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Da Malachia a Nostradamus. E se le profezie fossero vere?

Alzi la mano chi in questi giorni non ha espresso un giudizio sulle dimissioni del Papa. Nessuno, logico. Perché, al di là della personale fede di ognuno (che certo non si può imporre), questo atto ha lasciato strascichi non indifferenti nel mondo. C’è chi ribadisce che con questo gesto Benedetto XVI ha dimostrato grande umanità, chi invece parla di una Chiesa proiettata verso la modernità, oppure ancora chi puntualizza che in questi tempi di “affezionati alla poltrona” il Papa ha dimostrato grande dignità con le dimissioni (che dovrebbero usare in molti). Ma anche le voci negative non mancano, come le critiche a Ratzinger in quanto  “non porta a termine gli impegni”. Senza citare le possibilità misteriose, secondo cui ci sarebbero degli intrighi di palazzo che hanno spinto il Papa a rassegnare le dimissioni in maniera anticipata. Ed è proprio da questo giudizio in stile Corrado Augias che vorrei partire per presentare la profezia di Malachia, che dopo le dimissioni di Benedetto XVI è stata ripresa con forza (e terrore) da fedeli e non.

 

Innanzitutto occorre spiegare chi era Malachia. Malachia fu un monaco cistercense che visse tra il 1094 e il 1148, vescovo irlandese e canonizzato e venerato come Santo. Durante un suo viaggio a Roma, San Malachia ebbe in sogno una visione riguardante i futuri Papi della storia della Chiesa, partendo da Celestino II (1143-1144) fino ad arrivare all’ultimo pontefice della storia. Esistono comunque dei dubbi sulla sua autenticità, soprattutto se consideriamo che la profezia venne trascritta (sembra con l’illuminante aiuto di San Bernardo) e consegnata nelle mani di Innocenzo III, ma divenne pubblica solo nel 1590. Infatti sono in molti a considerarla una colossale bufala. In effetti, la profezia associa ad ogni Papa (tranne all’ultimo) una piccola frase in latino, che doveva indicare il pontefice in ordine di tempo ed una sua caratteristica. Ad esempio, Celestino II viene indicato come “ex castro Tiberi” e la città di nascita di questo Papa fu proprio Città di Castello sul Tevere (Tiberi). La frase spazia dalle città d’origine alle Diocesi occupate prima del Pontificato, fino ad arrivare anche ai cognomi civili o agli stemmi papali. Giova dire che a non tutti i Papi è associato un epiteto verificato (per esempio, Alessandro III venne identificato come “ex ansere custode” ma non abbiamo indizi riguardanti la sua vita), oppure la frasetta è molto “forzata”(pensiamo al generico “de gloria olivae” attribuito a Benedetto XVI, ad indicare la pelle olivastra oppure la terra degli ulivi). Solo prima del 1590 (con alcune trascurabili eccezioni) la profezia è verificata, come a dire che venne associata una frase rappresentativa molto dopo la morte dei pontefici in causa (gioco forza non puoi sbagliare la premonizione allora!). Certo è che le coincidenze esistono solo se l’uomo le fa quadrare, ma spererei che in questo caso la profezia fosse sbagliata. O almeno, me lo auguro da cattolico.

 

Infatti dopo il “de gloria olivae”, la profezia parla subito di un ultimo papa “Petrus Romanus” che “che pascerà il suo gregge tra molte tribolazioni; quando queste saranno terminate, la città dai sette colli sarà distrutta, ed il temibile giudice giudicherà il suo popolo. E così sia.” Attenzione ai dettagli: la profezia parla di un ultimo Papa, non di un 112esimo (seguendo l’ordine, come fatto in precedenza). Quindi potrebbero esserci altri Papi tra il 111esimo e l’ultimo? La domanda la lascio a voi, io personalmente dubito. Ma non si può mai sapere.

 

