Ted Bundy: il killer delle studentesse Reviewed by Momizat on . CONTENUTO ADATTO AD UN PUBBLICO ADULTO   Janice Graham è una ragazza di Seattle che sta passeggiando lungo il lago Shammanish. Un uomo avvenente, con un br CONTENUTO ADATTO AD UN PUBBLICO ADULTO   Janice Graham è una ragazza di Seattle che sta passeggiando lungo il lago Shammanish. Un uomo avvenente, con un br Rating: 0
Home » Articoli Vari » Ted Bundy: il killer delle studentesse

Ted Bundy: il killer delle studentesse

Close Up Portrait of Ted Bundy Waving

CONTENUTO ADATTO AD UN PUBBLICO ADULTO

 

Janice Graham è una ragazza di Seattle che sta passeggiando lungo il lago Shammanish. Un uomo avvenente, con un braccio ingessato, le chiede di aiutarlo a caricare una barca a vela sopra la sua auto: lei accetta, ma una volta arrivati al veicolo, scopre che sarebbero dovuti andare a prendere l’imbarcazione in un luogo più appartato.  Janice, prudente, se ne va con una scusa.
Non sa che ha appena evitato una morte orribile, per mano di uno dei più spietati assassini della storia: Ted Bundy.

Theodore Robert Bundy nacque a Burlington (Vermont) nel Novembre del 1946 da una ragazza madre.
Trascorse un’infanzia e un’adolescenza prive di traumi. Proseguì gli studi frequentando l’Università di Washington, si iscrisse al partito Repubblicano e lavorò come volontario centralinista per un’associazione che forniva assistenza a donne vittime di stupro. Fu addirittura decorato come eroe dalla polizia di Seattle per aver salvato una bambina che stava affogando.

4 Gennaio 1974, la diciottenne Joni Lentz viene ritrovata nel suo letto, in un lago di sangue: è stata picchiata e violentata, ma è ancora viva, seppur in fin di vita.
17 Giugno 1974, il corpo di una giovane di nome Brenda Baker viene ritrovato in un parco. Nelle vicinanze sono ritrovati i corpi di altre due ragazze.
27 Ottobre 1974, Melissa Smith viene ritrovata morta. Sul suo cadavere, come nel caso delle altre vittime, si trovano segni di violenza, di strangolamento e di stupro.
Ma l’8 novembre 1974 qualcosa va storto: Bundy si avvicina alla diciottenne Carol De Ronch e, vestito da poliziotto, la informa che la sua auto aveva subito un tentativo di furto. La ragazza accetta di salire nell’auto di Ted per andare a sporgere denuncia: lungo la strada, lui le punta la pistola addosso e cerca di ammanettarla. Carol, fortunatamente, riesce a fuggire.

Bob Haywood, ufficiale della polizia stradale dello stato dello Utah, in un caldo pomeriggio dell’Agosto 1976, ferma un Maggiolino Volkswagen che viaggia a velocità eccessiva; perquisendo l’auto vengono ritrovati al suo interno una spranga, un passamontagna, un rompighiaccio e delle manette: è abbastanza per far scattare l’arresto. Bundy viene riconosciuto da una ragazza che era riuscita a sfuggirgli: viene processato e condannato per l’aggressione di Carol De Ronch.
Le indagini dell’FBI continuano, ma Bundy riesce a fuggire dalla prigione e a recarsi in Florida, dove vive in un campus universitario sotto falsa identità.
Nel Gennaio 1978 nella stessa università vengono picchiate tre ragazze e altre due sono ritrovate morte.
Il 9 febbraio 1978 la dodicenne Kimberly Ann Leach viene rapita all’uscita da scuola a Jacksonville (Florida): il suo corpo sarà ritrovato solo due mesi più tardi, in avanzato stato di decomposizione.
Ted abbandona il furgone bianco con cui aveva rapito Kimberly, e decide di allontanarsi dal luogo del delitto con un’auto rubata. Ma la targa del veicolo viene riconosciuta da un agente, che lo arresta.

Bundy fu accusato degli omicidi avvenuti nel campus universitario in Florida: il processo si tenne nel 1980. Le prove decisive e inconfutabili per stabilire la colpevolezza dell’imputato furono le impronte dentarie sui corpi delle vittime. Il 17 gennaio 1989 fu quindi accusato degli omicidi di trentasei donne, e condannato alla sedia elettrica.

L’analisi del modus operandi di Ted Bundy deve partire dalla vittimologia: non a caso, sceglieva studentesse universitarie con una buona posizione sociale; questa scelta è significativa per capire la personalità dell’assassino: individuo brillante, sicuro di sé, che non ha paura a relazionarsi con individui “al di sopra della sua portata”, amante della sfida e della competizione. Un altro elemento importante da tenere in considerazione nell’analisi di quest’assassino è la sua tecnica di seduzione e approccio della vittima: puntando sulla sua avvenenza, Bundy si mostrava innocuo, solitamente con una finta ingessatura al braccio, e bisognoso di aiuto.  Questo è indice di razionalità, lucidità, strategia.

Quello che più lascia sconcertati, di fronte a tali omicidi, è come un giovane e promettente studente universitario possa essere diventato uno dei più brutali assassini seriali della storia. La causa che ha originato in Theodore il comportamento omicida non è ricercabile in un trauma infantile: ha passato i primi anni della sua vita in un ambiente familiare piuttosto normale. Le motivazioni non si possono nemmeno attribuire a cause biologiche, o a danni cerebrali.

Ciò che probabilmente ha scatenato nell’assassino un’insaziabile furia omicida, è il rifiuto, da parte della sua ex ragazza dei tempi dell’università, di ricominciare una storia.  La ragazza vedeva in Ted un fallito, senza obiettivi nella vita: non voleva impegnarsi con un tipo come lui, così lontano dall’alta società alla quale lei apparteneva. Bundy potrebbe aver quindi iniziato a uccidere per vendetta, o punizione, nei confronti della giovane, come reazione ad una sorta di complesso di inferiorità.  Come se volesse dimostrare non solo di poter conquistare donne al di sopra della sua portata, ma anche di dominarle, sopraffarle, ucciderle.

Robert Theodore Bundy fu giustiziato sulla sedia elettrica il 23 gennaio 1989.

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0.0/5 (0 votes cast)

Lascia un Commento

*

© 2012 il Ritaglio.it - Il Ritaglio è un blog ad indirizzo giornalistico e pertanto non è una testata registrata. |

Torna su