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“Street Heart”, l’altra faccia (artistica) di Napoli.

“Street Heart”, l’altra faccia (artistica) di Napoli.

“Se l’Europa fosse una ninfa, allora i suoi occhi celesti sarebbero Napoli”. Questa frase funge da introduzione  per il documentario realizzato da Tommaso BattimielloGiuliano Russo, rispettivamente regista e voce narrante, dal titolo Street Heart.

Prodotto dalla casa cinematografica indipendente Icarus e presentato in anteprima il 2 luglio alla sede universitaria di Mezzocannone 12  occupato, il documentario ha subito ricevuto un sacco di attenzioni, da parte sia di studenti universitari che di semplici curiosi. Come suggerisce il titolo, veniamo guidati all’interno delle strade e dei vicoli di Napoli, ma con uno sguardo differente e diverso da quello abituale: infatti il centro dell’attenzione è rivolto a quei disegni che troviamo sui muri dei palazzi e che spesso vengono tutti riuniti sotto la comoda etichetta di “vandalismo”.

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Il documentario allora si prefigge l’obiettivo di recuperare, dall’oscuro abisso di ignoranza in cui annega, questa forma d’arte e lo fa intervistando alcune personalità rilevanti come Gennaro Troìa, un artista “madonnaro” che dipinge sui marciapiedi di via Toledo opere a tema religioso. C’è anche Ryan, un americano che ha lasciato gli States per studiare all’accademia di belle arti a Napoli, salvo poi abbandonarla per riluttanza nei confronti dei rigidi canoni imposti. Ciò che incuriosisce non è tanto lo stile di disegno (ricavare opere da crepe nei muri), ma anche il suo modo di vedere quella che viene chiamata “arte”. Non è un prodotto di nicchia in balìa di dispute tra artisti, ma un qualcosa di comunitario che può essere condiviso con chiunque e lo stesso Ryan ce lo dice con una semplice frase: “mi piace parlare di arte con il fruttivendolo sotto casa mia”.vlcsnap-2013-07-13-17h52m42s242

Altro importate contributo è quello di Mirella la Magna, fondatrice,assieme al marito Felice Pignataro, del movimento “GRIDAS“, un’associazione attiva dal 1981 che si occupa di “risvegliare le coscienze attraverso la partecipazione alle battaglie sociali di Napoli”, grazie alla realizzazione di murales che testimoniano tale partecipazione. Dimostrazione di ciò è il “carnevale di quartiere” di Scampìa, che il movimento organizza fin dall’anno della sua fonazione.

 

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“Sicuramente questa (l’arte di strada) aveva un volto e un’anima già prima che noi realizzassimo il documentario. Il nostro intento non era spiegarla (dato che spesso, per suo istituto, non necessita una spiegazione), quanto farla notare, perchè ho pensato che, se io ho trovato così affascinante un aspetto di Napoli che non avevo mai notato, probabilmente potevo farlo notare anche agli altri.” Così mi ha risposto Tommaso Battimiello quando gli ho chiesto se, grazie a Street Heart, l’arte di strada avesse ora un’anima e un volto, un qualcosa che le desse umanità e comprensione utili per chi osservava i vari murales. Il regista è anche convinto sulla delicata questione del “vandalismo”: “A noi non interessava il mondo della tag (fenomeno socio-culturale assai complesso, ma spesso estremamente semplice) quanto quello della “pittura su muro”, che altro non è che estensione della pittura. Il supporto cambia connotazione ad una pratica di disegno?”

Anche Giuliano Russo ha da dire la sua: “La legge vieta di dipingere sui muri, ma noi abbiamo fatto vedere anche il lato positivo. Forse un giorno Napoli riuscirà a rivalutare l’arte di strada, perchè assorbe così tante problematiche che le sfoga con mezzi, che sono i murales. Sono proteste contro la manipolazione e il consumismo, da queste cose può nascere un dibattito e l’importante è che se ne parli”. Forse, in un modo o nell’altro, Street Heart ha dato il suo contributo ad accendere questo dibattito e può darsi che la “profezia” di Giuliano Russo si avvererà.

Link del documentario: http://www.youtube.com/watch?v=LKg51p7UHS0

 

 

 

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