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Intervista al giovane Riccardo Vecellio Segate

copertina definitiva - TIPOGRAFIA (2)– Riccardo Vecellio Segate: cosa fai nella vita e che studî hai compiuto.

Nella vita, praticamente da quando ero bambino, mi dedico quasi esclusivamente a quel macrocosmo dell’esperienza intellettuale e creativa umana che siamo soliti definire “arte”. Sono diverse le forme artistiche a cui mi sono accostato durante questi primi 18 anni di vita, ma due in particolare hanno scolpìto un solco indelebile nel mio percorso di crescita, andando a influenzare carattere, sogni, ambizioni, speranze, progetti: la Musica “Classica” e la Poesia. Un binomio imprescindibile nella storia del pensiero, forse l’intreccio artistico più indissolubile nella Storia dell’Umanità, e che insiste ancora attualmente (basti pensare, in propòsito, alla moderna canzone pop/rock: altro non è che un compendio di suoni e parole…). Una Storia composta di mille altre storie, storie più brevi, di singole persone che nel mondo hanno lasciato un segno, una memoria. Una testimonianza. Ebbene, di queste piccole grandi storie ho sempre pensato di voler raccogliere, in qualche modo, l’eredità: nella società contemporanea, i giovani non sono soliti frequentare stimoli intellettuali e culturali del genere. Io stesso in realtà, proprio come tutti gli altri, mi sono spesso sentito trascinare in quel solito vortice di pubblicità/marketing/moda/consuetudine/marchio che contraddistingue e logora – strappandolo dall’interno – il tessuto sociale del nostro Paese e più in generale della realtà contemporanea che stiamo vivendo. Ed è proprio per reagire a questo sistema – o almeno per cercare una possibile soluzione alternativa – che mi sono accostato all’arte in maniera sempre più cosciente, appassionata, irreversibile: entità magiche come la musica, o la letteratura, o la danza, o il teatro, sanno riempire quella “regione di vuoto” determinata nell’animo umano dallo scollamento tra ideali e pragmatismo. L’arte è il ponte tra il possibile e l’inarrivabile, anche se quest’ultimo rimarrà sempre un mistero insoluto, e a tratti affascinante. Il senso della vita, e del nostro quotidiano, si riesce a scorgere in quelle parentesi temporali ed emotive suscitate da una buona lettura o da un buon ascolto. Questa, per me, è la vita! Oltre a ciò, mi dedico volentieri allo sport e alla fotografia, interessandomi nel contempo al cinema, alla medicina, alla filosofia, all’astronomia e alla psicoanalisi freudiana. L’importante è essere sempre curiosi, instancabilmente! Io adoro i coetanei che cercano con slancio e fiducia dei percorsi ambiziosi per il futuro, nonostante la nota dominante di questi anni sembri essere il pessimismo più cupo! Per quanto riguarda la mia formazione, ho sempre frequentato scuole pubbliche che mi hanno saputo lasciare molto. Dopo la scuola secondaria di primo grado a indirizzo musicale “Alberto Montini” di Castelnuovo del Garda (VR), ho frequentato per quattro anni il Liceo Scientifico Statale “Angelo Messedaglia” di Verona, da cui ho ricevuto un’eredità culturale importante. Purtroppo però la scuola statale italiana ha seri problemi di struttura, secondo me andrebbe ripensata nei modelli fondamentali, in alcune sue regole di cosiddetta “uguaglianza” che spesso si traducono in “appiattimento” e sterilizzazione forzata di qualsivoglia tensione ad allargare i proprî orizzonti con attività extrascolastiche di rilievo. Per questo, sto studiando l’ultimo anno da privatista, in attesa di sostenere la maturità in un Istituto pubblico scelto dall’Ufficio Scolastico Provinciale competente. La scuola italiana avrebbe i presupposti per essere la migliore al mondo: il nostro patrimonio intellettuale all’estero è estremamente riconosciuto, invidiato e banalmente copiato; basterebbe trattenere chi ha davvero la voglia di cambiare la realtà di questa bella ma ormai irriconoscibile Italia. Se si ha la sfortuna d’entrare in contatto (o meglio, in contrasto!) con gente dall’elasticità mentale simile a quella d’una pietra, non si riesce a realizzare alcun sogno o traguardo al di fuori dell’ambiente scolastico, purtroppo; la duttilità del docente è fattore decisivo, basilare. Per quanto riguarda il versante musicale della mia formazione, lo associo principalmente al Conservatorio Statale “Felice Evaristo Dall’Abaco” di Verona, dove studio pianoforte (con una serie infinita di molteplici materie complementari, dal canto corale all’armonia, dall’estetica della musica alla metodologia pedagogica per pianoforte ecc.) da ormai otto anni e dove, accanto a qualche problema, ho trovato sicuramente persone capaci di darmi un indirizzo, una proiezione. E soprattutto di rendermi un ragazzo migliore. Inoltre, l’incontro con pianisti e didatti di rilievo mondiale come Aldo Ciccolini (con cui ho l’onore di studiare periodicamente in Italia e in Francia), Riccardo Risaliti, Leonid Margarius, Alberto Nosè, Pascal Rogé, Michel Béroff, Oxana Yablonskaya e molti altri, mi ha permesso di frequentare corsi di perfezionamento nelle più prestigiose istituzioni musicali europee, tra cui l’Università “Mozarteum” di Salisburgo e l’Accademia “Incoltri col Maestro” di Imola. Ho sostenuto anche alcuni esami presso l’Università degli Studî di Verona, in collaborazione col Liceo. Il tirocinio letterario, invece, è frutto di anni di frequentazioni di convegni, dibattiti e conferenze presso “luoghi speciali” quali ad esempio la Società Letteraria di Verona (dove tra l’altro quasi sicuramente si terrà la prima presentazione assoluta di Teneri e precarî, la mia silloge poetica giovanile, e la prima presentazione veronese di Poeti Contemporanei e Non, l’Antologia di Poesia Civile èdita dall’Agèmina di Firenze che raccoglie alcune tra le voci più interessanti della letteratura in versi “impegnata” del passato e del presente europeo), a cui mi lega un profondo senso di appartenenza.

