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Una mela al giorno: storie di uomini affannati e frutti incantati – parte I

Di antichissime origini asiatiche, la mela è stata forse il frutto più ricorrente negli scritti e nella storia culturale dell’uomo fin dall’antichità. L’uomo greco assegnò alla mela numerosi posti di primissimo ordine all’interno di quel grande insieme di storie e racconti che costruiscono la mitologia classica e noi oggi possiamo ritrovare il “pomo” proprio nei luoghi letterari di maggior rilevanza e fascino.

P.P. Rubens, Il giudizio di Paride, 1638, olio su tela, Museo del Prado. (immagine da it.wikipedia.org)

P.P. Rubens, Il giudizio di Paride, 1638, olio su tela, Museo del Prado. (immagine da it.wikipedia.org)

Al banchetto delle mitiche nozze fra l’umano Peleo e la divina Teti, futuri genitori di Achille, solo una dea non era stata invitata: Eris, la Discordia. Le divinità olimpiche volevano tenerla a giusta distanza poiché ne conoscevano il carattere scontroso e temevano di guastarsi la festa ma così facendo provocarono le sue ire d’invidia. Così Eris, presentandosi di nascosto al di fuori del ricevimento, volle punire le divinità presenti lanciando al centro del banchetto una mela d’oro destinata esplicitamente “alla più bella”. Nacque la discordia fra le divinità femminili. Afrodite pretendeva la mela essendo dea della Bellezza ma Hera la reclamava per sé in qualità di Regina degli dei. Persino Atena volle partecipare alla sfida ed il Padre degli dei Zeus non fu in grado di sciogliere l’incertezza e far cessare la discordia. Si ricorse al giudizio umano di un giovane pastore, Paride, il quale, trovatosi improvvisamente davanti le tre dee, dovette arbitrare la sfida. Vinse Afrodite che gli promise in dono il cuore della bella Elena di Sparta. Siamo all’alba della Guerra di Troia e possiamo ben dire che una mela costò all’umanità dieci anni di combattimenti ed altrettanti di peregrinazioni per mare.

F.Leighton, Il giardino delle Esperidi, 1892 (immagine da it.wikipedia.org)

F.Leighton, Il giardino delle Esperidi, 1892 (immagine da it.wikipedia.org)

Nella mitologia greca non manca chi per le mele dovette sudare tutte le proprie forze. Il povero Eracle, sottoposto alle dodici fatiche dal cugino Euristeo, dovette procurarsi le mele del giardino delle Esperidi, posto ad estremo occidente oltre i confini della terra abitata. Nel giardino di queste ninfe figlie della Notte cresceva l’albero di mele protetto costantemente dal serpente Ladone. Ignaro di come eludere la sorveglianza di quest’ultimo, Eracle chiese al titano Atlante di portargliele offrendosi di sostituirlo per qualche momento a sorreggere la volta celeste. Così Atlante partì per il giardino ed Eracle si caricò sulle spalle tutto l’immenso peso del cielo e delle stelle. Atlante fece ritorno e, trovandosi libero dal peso del cielo, non volle più fare cambio con l’eroe il quale dovette usare l’astuzia. Persuase Atlante che, dovendo portare il carico celeste per l’eternità, gli occorreva almeno adagiarlo sulle spalle nella maniera corretta: così il titano si sobbarcò nuovamente la volta celeste lasciando cadere le mele ed Eracle poté scappare: molto affaticato, certo, ma pur sempre affrancato dal pesante supplizio.

G. Reni, Atalanta ed Ippomene, 16620-25, olio su tela, Museo di Capodimonte. (immagine da it.wikipedia.org)

G. Reni, Atalanta ed Ippomene, 16620-25, olio su tela, Museo di Capodimonte. (immagine da it.wikipedia.org)

Fu grazie alle mele che sbocciò l’amore fra Atalanta ed Ippomene. Lei era un’atleta invincibile nella corsa e fermamente decisa a non prendere marito. Trovandosi costretta a ricevere offerte di nozze, decise che avrebbe sposato colui che avesse saputo batterla nella corsa. Ma i concorrenti, affascinati dalla sua presenza e vinti dalla sua velocità, non seppero mai superarla e vennero sempre condannati a morte. Ippomene stava sulle colline a pascolare ed osservava incredulo quegli uomini che erano disposti alla morte per una donna. Poi scese e non seppe alzar difesa al fascino ed alla bellezza che Atalanta poteva infondere nei cuori e nelle menti umane. Volle gareggiare. Tutti lo imploravano di non mettere a repentaglio la sua giovane vita e la stessa Atalanta, in cuor suo affascinata dal giovane pastore, non voleva che lui rischiasse la vita per lei. Ma Afrodite proteggeva il ragazzo e gli donò tre mele d’oro da sfruttare durante la corsa. La gara iniziò. Atalanta sembrava avere la meglio quand’ecco cadere dalle mani del pastore una mela. La donna non seppe trattenersi dal raccoglierla e regalò al giovane un piccolo vantaggio. Poi ancora una mela cadeva a terra ed Atalanta di nuovo si fermava distanziandosi da Ippomene. Ippomene fece allora cadere l’ultimo pomo che gli consegnò la vittoria e l’amore della bella donna allevata da un’orsa e dotata di capacità fisiche ineguagliate.

L’antichità consegnava così al mondo moderno una serie di racconti ed immagini che avrebbero avuto altrettanto successo fino ai nostri giorni. Tutto questo ed altro ancora al prossimo numero.

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