Analizziamo però nel concreto e più da vicino alcune premonizioni di San Malachia che riguardano alcuni famosi Papi nella storia, con molta attenzione agli ultimi. Oltre al già citato Celestino II, possiamo annoverare nell’elenco anche Gregorio VIII (che prima del pontificato sostenne fortemente l’inizio della Terza Crociata) rappresentato come “ensis Laurentii” (nello stemma c’è una “ensis”, cioè una spada) e il predecessore Urbano III (per capirci, quello della disputa di Canossa), che Malachia apostrofa come “sus in cribo” (“sus” è il maiale presente nello stemma papale, mentre “cribo” sembra poter rimandare al cognome del Papa, Crivelli). Anche le profezie su Bonifacio VIII, acerrimo nemico di Dante (apostrofato come “ex undarum”,dalla presenza di onde nello stemma) e su Celestino V, il “colui che fece per viltade il gran rifiuto” citato nella Commedia dantesca (“ex eremo celsus”, dalla sua vita da eremita condotta prima e dopo il pontificato) risultato infatti corrette. Per avvicinarci più al presente, ecco che la descrizione diventa più “forzata”, ma non per questo inattendibile. Per citare solo i papi dall’unità d’Italia in poi, ecco Pio IX “crux de cruce” ( dalla sovrapposizione forzata della croce papale con quella del regno sabaudo) e Leone XIII “lumen de caelo” (dal suo emblema, una stella nel cielo), Pio X “ignis ardens” (per via della sua ardente fede che lo fece proclamare santo) e Benedetto XV “religio depopulata” (per via della Prima Guerra Mondiale che decimò gli abitanti del mondo, compresi i fedeli cattolici), Pio XI “fides intrepida” (fedelissimo che, da buon intrepido, si spinse molto oltre rispetto ai suoi predecessori attaccando apertamente nazismo e comunismo) e Pio XII “pastor angelicus” (con il duro compito di essere il pastore angelico che fece risorgere dalle ceneri della guerra la fede cattolica e il nuovo mondo), Giovanni XXIII “pastor et nauta” (il papa buono fu patriarca di Venezia, nauta, e ovviamente “pastor”) e Paolo VI “flos florum” (Montini fu incoronato scegliendo tre gigli nel suo stemma papale), Giovanni Paolo I “de meditate lunae” (il suo pontificato durò appena 31 giorni, il tempo della metà di un ciclo lunare) e il grande Giovanni Paolo II “de labore solis” (riferito probabilmente al durissimo lavoro di evangelizzazione fuori dai confini romani di Karol Wojtyla, creando un “regno” su cui sembra non tramontare mai il sole, oppure riferendosi alle sue origini di polacco ). Benedetto XVI è stato indicato da Malachia come “de gloria olivae”, il che potrebbe indicare la testa di moro presente nel suo stemma papale (moro, oppure dalla carnagione olivastra). Nonostante siano abbastanza eterogenee (pensiamo al “flos florum” che potrebbe anche essere riferito al fatto che il Papa è il fiore tra i fiori, cioè tra i vari cardinali, e quindi andrebbe bene per tutti), è straordinario come le descrizioni combacino. Ancor più straordinario (in senso ovviamente negativo) è la fine della profezia di Malachia, che parla di un ultimo papa Petrus Romanus. Dal punto di vista anche simbolico. Questo Pietro II sarà l’esatto opposto di Pietro I, che iniziò l’opera della Chiesa e a cui Pietro II dovrà restituire le chiavi della fede alla fine del suo mandato. Altre importanti e famose profezie dicono che, dopo il pontificato di Petrus Romanus,  “quando l’uomo salirà sulla luna, grandi cose staranno per maturare sulla terra. Roma verrà abbandonata, come gli uomini abbandonano una  vecchia megera, e del Colosseo non rimarrà che una montagna di pietre avvelenate” Questo scenario incredibile potrebbe essere interpretato come la fine del mondo, oppure come la fine della fede cattolica, oppure solamente come la fine di Roma. I cattolici sono soliti considerare la possibilità di avere un Apocalisse (dal greco “Rivelazione”) in cui Dio, dopo anni e anni di Papato, giungerà sulla Terra e chiederà “il conto” alla Città Eterna (chissà i nostri politici quanto dovranno pagare allora..) e ai fedeli cattolici sparsi per il mondo, salvandone “solo” 144 mila (se le scritture si rivelano esatte, cosa che appare improbabile in questo caso).

 

Ma le profezie in questo campo abbondano. Infatti dal “De magnis tribolationibus et Statu Ecclesiae“ si evincono altre interessanti profezie a riguardo dei Papi. Giovanni XXIII era “l’uomo di grande umanità e dalla parlata francese” (fu per molti anni rappresentante della Chiesa di Roma a Parigi), da Paolo VI “inizieranno le tribolazioni della Chiesa” (e questo è innegabile), Giovanni Paolo I “passerà rapido come una stella cadente”, Giovanni Paolo II “verrà da lontano e macchierà il suo sangue con la pietra” (riferimento all’attentato), mentre Benedetto XVI sarà un “seminatore di pace e di speranza, in un mondo che vive l’ultima speranza” (chiaro, se pensiamo che molti fedeli hanno guardato al Papa come all’ultimo baluardo di speranza e di umiltà in un mondo lasciato verso l’autodistruzione). L’ultimo Papa chi sarà? “Verrà da lontano per incontrare tribolazione e morte”, non solo personale ma anche di tutta la Chiesa (se intersechiamo le due teorie premonitrici). Altre profezie, questa volta più ardite, vorrebbero che l’ultimo Papa della storia della Chiesa fosse un camerlengo, cioè una specie di “vice Papa”. Possiamo provare a fare dei nomi, unendo le varie teorie fin qui analizzate. Se il nuovo Papa fosse Tarcisio Bertone, che è un camerlengo e come secondo nome ha proprio Pietro ed è nato a Romano Canavese? Peccato solo che non venga da molto lontano. Oppure un Papa nero, come molti dicono? Il ghanese Peter Turkson potrebbe essere buono? Potrebbe essere un Petrus e verrebbe da lontano. Oppure Marc Ouellet, canadese? Viene da lontano anche lui. I vari Ravasi, Scola, Bagnasco ecc ecc verrebbero allora spazzati via. Che dire su questa profezia? Sarà vera o no? Lascio a voi le possibili considerazioni su un mistero che, comunque vada, rimane molto affascinante. Io a questo punto tifo per il cardinal Scola. Non me ne vogliano gli altri, ma vista la profezia, non vorrei che Malachia ci avesse azzeccato.

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