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Vanishing on 7th Street

48334[1]Un misterioso (ed insensato) black-out globale trasforma il mondo in una no man’s land oscura e fredda, terra di paurose ombre che si muovono lievemente e “rapiscono” le persone, lasciando solo vestiti ed oggetti personali. E’ arrivata l’Apocalisse? Su questo sfondo si muovono i quattro protagonisti del film, gli unici sopravvissuti al disastro mondiale, un reporter, un’infermiera, un proiezionista ed un ragazzino nero, che si rendono presto conto che l’unico modo per sfuggire al rapimento delle ombre è quello di stare vicini ad una fonte luminosa. Ma l’energia comincia a scarseggiare, e il mondo si fa sempre più tenebroso.

Dopo aver ottenuto un buon successo di pubblico e di critica con il film “L’uomo senza sonno”, Brad Anderson tenta di replicare, innestando in “Vanishing on 7th street” le stesse atmosfere allucinatorie, luride, fredde e quasi oniriche.

L’argomento è rischioso perché il tema, quello del disastro globale e della conseguente fine del mondo, è tra i più utilizzati dal recente cinema americano e da autori che hanno girato film più o meno riusciti e più o meno discutibili: “Melancholia”, “Signs”, “E venne il giorno”, “Take Shelter”, “Segnali dal futuro”, “4:44 Last day on earth”, “The Mist”. Vista l’ampia frequenza di realizzazione di film del genere, il pericolo era quello di cadere in banali luoghi comuni, di disegnare personaggi monocromatici e poco sfaccettati e situazioni ridicole. Pericoli che, purtroppo, trovano la massima concretizzazione in Vanishing-on-7th-Street10[1]questo film.

L’unico aspetto interessante è costituito dai primi dieci minuti circa che contengono una riflessione metacinematografica che si configura come tale nell’ottica del dualismo luce/buio che caratterizza il film e che trova la migliore espressione all’interno della sala cinematografica (il buio della sala e la luce di proiezione della macchina da presa da cui ha origine il film). Non a caso, uno dei sopravvissuti è un proiezionista cinematografico, garante “meccanico” del proseguimento dello spettacolo cinematografico. Tale riflessione è da collegare ad una frase che viene pronunciata dall’unica donna superstite, interpretata da un’isterica Thandie Newton che suppone che la vita reale sia l’inferno e che le ombre li stiano richiamando al paradiso. In tal modo, i quattro superstiti guardano alle ombre allo stesso modo in cui si assiste ad un film in una sala cinematografica, con una lenta partecipazione emozionale che porta a credere che la vera vita sia quella che si sta configurando all’interno dello schermo e che le ombre, i fantasmi (il cinema) siano depositari di una realtà più profonda. O, viceversa, è come se essi stessi fossero protagonisti di un film che viene osservato da ombre, che si configurano come spettatori cinematografici inconsapevoli di essere tali. Per il resto, abbondano buchi di sceneggiatura per cui non viene assolutamente spiegato da dove provengono le ombre, perché le giornate si fanno sempre più buie con il passare dei giorni e per quale ragione sia avvenuto questo black-out di proporzioni globali che porterà alla fine dell’umanità. Punizione divina, vendetta della natura? Non si sa.

vanishing-on-7th-street-john[1]Il New York Times ha detto del film: “…pieno di suspence, vi darà i brividi”. Mi chiedo cosa abbiano visto. Così come “E venne il giorno”, anche l’ultima opera di Brad Anderson, finisce allo stesso modo in cui comincia, senza suspence, senza cambi di marcia, senza spiegazioni, senza spannung di tensione. Alla fine, l’ipotesi più valida per tentare di spiegare quanto successo è che l’Apocalisse sia avvenuta per punire gli uomini della loro cattiveria e perdita di verginità, perché non più disposti a credere in qualcuno o qualcosa. Gli ultimi minuti, se possibile, peggiorano ulteriormente la situazione: gli unici a salvarsi sono il ragazzino nero (viva il buonismo!) ed una bambina (che non si sa da dove sia uscita, nell’apocalisse generale) che, dopo essersi rifugiati in una chiesa ed essere stati salvati dalla luce delle candele sull’altare, escono in strada ed incontrano un cavallo della polizia(sigh!!) che sembra attenderli accanto ad un carico di mele riversatosi per strada (simbolismo di bassa leva) che, però, non viene intaccato dai ragazzini.

Segno della nascita di un nuovo Uomo? Di sicuro, il film non si scosta dai soliti errori del genere, facendo precipitare il filone ancora più in basso del solito.

Voto: 1/2

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