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Tra classico ed erotico: le Elegie romane di Goethe

Rimane del tutto inaccessibile e meravigliosa la curiosità e l’interesse che gli stranieri sanno donare all’Italia in occasione dei loro soggiorni. Un interesse inaccessibile a noi “residenti” per due motivi opposti: da un lato l’abitudine a vivere profondamente immersi nella bellezza (naturale ed artistica) ci ha allontanati dall’apprezzarla a fondo (quasi che fosse una cosa “quotidiana”) mentre dall’altro lato il mix di incuria, inciviltà e indifferenza ha corroso il patrimonio naturale-artistico del nostro Bel-paese segnandovi sopra una cicatrice che pare non voler rimarginare. Ma ancora una volta porto la voce di chi venne da fuori e per la prima volta vide l’Italia, ne respirò l’aria, ne conobbe gli abitanti. _goethe_by_steiler_karl_josephL’atteggiamento di Johann Wolfgang Goethe all’alba del suo italienische Reise (il viaggio in Italia, che divenne poi un libro) è altalenante fra la impaziente curiosità di vedere con i propri occhi ciò che aveva fino ad allora studiato solo sui libri e la noia grigia della vita tedesca, con le sue meraviglie certo, ma ormai con i suoi ritmi e con la sua quotidianità. Scappando da tutto questo Goethe si affacciava all’Italia nel 1786 con una metà precisa: Roma.

Nella Città Eterna egli tenne il famoso diario di considerazioni e annotazioni che verrà poi pubblicato come “Viaggio in Italia” e del quale ho già parlato tempo fa. Ma del suo soggiorno romano sono anche le Elegie, raffinato esercizio lirico che combina l’amore per il mondo classico (rappresentato dalle rovine e dai fasti dell’antica Roma) e la vita privata, sentimentale del giovane Goethe tra i romani. La comprensione di quella spensierata libertà e creatività romana può avvenire solo a patto di capire come vivesse Goethe il periodo precedente al viaggio. Infatti nel 1775 era diventato ministro e segretario personale del duca Carlo Augusto a Weimar e la sua produzione lirica era calata. Il periodo di Weimar era stato economicamente fruttuoso ma aveva risvegliato vecchi desideri d’infanzia tra i quali la passione per l’Italia, contrapposta alla “burocratica” vita cortigiana. Non ci stupirà allora che nella elegia V egli esordisca dicendo “Ora mi sento contento e ispirato sul classico suolo;/ voci passate e presenti con forza mi parlano. / Qui seguo il consiglio e mi dedico alle opere degli antichi / con mano assidua, ogni giorno con nuovo diletto” (le traduzioni sono proprie). Finalmente torna la spinta creativa e il desiderio di arte: desiderio che ritroviamo nelle pagine del Viaggio in Italia dove ci accoglie un Goethe fremente dalla curiosità di carpire ogni istante della vita romana. E dunque non solo arte per il viaggiatore tedesco: infatti la potenza delle Elegie Romane sta nell’aver combinato il suo ritrovato interesse per la classicità con fortissimi accenti sentimentali e, talvolta, addirittura erotici.

Ritratto giovanile di Goethe

Ritratto giovanile di Goethe

La tradizione vuole che in Roma egli conosca Faustina, figlia di un oste, con la quale passa le giornate ricreandosi nella testa (e sulla carta) il volto di una Roma non più esistente, magnifica e pagana. Italo Chiusano nota come quello stesso Goethe che aveva rappresentato il mondo fiabesco di spettri ed eroi e che da vecchio inscenerà ambienti orientali (nel Divano), ora si concede alla pagana Roma seguito e guidato da una compagna di avventure e di amori (Elegie romane, Newton Compton,1993). Su Faustina poco si può dire con certezza. Che fosse l’alter ego delle antiche donne della poesia classica (Lesbia, Corinna…)? O magari il ritratto romanizzato della Christiane Vulpius che più tardi Goethe sposerà e dalla quale avrà il figlio August? La domanda, se può avere risposta, ora non è interessante: il definire chi fosse questa donna non diminuirà certo la bellezza, benché fittizia, dei versi dell’Elegia.“Ma di notte Amore m’impegna in altro modo; / Imparo solo a metà, eppure sono due volte felice. / E non m’educo forse spiando le forme del seno / e guidando la mano giù per i fianchi?”.

Della relazione con Faustina colpisce a prima vista il fatto che essa sia fortemente intrecciata con la passione per l’arte classica e per la “romanità” antica. Pare quasi che la donna sia anch’essa il personaggio di una scena dipinta da Goethe nelle sue poesie e vissuta da lui in prima persona nel Viaggio. Il rapporto con Faustina non può prescindere dalla tensione creativa del poeta e dall’amore per tutto ciò che è bellezza: una bellezza che accompagna ogni momento della vita dei due, anche i più intimi. “Spesso ho già composto fra le sue braccia / ed ho scandito la misura dell’esametro / a bassa voce, sulla sua schiena, con le dita della mano”: è il ritratto di un uomo che ha fatto il possibile per poter unire insieme il sentimento (rappresentato dalla donna) con la bellezza artistica (l’esametro) in un abbraccio inscindibile.

Il ritorno di Goethe in Weimar costituisce il termine di questo connubio fra spensieratezza giovanile e totale dedizione al bello: pare quasi che il poeta sia ormai cresciuto e debba provvedere a mantenersi e a lavorare professionalmente, poiché è terminato il tempo delle “fughe italiane”. Rimane costante l’ardore artistico che gli darà gli importati successi letterari dell’età matura ma la vita privata si regolarizza: la convivenza con la Vulpius, i figli, i doveri sociali. Basti pensare che dovrà tornare in Italia “cortesemente costretto” nel 1790 per attendere a Venezia la duchessa Anna Amalia e il soggiorno veneziano quasi lo infastidirà poiché i tempi erano diversi. In quell’occasione scrisse gli Epigrammi veneziani. Ma poté, come possiamo noi oggi, gustare nuovamente la serenità tanto viva del periodo romano nelle sue elegie. Gli stessi suoi contemporanei le apprezzarono vivamente e August Wilhelm von Schlegel ebbe a dire che “si ha impressione di respirare aria italiana”.goethe-centellinatore--330x185

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