrate le mani del protagonista, chiuse in due pugni tesi, quasi a voler simboleggiare fino all’esasperazione il suo stato di confusione.

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Se a Cannes Solo Dio perdona ha sconcertato miliardi di critici e spettatori, anche in Italia la reazione è stata più o meno la stessa. Il pubblico italiano ha veramente stroncato il lungometraggio di Refn, definendolo come “noioso” o “troppo violento”, ma non c’è da stupirsi se consideriamo il fatto che tale pubblico ha una concezione diversa di cinema e gradisce film di indubbio gusto e valore. Lo stesso Refn disse a Cannes: “Chi si aspetta un film di facile visione che eviti pure il mio cinema. O con me o contro di me”. Del resto ci troviamo davanti ad un tipo di cinema solo per “palati fini”, che non si abbassa a canoni facili e svelti, ma che preferisce scavare nel profondo ed interrogarsi sulla sua stessa essenza.

Nicolas Winding Refn

Nicolas Winding Refn

Con quest’opera, Refn sembra intenzionato a sigillare il suo stile. Se infatti nel precedente Drive dominava un’atmosfera da action movie/thriller, con Solo Dio perdona si raggiunge un livello un pò più alto, che non ci spinge forse a gridare “Che capolavoro!”, ma che sicuramente ci offre un modello di cinema molto raro a vedersi. Una via di mezzo tra Stanley Kubrick e Quentin Tarantino? Forse, ma una cosa è certa: Nicolas Winding Refn segnerà in un modo o nell’altro la storia del cinema, contro ogni critica e ramanzina da parte di qualche “grande critico della settima arte” mentre Ryan Gosling potrebbe, tra qualche anno a questa parte, diventare un attore molto apprezzato e richiesto.

Ai posteri l’ardua sentenza.

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