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Io ho un sogno

Io ho un sogno.
Quarantacinque anni dopo, questa frase, è ancora il simbolo di una società senza una meta, senza un perché. Quel sogno è rimasto ancora tale e probabilmente non si avvererà mai.
Il quattro aprile di quarantacinque fa veniva ucciso Martin Luther King, pastore protestante, politico e attivista statunitense, simbolo della lotta contro la segregazione razziale negli Stati Uniti. Ucciso per le sue idee.
Quarantacinque anni dopo la Corea, quella del Nord, dichiara guerra agli Usa. Siamo sull’orlo di una terza guerra mondiale, guerra nucleare utile per risollevare le sorti economiche del gigante americano.
Quarantacinque anni dopo in Italia esistono ancora associazioni filo-fasciste, Casa Pound e Forza Nuova su tutte, che come obbiettivo hanno la purezza della razza e l’espulsione degli immigrati che a dir loro insozzano le terre nostrane (famose per la loro onestà verso mafie di qualsiasi genere). In Grecia un partito filo-nazista brucia campi nomadi, picchia esponenti di diversa ideologia politica, punta anch’essa a riprendersi le terre “occupate” dagli immigrati.
Mi chiedo cosa direbbe Martin Luther King di fronte a tutto questo schifo che mi fa vergognare di essere italiano ed europeo. Mi chiedo cosa direbbe vedendo che ancora oggi, in America, gli afroamericani sono discriminati. Quarantacinque anni non sono pochi se pensiamo che l’uomo in soli trent’anni è riuscito a fare due guerre mondiali, sterminare milioni di ebrei, costruire la bomba atomica.
L’uomo è arrivato a un punto tale che se vuole fare una cosa può facilmente arrivarci e anche in breve tempo.
Ma molti di noi non vogliono, perché riconoscere determinate minoranze significherebbe perdere dei privilegi. La verità è che il sogno di questa società malata è quella di rimanere sempre uguale, preservando i vecchi castelli feudali.
Io ho un sogno disse King. Anche io ho un sogno, ma me lo hanno rubato.
Io ho un sogno che adesso non c’è più.Martin Luther King

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