– Da dove nasce la passione per la poesia e quando è nata l’idea di pubblicare un libro.

Per questa domanda potremmo pensare a un incontro a parte, avrei troppe cose belle da condividere! Mi limito a considerare l’amore per la Poesia come una derivazione, un corollario, di quello per il Pianoforte, o per la voce, o addirittura per l’orchestra sinfonica, l’opera, l’improvvisazione jazz. Il ritmo, il fraseggio, la musicalità, l’introspezione, le cesure, i suoni e i silenzî, sono solo alcuni degli elementi in comune tra i due linguaggi. Perché di questo si tratta: di due lingue che utilizzano mezzi fisici differenti per trasmettere le medesime sensazioni. Come è solito ricordare il mio immenso maestro parigino Ciccolini, “la Musica non afferma nulla, ma suggerisce tutto”. Se poi condividete il pensiero dello scrittore Francesco De Sanctis che considera la Poesia semplicemente “Ragione posta in Musica”, avrete capìto quello che intendo… La pubblicazione è frutto di anni di sacrifici, confronti, idee. Ma anche dell’incoraggiamento di amici e insegnanti che hanno saputo, al momento più opportuno, investire sulla mia persona e sul mio perfezionamento umano e solo in sèguito culturale.

– Come hai avuto la possibilità di pubblicare le tue poesie? In Italia sempre più persone si rivolgono agli editori a pagamento che non fanno altro che intasare il mercato. Cosa ne pensi degli editori a pagamento?

