The truman show: da un passato lontano, un futuro molto recente. Reviewed by Momizat on . Era il 1998 quando nelle sale cinematografiche arrivò un film che, a vederlo oggi, suona come una ridente profezia di quel "oscuro" futuro che oggi è il nostro Era il 1998 quando nelle sale cinematografiche arrivò un film che, a vederlo oggi, suona come una ridente profezia di quel "oscuro" futuro che oggi è il nostro Rating: NaN
Home » Articoli Vari » The truman show: da un passato lontano, un futuro molto recente.

The truman show: da un passato lontano, un futuro molto recente.


the truman showEra il 1998 quando nelle sale cinematografiche arrivò un film che, a vederlo oggi, suona come una ridente profezia di quel “oscuro” futuro che oggi è il nostro presente.

The Truman show, è questo il titolo della pellicola. Una pellicola che darà all’attore principale, Jim Carrey, un Golden Globe come miglior attore in un film drammatico e al regista le ovazioni della critica che, ancora oggi, considera quest’opera un vero e proprio capolavoro della storia del cinema.

 

 

La vicenda narrata (per dirla in breve) è la seguente: Truman Burbank (Jim Carrey) è il protagonista del più grande reality show che sia mai stato realizzato: usando la luna come uno studio televisivo e la fantomatica cittadina di Seaheaven come set del programma il regista Christof (Ed Harris) controlla e modifica la vita di Truman, che non sa di essere al centro di questo “gioco diabolico”. Ecco allora che l’infanzia, l’adolescenza, tutte le esperienze della vita saranno frutto di una macchinazione costruita “ad hoc”: le persone che vivono a Seaheaven sono tutti attori e lo stesso vale per sua moglie Meryl (Laura Linney) e il suo migliore amico e confidente Marlon (Noah Emmerich). Al protagonista vengono inculcati anche la morte del padre durante una gita in barca (morte che si rivelerà fasulla, poiché ricomparirà nella seconda parte del film) e la paura del mare, che rappresenterà una vera e propria Colonna d’Ercole.

1

Così prosegue la vita di Truman, fino a quando non inizia ad insospettirsi. La caduta di un pezzo dell’enorme set televisivo mentre sta camminando rappresenta la scintilla: gli torna in mente Sylvia (Natascha McElhone), un ex-attrice che esce dal suo ruolo e che viene “trasferita alle isole Figi” pur di non distruggere il mondo creato da Christof. Da quel evento Truman diventerà difficile da controllare (anzi, da “manipolare”) ed inizierà a ribellarsi a quella condizione imposta dal regista, che farà di tutto per non lasciarlo in balia di un mondo che lui definisce “malato”. È il mondo reale.

Tutto questo però sarà inutile. Infatti Truman, dopo aver avuto conferma che tutti gli eventi della sua vita( dalla finta morte del padre fino al suo matrimonio) sono premeditati da una “mente diabolica” decide di vincere la sua idrofobia e, giunto a toccare il finto cielo del set televiso, decide di abbandonare per sempre l’isola in cui ha vissuto per tanto tempo e, dopo un confronto con Christof, finalmente inizia a respirare l’aria della “vita reale”. Una vita che non sarà perfetta come quella che un folle regista, in cerca della fama, aveva progettato per lui ma sicuramente più soddisfacente e sincera.

2

Vi è una distanza di 16 anni che separa il mondo ipotizzato da Peter Weir e quello in cui viviamo. Mi è bastato vederlo la prima volta per vedere come (tristemente) questi due mondi si somiglino molto. Tematica principale del film è lo strapotere del mezzo televisivo e la sua capacità ad omologare le persone di ogni classe sociale e di ogni età, grazie  sia (soprattutto) alla pubblicità che alla cinepresa (trasformata, per l’occasione, in una vera e propria telecamera televisiva con tanto di obbiettivo) la quale tende ad inquadrare in modo ossessivo qualunque prodotto commerciale che la moglie di Truman ha in mano.

Ma il punto più importante è forse la meccanica con cui funziona un prodotto televisivo come il “reality show”che in Italia arriverà due anni dopo con la prima edizione del Grande fratello. L’analisi di questa meccanica da l’occasione al regista per schernire il pubblico di tali programmi: è un pubblico assuefatto dalle vicende di un individuo comune che diventa “il buffone di corte” e su cui nasce un vero e proprio merchandising. Nasce così l’idea di persone viste come “petrolio”, come merce per produrre soldi  e per gettare nell’alienazione totale l’individuo moderno che, non trovando senso e scopo nella sua vita, si sfoga osservando vite estranee alla sua e che diventano la sua linfa vitale. Nell’universo esterno a quello di Truman succede proprio questo: una coppia di guardie notturne, due ragazze che lavorano al bar, due anziane signore ossessionate dal protagonista e un uomo che sta perennemente nella vasca da bagno sono gli “individui alienati”, quegli individui che per una ragione o l’altra usano lo show per dimenticare le brutture della loro vita.  Per rielaborare una famosa massima di Karl Marx: “La televisione è l’oppio dei  popoli”. Sicuramente la penserebbe così.

Alla luce di tutti questo nascono spontanee alcune domande: è giusto che gli uomini vengano trattati come bestie da circo? è giusto che le persone debbano sfogare le proprie frustrazioni e colmare il loro vuoto osservando la vita d’altri? è giusto che queste persone si circondo di ideali falsamente postivi che coprono il marcio che ci circonda? è davvero difficile oltrepassare il “velo di Maya” che ci avvolge e arriva a soffocarci? Forse la scena finale del film, il dialogo tra Truman e Cristof,può darci la risposta. Forse non è difficile oltrepassare quel “velo di Maya” che ci separa dalle certezze reali della vita e che ci può rendere esseri veramente liberi.

http://http://www.youtube.com/watch?v=CoB6qMgbhU4

Caso mai non vi rivedessi, buon pomeriggio, buonasera e buonanotte!

CIRO GIANLUIGI BARBATO

 

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0.0/5 (0 votes cast)

Lascia un Commento

*

© 2012 il Ritaglio.it - Il Ritaglio è un blog ad indirizzo giornalistico e pertanto non è una testata registrata. |

Torna su