Il primo approccio al caotico e intricato mondo dell’editoria italiana l’ho compiuto attraverso i consiglî di una grandissima poetessa italiana: Ninnj Di Stefano Busà, già Presidente per la Lombardia dell’Unione Nazionale Scrittori. Da lei ho ricevuto il principale incoraggiamento, fatto non scontato data la precocità della pubblicazione! In sèguito ho considerato tutte le proposte editoriali ricevute successivamente alla mia ricerca, che ha tenuto conto dei contatti più disparati: amici, “colleghi” scrittori, lettori, parenti, letterati, giornalisti, critici, recensori ecc. Ho scelto alla fine SensoInverso Edizioni di Ravenna, giovane e indipendente, distribuita anche da Feltrinelli, per due ragioni ben precise: l’onestà (ovvero la correttezza e la trasparenza nel gestire ogni fase del rapporto editore-scrittore, che deve essere di coprogettazione, e non simile a quello azienda-cliente…) e la qualità dei prodotti (ovvero la cura di ogni libro, a livello contenutistico ma anche grafico). Ciò che distingue infatti quella che chiamiamo, con giusto disprezzo, “editoria a pagamento”, da tutta quella schiera di editori professionali (…e ce ne sono, per fortuna!) è in fondo la qualità del prodotto finito (autorità culturale dell’autore e del prefatore, originalità del contenuto e della veste grafica del libro ecc.), la sua distribuzione capillare. Chiunque ormai, pagando svariate migliaia di euro, può “pubblicare”. Il problema è che quei libretti di infimo livello rimarranno solo meri fantasmi d’inchiostro, il cui interesse commerciale e intellettuale sconfina ampiamente nel campo dei numeri negativi. Vi sono poi editori che chiedono solo un modesto aiuto economico per qualche servizio specifico, in questo momento di crisi generalizzata e ancor più dell’industria culturale. Insomma, ogni storia è a sé. L’importante è saper scegliere consapevolmente, e arrivare alla pubblicazione solo dopo un’intensa esperienza di concorsi letterarî, singoli testi in Antologie, collaborazioni a vario titolo con periodici, quotidiani e riviste specializzate di pregio. Uno speciale ringraziamento voglio dedicarlo al prof. Marco Materassi, indiscussa autorità culturale cittadina ma non solo (docente, giornalista, musicologo, scrittore, conferenziere universitario), per la stupenda Prefazione di cui mi ha onorato!

Quali sono i tuoi poeti di riferimento, e in che corrente letteraria/poetica ti rispecchi maggiormente?

Non mi sento ancòra in grado di rispecchiarmi chiaramente in una ben determinata corrente poetico-letteraria, anche perché sono convinto che etichettare autori, opere e stagioni di pensiero, facendole rientrare in indifferenziati contenitori storici, sia una necessità di tipo prettamente liceale, volta alla semplificazione e alla schematizzazione. Anche perché, se tralasciamo qualche precisa avanguardia novecentesca, ogni “scatola estetica” come Neoclassicismo, Romanticismo, Decadentismo, ha sempre una difficoltà definitoria pressoché insormontabile. Posso però elencare con sicurezza i miei modelli letterarî di riferimento, con le cui liriche sono veramente cresciuto: Francesco Petrarca, Ugo Foscolo, Giuseppe Ungaretti, Salvatore Quasimodo, Eugenio Montale, Pablo Neruda, Blaga Dimitrova. Tra i più recenti e forse più vicini alla nostra sensibilità, voglio ricordare almeno Mario Luzi, Andrea Zanzotto, Alda Merini, Luciano Somma e la polacca Wisława Szymborska (Premio Nobel 1996, scomparsa a febbraio).

 Progetti futuri?

Il mio maggiore sogno, in verità, è semplicemente continuare a fare per tutta la vita quello che ho fatto finora, cercando di migliorare ogni giorno di più: scrivere, suonare, amare, viaggiare, lèggere, studiare… La vita dev’essere una riscoperta qualitativa continua, un’ipotesi senza soluzione di continuità! La noia è il peggior sìntomo dell’infelicità, della rassegnazione a ciò che ci viene proposto, e non della tensione verso quello che potrebbe essere proposto al mondo esterno proprio da noi. Nello specifico, vorrei in primo luogo condividere la mia esistenza insieme alle persone a cui voglio più bene: una cosa che appare “solita”, ma che non lo è assolutamente! Amare comporta un dispendio di tempo e d’energie non indifferente, ma è davvero il sale che dà sapore alla vita (giusto per utilizzare una metafora a dir poco scontata…). Inoltre vorrei scrivere un romanzo d’impegno civile e politico, e contribuire con varî ruoli e progetti al miglioramento di questo pianeta; se ciò avverrà nel mio piccolo o nel mio grande, sarà la vita, il Destino, a deciderlo. Non penso di credere in Dio, o in una precisa divinità, sono intimamente convinto però che ci sia una forza ancestrale (quella insomma che per gli Antichi Greci corrispondeva al Fato), che sovrascrive e monìtora il divenire delle cose, di tutte le cose… Nella sfera specificamente strumentale, ho in mente di proseguire con le iniziative discografiche a cui ho dato gènesi con Preludio 2012, EP di pianoforte e canto prodotto a Genova con la Maia Records di Verdiano Vera; vorrei altresì esplorare e sviluppare nuove interessanti contaminazioni tra generi “colti” e “popolari”, a livello corale, polistrumentale, scenico, performativo. Non come Giovanni Allevi o personaggi simili, terrei a precisare!

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